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22 Dec

Tutto quanto voglio avere. Recensione di La pazza gioia di Paolo Virzì, di Giulia Tellini

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«Ma dove cavolo stiamo andando? Cosa stiamo cercando?», «Stiamo cercando un po’ di felicità», «Ma sei scema? ‘ndo si trova?», «Nei posti belli, nelle tovaglie di fiandra, nei vini buoni, nei bicchieri di cristallo, nelle persone gentili, ecco dove si trova».
Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi), logorroica mitomane bipolare abituata a sperperare i soldi della famiglia e del marito, e Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti), laconica ex ballerina sul cubo fragilissima e gravemente depressa, scappano insieme da Villa Biondi (Pistoia), una comunità riabilitativa per donne con disturbi mentali, e, alla ricerca di «un po’ di felicità», s’avventurano nel mondo della gente cosiddetta sana, lungo una via crucis che le porta a fermarsi in vari luoghi deputati del loro passato, costringendole a fare i conti con ...continua a leggere

 
 

22 Dec

Victoria e Abdul. Regia di Stephen Frears, di Mavie Parisi

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Durante una visita a Osborne House sull’isola di Wight, una delle residenze dei reali inglesi, la scrittrice indiana Sharabani Banu è colpita dall’aver trovato un ritratto del suo connazionale Abdul Karim appeso nello spogliatoio privato della regina Vittoria, accanto a quello dell’amato John Brown.
Decisa ad andare in fondo alla cosa, ha recuperato dei documenti e portato alla luce una parte di storia della corona nota a pochi. Ne ha scritto un romanzo dal quale il regista Stephen Frears ha tratto un film. Una storia vera, dunque, ma, mettendo le carte in tavola da subito accanto a quel “tratto da una storia vera”, il regista aggiunge un “per lo più” quasi a volersi scusare delle molte inesattezze storiche. La storia ha inizio durante i festeggiamenti per ...continua a leggere

 

22 Dec

The Young Pope e lo scenario mediale contemporaneo, di Leonardo Cabrini

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Non stupisce il fatto che sia Paolo Sorrentino a fungere da figura esemplare, in Italia, per ribadire il crollo delle barriere tra cinema e serialità televisiva. A differenza di prodotti come Romanzo Criminale o Gomorra, che vedono nel mezzo televisivo potenzialità creative di espansione narrativa, in The Young Pope è l’antica caméra-stylo del regista a funzionare da elemento chiave per la convergenza mediale. Nei primi due esempi, la sequenzialità di differenti media (libro, film, serie) ha caratterizzato un crescendo d’interesse per gli storyworld, che trovano il loro culmine nell’ampia gamma di soluzioni estetiche che la serialità offre. The Young Pope, al contrario, nasce come prodotto televisivo (nella co-produzione internazionale di Sky, Canal + e HBO) di un auteur di cinema che adopera la sala cinematografica (la Mostra del Cinema di Venezia) come ...continua a leggere

 

22 Dec

Intervista a Haider Rashid, a cura di Fred Kuwornu

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Haider Rashid nasce a Firenze nel 1985 da padre iracheno e madre italiana.
-Il tuo film “Sta per piovere” è il primo a parlare del tema della cittadinanza in Italia, come è nato questo progetto?
Si è stato il primo film di fiction sul tema della cittadinanza. Il fatto di ambientarlo a Firenze lo ha reso forte anche per quello. Scegliere un attore italiano che interpreta il ruolo dello straniero è stata una scelta voluta, per rimarcare che chi nasce in Italia è italiano. Pochi quando vedono il film non riconoscono che l’attore Lorenzo Baglioni che interpreta un ragazzo italo-algerino non ha origini algerine. Il film è la storia di un ragazzo fiorentino di padre algerino che rischia di essere rispedito in patria col fratello e il padre quando costui perde il lavoro per il suicidio del ...continua a leggere

 

22 Dec

Incontro con Vincenzo Marra, a cura di Antonio C. Vitti

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Vincenzo Marra è nato a Napoli il 18 settembre 1972. Nel 1996 abbandona la sua attività di fotografo sportivo per cimentarsi nel mondo del cinema.
Alla fine degli anni Novanta ha scritto e diretto due corti, Una rosa prego e La vestizione . Il suo primo lungometraggio, Tornando a casa , prodotto nel 2001 da Amedeo Pagani e Gianluca Arcopinto e distribuito dalla Sacher, ha girato per tutto il mondo e vinto 18 premi internazionali, tra cui i premi come “miglior film della Settimana Internazionale della Critica a Venezia” e come “miglior regia al Festival di Valencia”.
Successivamente firma due documentari: Estranei alla massa , che si aggiudica il “Premio Pier Paolo Pasolini nel 2001” e partecipa in concorso a Locarno l’anno successivo, e Paesaggio a Sud , presente nella sezione “Nuovi territori” del festival di Venezia 2003. ...continua a leggere

 

22 Dec

Youth di Paolo Sorrentino: analisi descrittivo/interpretativa dei personaggi e riflessioni sulla vecchiaia”, di Mirella Montemurro

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Negli ultimi anni sono notevolmente aumentati i film che hanno come protagonisti degli agé. Questo probabilmente è spiegabile con le parole di Pier Paolo Pasolini (1999): «Riproducendo la realtà, che cosa fa il cinema? Il cinema esprime la realtà con la realtà». Come è successo in altri periodi storici, basti pensare all’immediato dopoguerra (ricordiamo i capolavori di Rossellini e De Sica), anche in questa epoca, dove la popolazione anziana è aumentata considerevolmente, l’occhio della cinepresa si focalizza su di essa. Si pensi ai recenti Amour (2012), Nebraska (2013), Mangelhorn (2014), The Humbling (2014), 45 anni (2015).
In questo breve scritto mi focalizzerò sull’ultimo film di Paolo Sorrentino: Youth, e attraverso esso cercherò di proporre delle riflessioni psicologiche sulla vecchiaia.
Youth è la storia di ...continua a leggere

 

22 Dec

La rappresentazione della donna nella commedia all’italiana tra modernità e conformismo, di Raffaella Sciarra

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Solitamente, quando si pensa alla commedia all’italiana, vengono subito in mente nomi di grandi mattatori della comicità quali Mastroianni, Gassman, Sordi, Tognazzi, Manfredi, che sui manuali di storia del cinema vengono giustamente magnificati per le indiscutibili abilità attoriali e comiche. La loro interpretazione dell’italiano medio e dei suoi difetti caratterizzanti sono ormai parte della memoria collettiva di qualsiasi italiano vissuto in quegli anni, ma anche delle successive generazioni. Ma cosa succede quando si pensa all’universo femminile cinematografico degli stessi anni? Chi sono state le “mattatrici” della commedia all’italiana e in che modo hanno rappresentato l’universo femminile degli anni del cambiamento sociale e culturale e del boom economico a cui il Bel Paese stava assistendo? C’è una corrispondenza tra i modelli femminili promossi sul grande schermo e la realtà delle donne italiane tra gli anni Cinquanta e Settanta? ...continua a leggere

 

22 Dec

Le bugie del potere e il giallo infinito dell’homo oeconomicus: note in margine a Le confessioni di Roberto Andò, di Daniela Privitera

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Ci sono molte domande nell’ultimo film di Roberto Andò, alcune delle quali sono destinate a rimanere senza risposta. Il film Le confessioni (2016) sembra infatti un giallo dell’anima che, sin dal titolo, sembra evocare il mistero insondabile che la parola “confessione” richiama.
Confessare dal latino “confiteor” vuol dire “rivelare, dichiarare spontaneamente, ammettere delle colpe.” Quello rappresentato da Andò è, infatti, una sorta di movimento interiore dell’uomo che, in perenne rotta di collisione con se stesso, riesce, a tratti, a rivelarsi ma non a riconciliarsi con il mondo.
Le confessioni sembra un film antico e moderno che si interroga in punta di piedi sui valori del bene e del male, su natura e cultura, povertà e ricchezza e soprattutto sulla perdita di quella decenza quotidiana che ...continua a leggere

 

22 Dec

Medietas espressiva e radici recitative nel cinepanettone. Tecniche, stili e tradizioni a confronto, di Natale Filice

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1. Onnivorismo del cinepanettone
Il presente saggio propone una lettura del fenomeno cinematografico tutto italiano universalmente conosciuto come filone dei cinepanettoni, concentrandosi sul ruolo che la modulazione delle tecniche recitative impiegate dai suoi interpreti ha giocato nella sua enorme diffusione presso un bacino di utenza estremamente variegato e inclassificabile. Sulla scorta di quanto recentemente affermato da Aaron Taylor, e cioè che le considerazioni, anche casuali, sulla recitazione “often serve as initiatory gestures toward a more coherent assessment of a film”(2012: 2), a partire dall’indirizzo strategico delle scelte recitative messe in campo, tenterò di dimostrare che i cinepanettoni (fin dai primi esperimenti) tendenzialmente agiscono come organismi onnivori, tanto rispetto alle loro componenti interne, quanto alla loro capacità di attrazione e inclusione del ...continua a leggere

 

22 Dec

La colonna sonora dei “neorealismi”, di Rosa Borgonovi

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Attraverso questo studio mi propongo di analizzare l’importanza della musica nel cinema del dopoguerra e le sue principali caratteristiche. Le colonne sonore di questo periodo storico e culturale rispecchiano profondamente la natura dei “neorealismi” che hanno svariati denominatori comuni, come la rappresentazione della vita quotidiana nei suoi valori e i sentimenti delle persone in quel dato periodo storico, anche se con stili e obiettivi completamente diversi. È necessario innanzitutto identificare il cosiddetto “neorealismo” con una corrente cinematografica non omogenea che ha creato un’estetica e una vera e propria identità nazionale all’estero, mantenendo, anche sotto l’aspetto sonoro, la ...continua a leggere