Tag Archives: Numeri_3

24 Dec

Un mondo migliore. Recensione del docu-film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, di Giuseppe Spathis Fabio Prestipino

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La porta d’Europa che si affaccia sul mare dell’isola di Lampedusa – la misura delle imbarcazioni che trasportano i profughi che cercano ma son spesso anche la loro tomba – resite alle intemperie perché fatta di ceramica refrattaria le intemperie che scuotono quel lembo di terra – prima sponda – ultima spiaggia e tomba – posta a memoria dei tanti scomparsi mai arrivati a destinazione - in fuga dalle atrocità del mondo moderno.
L’isola oggi riesce ancora ad avere una sua normalità - la nave e il progetto Aquarius – operazione congiunta sponsorizzata dalla Germania – Francia e Italia ...continua a leggere

 

24 Dec

Neorealismi a confronto: Caccia tragica, Non c’è pace tra gli ulivi, La terra trema, Giorni di gloria, di Carlotta Vacchelli

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La scelta di assemblare le mie riflessioni in un pezzo unico mi permette di tracciare più agilmente parallelismi e confronti tra quattro film che ho visto per la prima volta a distanza molto ravvicinata tra loro, individuandovi direttrici e linee conduttrici. A questo fine è anzitutto utile chiarire un presupposto: Caccia tragica (G. De Santis, 1947), Non c’è pace tra gli ulivi (G. De Santis, 1950) e La terra trema (L. Visconti, 1948), sotto le trame (d’avventura, d’amore) rivelano un significato ideologico forte, che il documentario Giorni di gloria (L. Visconti, G. De Santis, M. Pagliero, 1945) approfondisce e sigilla ...continua a leggere

 

24 Dec

Café Society (2016). Regia di Woody Allen, di Mavie Parisi

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Durata 96'
Bobby è un giovane ebreo di New York.
Ennesima declinazione di Woody? Può darsi, dato che ama anche il cinema, la bellezza femminile e il jazz.
Attirato da Hollywood, Bobby decide di trasferirsi a Los Angeles.
Il suo obiettivo è di diventare un agente cinematografico e per questo cerca l’aiuto di suo zio che c’è riuscito, e con successo.
La strada è lunga e le delusioni sono molte, prima fra tutte la scoperta che la ragazza di cui si è perdutamente innamorato, è l’amante proprio dello zio.
A questo punto è meglio fermarsi per non svelare altro agli aspiranti spettatori. ...continua a leggere

 

24 Dec

Fiore del deserto (2009). Regia di Sherry Hormann, di Mavie Parisi

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Durata 120'
Capita qui in Sicilia che le lunghe sere d’agosto siano calde e umide e l’aria tanto soffocante da rendere poco agevole il respiro.
Capita, dicevo, e non si ha voglia di restare a casa.
Per fortuna esistono i cinema all’aperto in cui, armeggiando con i semi di zucca tostati e salati (la semenza) mentre sorseggi una gazzosa ghiacciata, puoi gustare i film persi durante l’inverno.
Il biglietto è davvero economico e così non si va troppo per il sottile, anzi la calura ti fa desiderare storie leggere, storie romantiche o che ti strappino un sorriso.
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24 Dec

Pastorale americana (2016). Regia di Ewan McGregor, di Mavie Parisi

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Durata 126'
Adoro le sceneggiature originali perché trovare in un film la magia del libro da cui è tratto, è, a mio avviso, quasi impossibile.
Se poi questo libro si chiama Pastorale Americana, è stato scritto da Philip Roth e ha vinto il Pulitzer, l’impresa è proprio disperata.
Nonostante questo, a dispetto di questo, i 126 minuti di film mi hanno appassionato.
La storia inizia durante un ritrovo di ex alunni in cui Nathan Zuckerman (alter ego di Roth in diversi suoi romanzi) incontra l’amico Jerry Levov ...continua a leggere

 

24 Dec

Intervista a Martin P. Ndong Eyebe, a cura di Fred Kuwornu

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Dal Camerun al festival di Cannes Martin Eyebe è un 45enne filmmaker che vive a San Marino che si è costruito una competenza alla macchina da presa ma anche al montaggio producendosi autonomamente i suoi film. Dal 2008 firma su commissione diversi documentari per le emittenti televisive mentre nel 2009 mette mano a “Il Risveglio” il suo primo cortometraggio. Come molti autori d’origine africana che vivono in Italia è attratto da storie che chiamano in causa i problemi profondi della società, in questo caso società dell’accoglienza. Nel cortometraggio “Il primo che passa” mette a nudo le ...continua a leggere

 

24 Dec

Viaggio nel Meridione di Biutiful Cauntri del regista Andrea D’Ambrosio, a cura di Vincenza Iadevaia

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Chi è Andrea D’Ambrosio e come nasce la passione per il cinema?
Andrea D’Ambrosio, nasce nella provincia profonda, al di là dell’Appennino Campano-Lucano, in quella terra arida che Manlio Rossi Doria ha definito “Terra dell’Osso”. Ad un certo punto decide di scoprire il mondo con gli occhi di un bambino. Prende la sua valigia di cartone e approda a Roma, dove incontra mostri sacri del cinema italiano, da Giuseppe De Santis a Carlo Lizzani, che gli trasmettono l’amore profondo per questo linguaggio ...continua a leggere

 

24 Dec

Francesco sempre attuale, anzi “inattuale”, a cura di Gaetana Marrone

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Nata a Carpi, in provincia di Modena, Liliana Cavani si laurea in Lettere Antiche all’università a Bologna. La sua passione per un cinema la porta ad iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma agli inizi degli anni Sessanta. Vince ben presto un concorso per programmisti Rai, ma opta di collaborare come freelance con il nascente secondo canale. Alla Rai Cavani firma documentari, inchieste, e servizi che affrontano l’attualità della vita sociale e politica del Paese. Il suo primo lungometraggio, Francesco di Assisi (1966), è inconcepibile senza la meticolosa ricostruzione della realtà sperimentata durante gli anni dell’apprendistato documentaristico ...continua a leggere

 

24 Dec

Manhattan città aperta: The New World of Italian Cinema in Postwar America, by Anthony Burke Smith

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Reviewing Roma città aperta upon its Philadelphia premier in 1946 for one of the city’s major news dailies, the Philadelphia Sunday Record, Lee Morris identified the film’s story of the Italian resistance with Americans’ own historic struggles for freedom. In his piece entitled, “ ‘Open City’ Has Spirit that Makes a Movie—and a People—Great,” Morris commented on the moral conflict between the partisans and the Nazis, “The story is one of the oldest in the world, the battle of weakness and moral fervor refusing to surrender to cynical power…It is the story of St. George and the dragon, of David and Goliath, of the American minute men against the Redcoats ...continua a leggere

 

24 Dec

Roma e la sua campagna nelle prime rappresentazioni cinematografiche, di Fabrizio Natalini

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Nel volume Il paesaggio nel cinema italiano, Sandro Bernardi scrive: «Il paesaggio è un’esperienza, non un oggetto autonomo, e studiarlo significa studiare una cultura, il suo modo di costruirsi lo spazio, di rapportarsi a se stessa, quel rapporto fra il noto e l’ignoto che abitualmente chiamiamo “mondo”».
Considerando che il «paesaggio» a cui fa riferimento Bernardi è il fondale di scena, lo sfondo su cui si dipana la narrazione cinematografica, questo concetto assume ulteriori sviluppi se dal «paesaggio» si passa ad analizzare, in concreto, non uno sfondo qualsiasi, ma un luogo fortemente connotato come Roma ...continua a leggere

 

24 Dec

Divine Bodies: A Lesson from Caravaggio and His Chiaroscuro Technique, by Patrizia Comello Perry

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In an article in Segnocinema, Flavio De Bernardinis discusses the importance of teaching Italian cinema and quotes Elio Petri: “Italian cinema is a persistent sign of malaise” (De Bernardinis 15, my translation); the word is malessere in the original Italian version. Malessere is certainly present where film portrays the new reality of Italy as an immigration land. Over the past twenty-five years, film and immigration law have followed with extreme precision the changes and issues connected to this new reality ...continua a leggere

 

24 Dec

Il documentario italiano degli anni cinquanta e sessanta come «oggetto di discorso storico» e «fonte storica». “Il caso basilicata”, di Angela Brindisi

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1. Il documentario italiano come «oggetto di discorso storico» e «fonte storica»: gli anni Cinquanta e Sessanta
Data la storicità del documento filmico e «la sua profonda relazione con il contesto sociale e culturale che lo [sorregge]», il cinema può essere considerato, come sostiene Peppino Ortoleva, un «oggetto di discorso storico» e, allo stesso tempo e modo, una «fonte storica».
L’approccio analitico-interpretativo che lo storico deve riservare ad un testo cinematografico, perciò, non può che essere duplice: dopo aver collocato storicamente il film, ...continua a leggere

 

24 Dec

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 3 – Anno IV

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Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
con molto piacere presento il numero autunnale del 2016  della nostra rivista dedicata a vari autori e film. Nell’ultima parte troverete l’angolo degli studenti. Oltre a quello dedicato agli studenti post laureati abbiamo creato uno spazio anche per gli studenti italiani delle scuole superiori per promuovere la conoscenza del cinema italiano tra i giovani e per portare il cinema in tutte le scuole.
Grazie per l’attenzione e buona lettura
 
Ne “Il documentario italiano degli anni Cinquanta e Sessanta come «oggetto di discorso storico» e «fonte storica». Il caso Basilicata,” Angela Brindisi, analizza la nascita del documentario italiano in seguito alla legge Andreotti del 1947 voluta per la conquista del consenso popolare. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

28 Dec

Simona Bondavalli, Fictions of Youth. Pier Paolo Pasolini, Adolescence, Fascisms., di Edward Bowen

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Toronto: University of Toronto Press, 2015. 288 pages.

Bondavalli’s book offers a thorough examination of Pasolini’s conceptualizations of youth in his poems, novels, films, and articles spanning his career from the early 1940s until the mid-1970s. Pasolini’s reflections on the ideal qualities of youth and his thoughts on the actions of young Italians played a central role in shaping his literary and cinematic works. Bondavalli asserts that “the discourse of youth was the arena in which the author negotiated, with readers, viewers, institutions, and other intellectuals, his assessment of the substantial changes taking place in the country”. Bondavalli structures her book chronologically, and each of the six chapters focuses on ...continua a leggere

 

28 Dec

L’itinerario cinematografico di Pier Paolo Pasolini, di Antonio C. Vitti

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Cinema come primo amore
Nel panorama culturale italiano degli anni Sessanta quando Pasolini debutta nel mondo del cinema, la sua figura di intellettuale rappresenta per la moltiplicità di interessi una novità, ampliata anche dal fatto che le sue opere raggiungono clamorosi successi in diversi campi. Il debutto cinematografico di Pasolini è stato mitizzato da Bernardo Bertolucci che aveva anche colto la capacità del neoregista fin dal primo film di potere fare diventare il cinema un suo strumento: “Accattone fu un’esperienza intossicante e drammatica. Dalla mia prima volta sul set vero di un film mi aspettavo di tutto, ma non di assistere alla nascita del cinema. Come si sa, Pasolini veniva dalla letteratura, dalla poesia, dalla critica, dalla filologia, dalla storia dell’arte. I suoi incontri con il cinema erano stati soprattutto da scrittore, qualche bella sceneggiatura l’aveva firmata, ma era un rapporto ...continua a leggere

 

28 Dec

Captatio cadaveris: Pier Paolo Pasolini from Desperate Vitality to Disparate Reality, di Pasquale Verdicchio

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In a 1967 piece entitled “Osservazioni sul piano sequenza” (Observations on the Long Take), that became part of the important collection Empirismo eretico (Heretical Empiricism, 1977), Pier Paolo Pasolini put forth the notion that montage works in film the same process that death does in our lives. “Observations” takes as its point of departure the “16mm film of Kennedy’s death. Recorded by a spectator in the crowd, [the sequence] is a long take, the most typical sequence imaginable.” Pasolini uses the famous footage that has come to be known as the Zapruder film in order to make his point on the function and meaning of the long-take, montage, sequencing and the reliability of cinema in the representation of “reality.” In order to make his point, Pasolini asks us to imagine that we have at our disposal an infinite number of ...continua a leggere

 

28 Dec

Cinema come arma: Pasolini e il caso di 12 dicembre, di Christian Uva

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La tragica data del 12 dicembre 1969, giorno della strage di piazza Fontana a Milano, rappresenta un punto di svolta essenziale nella storia italiana, ovvero, secondo una famosa definizione la cui paternità viene rivendicata dai fondatori di Lotta Continua, il momento della «perdita dell’innocenza» di un intero paese.
Come segnalato da molteplici storici e osservatori, è all’indomani dell’eccidio alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che cominciano ufficialmente gli anni ’70 e quindi una nuova stagione storica, politica e culturale segnalata anzitutto da un momento di pausa e ripensamento per tutta la sinistra extraparlamentare se è vero che ...continua a leggere

 

28 Dec

Comizi d’amore: Ignorance, Intolerance and Conformism among the Bourgeoisie Compared to the Subproletariat, di Caroline Travalia

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I. Introduction
Of Pasolini’s more than twenty contributions to Italian cinema, including full-length features, documentaries and episodes in collective works, his 1964 production
Comizi d’amore (‘Love Meetings’) is not among the most well-known. The ninety-eight minute film inchiesta, whose working title was Cento paia di buoi (‘A hundred pairs of oxen’), offers an invaluable glimpse into the attitudes held by Italians towards sex, still considered a taboo during the economic boom of the 1960s.
Over the years, most authors have celebrated Pasolini’s subtle yet insistent approach as interviewer in Comizi, as ...continua a leggere

 

28 Dec

La notte quando è morto Pasolini, di Roberta Torre

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Nel mese di giugno 2008 incontro in un bar di Piazza Bologna a Roma Pino Pelosi. Penso che quello è l’uomo che ha visto per ultimo Pierpaolo Pasolini vivo.
Lo pedino per un mese aiutata da un amico comune e finiamo nella cantina di casa sua a Pietralata a fare questa intervista. Ci vediamo per quattro, cinque giorni dopo quell’incontro e io cerco di “ rapire” dalle sue parole un’emozione, un ricordo, una visione che mi aiutasse a “ sentire” quello che era successo in quella tragica notte.
[...] 
Roberta Torre: allora Pino partiamo da quando tu arrivi alla macchina con Pasolini e lui è stato ... ha aperto lo sportello e è stato preso e scaraventato fuori raccontami dei dettagli di questa situazione.
Pino Pelosi: questi ricordi mi fanno un po’ ancora terrore perché avevo diciassette anni ... ho subito un trauma... niente stavo in macchina ... stavamo parlando e a un certo punto è stato aperto ‘sto sportello è stato preso Pasolini violentemente e tirato fuori... da più individui e...è stato buttato per terra è stato malmenato ... lui urlava ... se è una rapina prendetevi i soldi...sono sotto al tappetino della macchina...questi.. .no, sporco frocio comunista di merda... ...continua a leggere

 

28 Dec

Essere cattivi e irredenti: da Pasolini a Caligari, di Stefano Socci

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L’idea della stessa esistenza arcaica, indifferentemente pre o postindustriale, caratterizza Accattone (1961) di Pasolini e Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari, due film piuttosto lontani nel tempo che, quindi, dovrebbero mostrare società diverse, separate dallo spartiacque degli anni Novanta del secolo scorso. Invece scaturiscono da un contesto e da una tensione quasi identici, nonostante Caligari (Amore tossico, 1983; L’odore della notte, 1998) abbia dichiarato di voler rappresentare la fine di una certa generazione pasoliniana mediante l’avvento delle droghe sintetiche. ...continua a leggere

 

28 Dec

Pasolini: poesia e profezia del reale, di Daniela Privitera

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Molto si è detto su Pasolini e il cinema, su quel rapporto ambiguo, originale e personale che legava lo scrittore alla settima arte.
Non è certamente questa la sede per affrontare un discorso complesso qual è quello che lega il poeta-regista al mondo della cinematografia. Certamente, la sua fu una cifra stilistica, originale e peculiare nel senso che, per lui, il cinema era un contenitore in cui esprimere le contraddizioni del suo essere, la necessità di andare oltre rispetto a tutto quello che altri avevano detto o fatto. Insomma, l’arte della cinematografia si tradusse per Pasolini nell’esigenza di reiventare un linguaggio innovativo in cui le immagini sapessero parlare anche di letteratura, di poesia, di arte, di ...continua a leggere

 

28 Dec

Pasolini a passo di danza: cortocircuiti est(etici) intorno alla figura di Fellini, di Federico Pacchioni

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“Egli danza.” Queste le parole con cui il regista interpretato da Orson Welles in La ricotta (Pasolini, 1963) risponde a un insistente giornalista il quale gli chiede un’opinione sul “grande regista Federico Fellini”. Esaminando la sceneggiatura de La ricotta troviamo che originariamente la domanda di questo dialogo differiva in modo significativo: “qual è la sua opinione... sul regista-scrittore P. P. Pasolini?” (Pasolini, “La ricotta” 336). L’affermazione enigmatica contenuta in La ricotta, che mescola distacco critico e riverenza, esprime in nuce la contraddittorietà dell’influsso di Fellini sulla poetica di Pasolini, ma può essere compresa a fondo soltanto calandola nel contesto più ampio del rapporto tra ...continua a leggere

 

28 Dec

Salò o le 120 giornate di Sodoma ovvero l’insostenibile perversione della società moderna, di Sebastiano Lucci

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Salò o le 120 giornate di Sodoma si presenta come un’opera particolarmente significativa nel corpus poetico di Pasolini. Un film che è allo stesso tempo allegoria del potere e della condizione umana e allo stesso tempo la rappresentazione di un’alienazione e di una disillusione di un’età contemporanea che mostra la sopraffazione dell’uomo da parte del potere, inteso sempre come elemento di opprimente manipolazione.
Pasolini compie una riflessione allegorica, ma allo stesso tempo realisticamente brutale e angosciante, della società moderna. Il passato, il regime fascista, la Repubblica di Salò rappresentano solo i punti di partenza di una critica severa, nei confronti di ...continua a leggere

 

28 Dec

Fare o non fare i nomi? Il dilemma dell’impegno e il Pasolini di Saviano, di Margherita Ganeri

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Qualsiasi riflessione sul lascito intellettuale di Pasolini finisce con l’incrociarsi con la questione dell’impegno: indubbiamente la sua figura si è imposta, forse anche in vita, ma soprattutto post mortem, come un’icona dell’engagement, come l’icona forse più rappresentativa della presunta stagione d’oro della militanza politico-culturale, identificata con gli anni Cinquanta-Settanta.
In realtà, la figura pubblica di Pasolini, soprattutto nei decenni successivi al suo omicidio, è stata più mitizzata che compresa: è stata più spesso trasfigurata nell’aura tragico-sacrificale del personaggio che non indagata nel concreto delle specifiche posizioni politico-culturali di volta in volta assunte. A un’analisi ravvicinata, ...continua a leggere

 

28 Dec

Insegnare Pasolini? Narrating, Remembering, and Forgetting Forever-Young Pasolini, di Simona Bondavalli

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Pasolini would be 93 years old in 2015, and while it is unlikely that he would still be alive even if he had not been killed forty years ago, the temptation to speculate on what he would be like, or what he would say, persists. Journalists, politicians, opinionisti reference him on a regular basis, whether to echo one of his far-sighted statements or to imagine his indictment of the current state of affairs. The belief that we ought to seek guidance in his forty-year-old social analyses, not only as individuals but as a society, also perseveres. Anniversaries offer further opportunities to lament his loss and invoke his clear vision. In January 2015, Italian Minister of Culture Dario Franceschini stated the necessity to ...continua a leggere

 

28 Dec

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 3 – Anno III

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Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
mi fa molto piacere presentarvi il terzo numero del 2015 della nostra rivista dedicata a Pier Paolo Pasolini. Nella prima parte troverete due saggi su come utilizzare il cinema nei corsi di lingua.

Insegnare Pasolini? Narrating, Remembering, and Forgetting Forever-Young Pasolini by Simona Bondavalli
In this essay Bondavalli addresses the important questions on Pasolini’s legacy today. The transmission of knowledge and of critical tools to younger generations was a key concern for Pasolini, who started his professional career as a teacher and believed throughout his life in the emancipatory value of (high) culture, however, already in the 1960s his attempts to speak to and for youth, following eighteenth- and nineteenth-century literary models, had to consider young people’s claims to a voice of their own.

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Antonio C. Vitti

 
 

16 Sep

Rosso Istabul, di Ferzan Özpetek, di Jülide Etem

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La cosa più importante nella vita è l’amore. Questa è la tesi del regista turco, Ferzan Özpetek che racconta una storia d’amore nel suo primo libro, Rosso Istanbul, pubblicato nel 2013. Özpetek descrive gli amori vissuti, osservati e letti in una maniera che mostra la sua capacità di analisi della vita attraverso l’amore. Nel descrivere l’amore fa uso di una sintassi e di un lessico piuttosto semplici. Attraverso le numerose descrizioni il testo assume l’aspetto di un libro composto da ricordi. In Rosso Istanbul, Özpetek mostra come l’amore sia l’unica cosa che rimane in un mondo dove ...continua a leggere

 

16 Sep

Il capitale umano, di Paolo Virzì, di Enrico Bernard

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Il capitale umano di Paolo Virzì è un’opera che si distingue in primo luogo per la qualità della “scrittura”. Le virgolette servono a sottolineare questa particolarità che negli ultimi tempi si è un po’ smarrita nel cinema italiano. Una carenza o debolezza drammaturgica che ha portato la nostra produzione al di sotto dell’elevato standard della tradizione cinematografica del nostro Paese.
Naturalmente non sono in discussione le idee, gli spunti, i soggetti: anzi, le idee ci sono e sono pure ...continua a leggere

 

16 Sep

Una visione del mondo e del documentario: incontro con Giovanna Taviani, di Antonio C. Vitti

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Vitti: Che significa per te fare cinema?
Giovanna Taviani: il cinema per me è una finestra aperta sul mondo non un esercizio di stile. Film come Paisà, Germania anno zero, La terra trema hanno raccontato al mondo le macerie del nostro paese mentre inventavano un modo nuovo di fare cinema. Voglio dire che per me fare cinema è prima di tutto fare politica culturale. Per questo quando gli studenti mi chiedono come si fa il cinema, io rispondo che un film non si fa senza ...continua a leggere

 

16 Sep

Joseph Campbell e Benedetto, l’eroe ciociaro, di Elisa Saturno Paasche

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Nel 1971 Nino Manfredi decide di fare un film su sé stesso e sul suo rapporto con la religione e Dio. Alla soglia dei cinquant’anni si cimenta con la sua seconda regia. Nessuno vuole produrre questo copione così drammatico e che ritrae un Manfredi così serio in confronto al Nino Manfredino di Ceccano, a tutta una carrellata di personaggi più o meno profondi ma sempre con una costante comica. I produttori hanno paura che un Manfredi serio non possa fare grandi incassi. Si sbagliano, ma ci vorrà ...continua a leggere