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22 Dec

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 2 – Anno V

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Ne La colonna sonora dei “neorealismi”


 
Rosa Borgonovi analizza l’importanza della musica nel cinema del dopoguerra e le sue principali caratteristiche dimostrando come le colonne sonore di questo periodo storico e culturale rispecchiano profondamente la natura dei “neorealismi” che hanno svariati denominatori comuni, come la rappresentazione della vita quotidiana nei suoi valori e i sentimenti delle persone in quel dato periodo storico, anche se con stili e obiettivi completamente diversi. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

08 Oct

Estraniamento e marginalizzazione nei film di Gianni Amelio, di Luisa Garrido Baez

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Con questo mio lavoro vorrei cercare di capire il motivo che spinge Gianni Amelio a interessarsi al tema dell’estraniamento e della marginalizzazione e a collegarlo con altri temi a lui cari, come il viaggio e la famiglia.
Dalla letteratura al cinema, sempre più spesso si sente parlare dei termini estraniamento, alienazione, marginalizzazione. Secondo il dizionario della lingua italiana Garzanti la parola “alienazione” deriva dal latino “alienus” e dal greco “allos” entrambi dello stesso significato: altro. Il termine fa riferimento a colui o a ciò che è altro, straniero, non appartenente alla nostra comunità, in pratica che “non è dei nostri” e che, quindi, ci è estraneo. L’alienazione, nel suo verbo “alienare”, fa anche riferimento all’atto dell’allontanare o dell’estraniare da sé e, quindi, all’atto di ...continua a leggere

 

08 Oct

Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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Indubbiamente con questo riuscito film Paolo Genovese si è ritagliato uno spazio nella commedia italiana, o meglio ancora Commedia all’Italiana per quel finale che lascia il pubblico più attento a porsi delle domande: perché è cosi difficile uscire da una certa chiusura mentale, perché si continua a sottostare a specifiche tradizioni che ci vogliono bigotti e bugiardi, perché tanta paura a qualsiasi cambiamento.? Forse perché cambiare significa altre responsabilità, fare il conto con se stessi?
Perfetti sconosciuti è il miglior film di Paolo Genovese finora come dimostrato dal David di Donatello, dal grande successo di critica e dalla larga attenzione di pubblico. ...continua a leggere

 

08 Oct

La Pazza Gioia e il suo capitale umano, di Mavie Parisi

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Che “ il capitale umano “ non fosse solo uno spaccato della borghesia brianzola e contenesse qualcosa più di quello che narrava era evidente.
Adesso che abbiamo visto “La Pazza Gioia” è ancora più chiaro perché ne riconosciamo il germe e le radici nel precedente film di Virzì.
Robusto è ad esempio il filo che lega Clara Bernaschi, insoddisfatta moglie di un ricco industriale nel Capitale Umano, alla vulcanica e logorroica Beatrice, ospite di una struttura terapeutica che si occupa di disturbo mentale, ne La Pazza Gioia.
Non è soltanto l’essere interpretate dalla stessa attrice (la bravissima Valeria Bruni Tedeschi), che rende Clara e Beatrice sorelle, ma è la sensazione che siano in sintonia, una la continuazione dell’altra, una quello che l’altra avrebbe potuto essere o diventare. ...continua a leggere

 

08 Oct

Intervista allo sceneggiatore ed editore Brhan Tesfay, a cura di Fred Kuwornu

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1) Cosa significa essere scrittori ed editori Afroitaliani in Italia?
Significa lavorare duro, senza sosta perché il sistema esistente non prevede, come un dato ovvio, un afroitaliano come scrittore e ancora meno come editore. Se considero che il mio primo libro (l’ombra del poeta) è uscito nel 1997 e l’ultimo (‘Specchi sbagliati’) nel 2013, posso solo constatare che sono più di venti anni che lavoro per dare voce ai miei personaggi, e dopo due anni di studio mi sono convinto che era necessario creare uno spazio alternativo per dare voce e presenza in modo particolare a tutte quelle voce che non trovavano spazio. Come editore, insieme al mio socio, ci siamo dati una precisa missione: dare spazio alla narrazione senza patria, questo non significa non avere radici o ignorare le differenze ecc, ma significa riconoscere la persona prima di tutto come un essere umano, come potenziale amica, vicina di casa, come futura moglie (marito) dei propri figli, come il proprio avvocato o muratore o politico. ...continua a leggere

 

08 Oct

Intervista a Carlo Verdone. Aprile 2013. Indiana University, Bloomington, di Magda Novelli Pearson

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Io: Buonasera e grazie per aver trovato del tempo per fare questa intervista. Dopo Bloomington farà un’altra tappa negli Stati Uniti o torna in Italia?
Verdone: No, tornerò in Italia e andrò a Lecce dove c’è un Festival del Cinema Europeo all’interno del quale c’è un premio dedicato a mio padre, alla figura di Mario Verdone, che è stato un grande professore universitario e critico. Noi due figli abbiamo istituito un premio che si chiama “Premio Mario Verdone” che viene dato alle migliori opere prime di produzione indipendente e lo diamo all’interno di questo Festival. Quindi io arriverò a Roma e partirò subito per Lecce dove consegnerò questo premio al vincitore. ...continua a leggere

 

08 Oct

Intervista a Carlo Verdone. Luglio 2011, Roma, di Magda Novelli Pearson

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Io: Ho letto nel suo nuovo website che il prossimo anno a Stresa ci sarà il primo Commedy Film Festival dal 1 al 3 Luglio 2012 di cui lei sarà il direttore artistico. Può parlarmi di questo progetto?
Carlo Verdone: Questo progetto nasce dall’esigenza di recuperare una memoria storica sulla grande commedia italiana magari puntando anche l’attenzione su attori minori che provengono dal teatro e su grandi caratteristi che hanno fatto grande la commedia durante gli anni ’40, ’50 e ‘60 e certamente non possiamo non omaggiare i nostri grandi maestri tenendo presente però che la commedia è un genere che, non si sa per quale motivo, finisce sempre in panchina in qualche modo perché la grande squadra che gioca è sempre quella autoriale, è sempre quella drammatica. Bisogna anche tener presente però che la commedia è la locomotiva del cinema italiano, quella che per tradizione nostra al ...continua a leggere

 

08 Oct

Incontro con Marco Amenta, di Antonio Carlo Vitti

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Che significa per te fare cinema?
Io non ho cominciato facendo cinema, ma facendo foto-giornalismo. Ero spinto dalla voglia di andare in giro per raccogliere delle storie che mi permettessero di conoscere l’essere umano per poi raccontarlo. Il mio era quindi un doppio interesse: volevo scoprire e studiare l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, nella sua psicologia e nella sua psiche, e poi volevo raccontarlo. Ho fatto foto-giornalismo prima con il Giornale di Sicilia, poi in Francia con l’Agenzia Gamma e con Libération, per i quali ho realizzato una serie di reportage, fra i quali ricordo quelli sulla la guerra in Jugoslavia e sulla mafia. ...continua a leggere

 

08 Oct

La mafia senza gloria in Placido Rizzotto, di Veronica Vegna

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Nel cinema italiano, la mafia siciliana è stata oggetto privilegiato della macchina da presa, contribuendo alla creazione di un’aura di mistero ed esercitando una sorta di fascinazione sul pubblico. In film come In nome della legge (1949) di Pietro Germi, ad esempio, al tema della lotta contro Cosa Nostra da parte del giovane pretore Guido Schiavi, si affianca anche quello della “vecchia mafia”, retta dall’onore e pronta a fare giustizia arrogandosi i compiti di uno Stato assente. I mafiosi siciliani, osservava il critico Vittorio Albano, «sono apparsi nel cinema italiano come fuorilegge, ma anche come giustizieri, con un proprio codice d’onore, e con un rigoroso rispetto degli avversari che sanno combattere lealmente». Nel caso de In nome della legge, la mitizzazione del fenomeno mafioso si innesta in una visione complessiva da parte del regista di una Sicilia avvolta nel mistero che, come spiega la voce fuoricampo all’inizio del film, «il forestiero non comprende». ...continua a leggere

 

08 Oct

From Sicily to Galveston: The Story of the Lost Actors of La Terra Trema and their Famous Film, by Circe Sturm

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In this essay, I tell a story of Sicilian actors, lost and found, and of the famous film they helped bring to life. The frame is the little known history of the Sicilian fishermen and their families who moved from Aci Trezza, Sicily to Galveston, Texas in the post WWII period. In their youth, when they were still living in Sicily, many of the elderly members of this community played key roles in Visconti’s 1948 neorealist masterpiece, La Terra Trema. Though this docudrama garnered critical acclaim, in large part due to the nuanced performances of these non-professional actors, most of them never saw the film that made Visconti famous until the mid 1980s. Drawing from archival research and ethnographic interviews, I recount the reactions that these “lost” actors had to the film when it was finally screened for them in Galveston, Texas, and explore what these responses might teach us about the ongoing significance of class and creative labor in Italian American experience. ...continua a leggere

 

08 Oct

Contemporary Italian Science Fiction Film: The Future of Italy, by Rob Rushing

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In a recent article, I argued that Italian science fiction films have historically been distinguished by two particular features. The first is a reluctance to imagine a serious Italian future (that is, the existence or even traces of the Italian nation state, but also italianità as an available ethnic identity). Recent films that do imagine an Italian future have been either parodic (Fascisti su Marte, InvaXön) or do so only in order to imagine the end of Italy and the rest of the world (L’arrivo di Wang, L’ultimo extraterrestre). In “Fortuna e politica” (“Chance and Politics”), the Italian philosopher Roberto Esposito has suggested that this hesitation in the face of the future is provoked by a profoundly Italian understanding of history as radically contingent, an understanding he traces to foundational figures like Giordano Bruno and Machiavelli. ...continua a leggere

 

08 Oct

Tutti a casa, di Fabrizio Natalini

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Alla fine di agosto 2006 è stata distribuita in Italia un’edizione in dvd di Tutti a casa di Luigi Comencini della durata di circa 117 minuti, che riporta sulla copertina la formula: “Video e audio restaurati da negativo originale”. Nessuna enfasi è stata data a questa iniziativa, che non ha avuto, d’altronde, alcun rilievo sulla stampa. Questa versione di 117 minuti sembra essere, approssimativamente, quella di 120 minuti, l’originale durata di proiezione del film, se si considera che la scheda Anica dall’Archivio del cinema italiano, dedotta dal visto di censura, riportava per Tutti a casa la lunghezza di ...continua a leggere

 

08 Oct

Roma ore 11 di Giuseppe De Santis: una sinfonia architettonica, di Sebastiano Lucci

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Con Roma ore 11 De Santis raffigura l’Italia del primo dopoguerra e le sue più drammatiche realtà attraverso la rappresentazione di un mondo sostanzialmente al femminile.
Le loro storie, sovrapponendosi, costituiscono il nucleo del film che prende spunto da un drammatico fatto di cronaca: il crollo delle scale avvenuto lunedì 15 gennaio 1951 in Via Savoia 31, dove erano accorse numerose donne per un unico posto di lavoro come dattilografa. Nell’incidente molte di loro rimangono ferite e una di loro – Anna Maria Baraldi - perde la vita. ...continua a leggere

 

07 Oct

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 2 – Anno IV

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Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
con molto piacere presento il numero estivo del 2016 della nostra rivista dedicata a vari autori e film. Nell’ultima parte troverete l’angolo degli studenti.
 
Grazie per l’attenzione e buona lettura.
 
Grandi film, cinema e storia

“Roma ore 11” di Giuseppe De Santis: una sinfonia architettonica di Sebastiano Lucci
Il saggio su Roma ore 11 di Sebastiano Lucci oltre a inserire il film di De Santis nelle condizioni e contraddizioni di un paese ferito e martoriato, fa rivivere la sincerita’ dei personaggi nella loro complessa umanità, e attraverso il loro desiderio di andare oltre, per guadagnarsi un futuro migliore. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

07 Oct

Piccola Patria (2013), di Alessandro Rossetto, di Claudio Mazzola

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Piccola Patria è uno di quei film che ridanno fiducia alla forza comunicativa ed espressiva del cinema. E’ un film che evita qualsiasi compromesso e mette a nudo con estremo coraggio le ipocrisie e le incongruenze di quel Nord-Est troppo spesso incastrato tra triti stereotipi positivi (la locomotiva economica d’Italia) e negativi (il razzismo rampante della Liga Veneta). Alessandro Rossetto, regista al suo esordio nel cinema di finzione ma con alle spalle esperienze importanti nel documentario, racconta una realtà a lui molto familiare eppure lo fa con occhio distaccato senza mai peccare di presunzione o di paternalismo nei confronti di personaggi che, in ultima analisi, risultano tanto vivi da sembrare appena usciti da un documentario. ...continua a leggere

 

07 Oct

Il viaggio in Italia di un giovane favoloso, di Carlo Coen

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Approfitto della presentazione de Il giovane favoloso a Toronto, grazie all’Italian Contemporary Film Festival, per aggiungere delle considerazioni alla recensione di Gino Tellini apparsa nel numero 4 dell’Anno II. Il film non ha avuto la diffusione che meritava, qui in Canada: è stato presentato al TIFF nel settembre 2014, ma non ha avuto particolare seguito, soprattutto se lo paragoniamo ad altre opere italiane. Tanto più appare meritoria, quindi, la decisione del Festival di ripresentarlo. ...continua a leggere

 

07 Oct

Incontro con Francesco Rosi: Il mio modo di fare cinema, di Antonio C. Vitti

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Sono nato a Napoli nel 1922, l’anno in cui Mussolini e i fascisti hanno cominciato a governare l’Italia. Ho vissuto i primi venti anni della mia vita in una grande città di antica storia e di forti contraddizioni. Napoli è la capitale del Sud, terra tormentata dall’arretratezza e lacerata dalla presenza secolare di criminalità organizzate molto potenti e radicate in tutto il territorio per ragioni culturali e politiche. Ho fatto studi classici e di giurisprudenza. Come molti giovani intellettuali della mia generazione sono cresciuto maturando sentimenti di avversione verso il fascismo. Le mie origini e le mie esperienze di vita quotidiana e intellettuale possono dare una spiegazione dell’impegno sociale e politico che si riscontra nella maggioranza dei miei film ...continua a leggere

 

07 Oct

Cristo si è fermato a Eboli: film in distici elegiaci, di Bernardo Piciché

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«Vetula et infirma»: le parole di Don Trajella epitomano il borgo di Agliano, in Cristo si è fermato a Eboli. Una realtà lucana vecchia e malata che Carlo Levi narra veritieramente - come provato da successivi studi - ma non disappassionatamente. La charitas del confinato torinese verso queste terre, «rapporto di amore che solo ne rende possibile la conoscenza», viene còlta simbioticamente dalla resa filmica di Franco Rosi. Vecchia è la terra dei Lucani, stirpe pre-classica, legata a culti e rituali che apparivano ancestrali già ai vicini della Magna Grecia e ai Romani conquistatori. Ma terra malata (almeno all’epoca di Levi, nella metà degli anni ‘30. E, agli occhi di Rosi, ancora alla fine degli anni ’70) ...continua a leggere

 

07 Oct

L’oratoria di Rosi e la parodia di Sciascia: Il contesto e Cadaveri eccellenti, di Carlo Coen

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Le citazioni di Rosi e Pasolini, apparentemente antitetiche, segnano piuttosto due maniere, dubitativa e aperta l’una, provocatoriamente denunciatoria l’altra, di rapportarsi agli eventi del presente. Che ci siano poi delle affinità tra il Pasolini degli Scritti corsari e della “Abiura dalla Trilogia della vita” e l’atteggiamento di Sciascia verso il proprio tempo, è affermazione scontata; tuttavia, tali affinità mettono in luce in modo ancora più evidente come anche Francesco Rosi, con la sua opera da La sfida a Cadaveri eccellenti, appartenga in qualche modo allo stesso modo di sentire. Tutti e tre sono “immersi” nei grandi temi della politica italiana del tempo, pur con le ovvie e riconoscibilissime differenze, e anzi sono lucidamente in grado di precorrerli. ...continua a leggere

 

07 Oct

Alcuni esempi del lungo viaggio cinematografico di Francesco Rosi nell’esplorare il caso Italia e il Meridione, di Antonio C. Vitti

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Francesco Rosi, vincitore di premi in tutti i maggiori festival internazionali, è stato in grado di fare cinema inventando uno stile e un metodo, non si è fermato all’apparenza dei fatti e alle dichiarazioni ufficiali, ma ha esplorato e ricostruito il contesto retrostante. Il regista napoletano ha sempre affermato che i suoi film sono lo specchio della realtà e che lui attribuisce al cinema una funzione di testimonianza. Il suo è un metodo diverso dal neorealismo che secondo C. Lizzani ha portato nuovi personaggi sullo schermo; ...continua a leggere

 

07 Oct

Dal “nulla pieno di morte” di Levi al “pieno di vita” nella trascrizione cinematografica di Rosi, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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Nel 1997 esce il film di Francesco Rosi, La tregua, tratto dal romanzo omonimo di Primo Levi del 1963. Il libro di Levi, una vera e propria Odissea, racconta il lungo e tortuoso viaggio di rimpatrio di un gruppo di sopravvissuti ai lager nazisti dal campo di concentramento di Auschwitz attraverso la Russia Bianca, l’Ucraina, la Romania, l’Ungheria, e l’Austria. Un viaggio che seguendo i binari ferroviari ancora percorribili dura il tempo necessario per una rinascita dell’uomo, un tempo di “tregua” dalla demolizione dell’essere umano, per ritrovare un senso di umanità per se stessi e per gli altri e riapprendere a essere vivi. ...continua a leggere

 

07 Oct

Salvatore Giuliano. L’eredità di un film nel tempo presente, di Pasqua (Nella) Condorelli

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Piana degli Albanesi, luglio 2015 - Francesco Petrotta oggi ha cinquantanove anni. Vive a Piana degli Albanesi, comune dell’entroterra palermitano, a valle delle cime aguzze che sovrastano il passo di Portella Della Ginestra, tra i monti Palavet e Kumeta. Quando nel 1961 Francesco Rosi arrivò qui con la troupe del film Salvatore Giuliano per girare la scena della strage dei contadini nel giorno della festa del lavoro, il 1 maggio del 1947, suo padre, Giorgio, era il segretario della locale Federterra, l’organizzazione dei braccianti alla Camera del Lavoro e a lui si rivolse la produzione per le comparse. ...continua a leggere

 

07 Oct

(E) / (im) migrazioni. Flussi di coscienza nel cinema di Rosi, di Sebastiano Lucci

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Francesco Rosi ha mostrato nei suoi film, il lato oscuro della Storia. Una storia che, di volta in volta, e secondo modalità e tempistiche differenti, travolge, schiaccia e domina i suoi personaggi, testimoni di un tragico mondo che li intrappola con i suoi tentacoli. Le loro storie personali si intrecciano con quelle della Storia ufficiale. Le loro testimonianze sono l’emblema di ingiustizie sociali, e mostrano le contraddizioni, le profonde spaccature sociali che hanno investito (e che tutt’ora investono) l’Italia, un paese da scoprire. Come lo stesso Rosi afferma infatti, “i miei film rappresentano l’Italia della mia esistenza, del mio crescere e del mio maturare come uomo, come cittadino e come narratore. ...continua a leggere

 

07 Oct

Dalla Russia con un giallo: dall’ENI alla TOTAL, da Mattei a de Margerie. Il caso “riaperto” di Enrico Mattei e la profezia coraggiosa di Francesco Rosi, di Barbara Ottaviani-Jones

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Il 21 Ottobre 2014 è accaduto il dubbio incidente di “Christophe de Margerie, 63 anni, amico di Putin, deceduto sulla pista dell’aeroporto moscovita di Vnukovo. Il suo jet si è schiantato contro uno spazzaneve guidato da un ubriaco. Il governo ha dichiarato: ‘Negligenza criminale. ’” (WSI). E così il numero uno della TOTAL, una delle più grandi compagnie petrolifere mondiali, uomo chiave dei rapporti energetici tra la Russia e l’Europa, è morto proprio durante i più grandi scontri politici e diplomatici mai conosciuti dalla fine della Guerra Fredda. La cosa più sorprendente è stata che, dopo la dichiarazione ufficiale di un “incidente” dovuto alla negligenza del solito povero capro espiatorio, il fatto è stato accantonato senza ulteriori ...continua a leggere

 

07 Oct

Bernari e la sceneggiatura di “Cristo si è fermato a Eboli, di Enrico Bernard

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Un corposo faldone dell’archivio di Carlo Bernari, consultabile presso l’Archivio del ‘900 alla Sapienza di Roma, contiene i numerosi soggetti, sceneggiature, articoli e progetti cinematografici dell’autore di Tre operai. Tra gli scritti sul cinema dei primi anni Cinquanta spiccano alcuni interventi che testimoniano l’interesse dello scrittore napoletano per gli scambi sinergici tra settima arte e narrativa - fin qui siamo nello spirito di una stagione culturale in cui il cinema cerca contenuti nella letteratura del proprio tempo, così come la letteratura cerca nuove forme espressive nella cosiddetta “scrittura cinematografica”. Altri contributi risalenti alla fine degli anni Trenta aggiungono ...continua a leggere

 

07 Oct

«L’orgoglio di essere napoletano». Napoli nell’opera di Francesco Rosi, di Jean A. Gili

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Nato a Napoli nel 1922, essendo cresciuto e avendo studiato a Napoli, Francesco Rosi non ha mai veramente lasciato la sua città natale, malgrado il suo trasferimento a Roma e se i suoi spostamenti in Italia e all’estero, per le necessità delle sue riprese, l’abbiano apparentemente condotto sotto altri cieli. Essere napoletano è essere condannato a fuggire per non morire, ma è anche – secondo il titolo del romanzo di Raffaele La Capria – essere «ferito a morte» da questa città antropofaga. È così che ...continua a leggere

 

07 Oct

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 2 – Anno III

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I saggi raccolti in questo numero speciale dedicato al Maestro Francesco Rosi, nato a Napoli nel 1922 e scomparso inaspet-tatamente nel 2015, offrono un ampio panorama del cinema del regista napoletano e della sua importanza. Lo scopo di questo numero è di far conoscere ai giovani lettori un regista che ha avuto un ruolo importante e unico nel panorama del cinema nazionale italiano. Innanzitutto, perché ha creato un cinema di denuncia sociale che ancora oggi ha una straordinaria vitalità per chiunque voglia ancorare al presente il travagliato passato storico italiano.

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Antonio C. Vitti

 
 

24 Apr

Sardinia on Screen. The Construction of Sardinian Character in Italian Cinema di Urban Maria Bonaria. Rodopi, Amsterdam – New York 2013, di Alessandro Marini

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Uno degli strumenti più efficaci, nell’analisi comparata dell’opera d’arte, è indubbiamente dato dall’imagologia, disciplina aperta, per sua natura, all’osservazione orizzontale e allo studio relazionale. Nella prospettiva imagologica, si fondono infatti uno sguardo di natura estetica, volto all’interpretazione degli aspetti concettuali, stilistici ed espressivi delle singole opere, e una dimensione antropologica, sociologica e psicologica, che indaga le ...continua a leggere

 

24 Apr

La grande bellezza, di Paolo Sorrentino, di Enrico Bernard

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Dopo l’Oscar non si è parlato d’altro nel web. Come nel caso di Dario Fo vincitore del Nobel, se ne sono sentite di tutti i colori sul film di Sorrentino: pro e contro, di traverso e di bolina, di poppa e di prua, insomma il boma del discorso sembrava un ago della bussola impazzito in una tempesta magnetica! Fatto sta che all’improvviso, gli italiani in massa si sono messi a decantare, a stroncare, a incensare e allo spaccare i capelli in ...continua a leggere