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30 Oct

Io sto con la sposa. Arriva il momento in cui devi decidere da che parte stare. Un documentario di Antonio Augugliaro, Gabriele del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, a cura di Angela Brindisi

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Secondo la celebre definizione di Edgar Morin, il «cinéma vérité» è un modo di fare cinema che supera «l’opposizione fra cinema romanzesco e cinema documentaristico […]; un cinema di autenticità totale, vero come un documentario ma col contenuto di un film romanzesco, cioè col contenuto della vita soggettiva».
Dopo aver visto Io sto con la sposa, non puoi fare a meno di pensare al sociologo francese e al suo concetto di «cinéma vérité». Il film di Antonio Augugliaro, Gabriele del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, è, infatti, un documentario tout court che racconta la vicenda di cinque rifugiati siriani e palestinesi, scampati alla morte in mare, che sognano di raggiungere la Svezia, e, nello stesso tempo, un road movie contemporaneo, che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima inquadratura. ...continua a leggere

 
 

30 Oct

Fuori campo – storie di Rom nell’Italia di oggi. Un documentario di Sergio Panariello, a cura di Angela Brindisi

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Il cinema nasce documentario. La grande novità rappresentata dal cinematografo dei fratelli Lumière, alle soglie del Novecento (novità che ne decreta l’immediato successo e la capillare diffusione in tutto il mondo), non può essere attribuita unicamente alla sua capacità di registrare e riprodurre la realtà così come l’uomo la esperisce e percepisce, ovvero “in movimento”; ma anche all’opportunità, fornita agli spettatori, di conoscere paesi, popoli e paesaggi sconosciuti.
Da Niagara, prodotto dagli stessi Lumière, a Un viaggio al Chaco di Roberto Omegna, da Cirenaica di Luca Comerio a Nanuk l’eschimese di Robert Flaherty, il documentario dei primi anni della storia del cinema contribuisce in maniera decisiva allo svelamento di territori “altri” e culture inedite, che, anche nella loro semplicità, risultano sorprendenti. ...continua a leggere

 

30 Oct

Sully. Regia di Clint Eastwood, a cura di Mavie Parisi

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Se siete aero fobici (io lo sono) e andate a vedere Sully nel tentativo di tranquillizzarvi (come ho fatto io), dimenticatelo.
E’ vero che parla di un disastro evitato, è vero che dimostra come un aereo possa planare e tentare di atterrare anche con entrambi i motori in avaria, ma il paio di minuti intercorsi tra la presa di coscienza del problema da parte del comandante e la sua successiva decisione di atterrare sull’Hudson sembrano davvero troppo pochi per guardarli con occhio sereno, sebbene nell’occasione specifica la loro leggerezza sia comunque riuscita a tenere il peso della vita di più di centocinquanta persone.
A ingigantire il senso di smarrimento contribuisce la consapevolezza che si parla di una storia vera, tratta dall’autobiografia ...continua a leggere

 

30 Oct

L’ora legale. Regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, a cura di Mavie Parisi

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In un paesino di fantasia della costa nord della Sicilia, è in corso la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco.
Due i contendenti, il sindaco uscente, Patanè, uomo corrotto, visibilmente dedito al malaffare, per il quale ogni occasione è buona per favorire traffici e affari di amici e parenti e il Professor Natoli, un insegnante di liceo onesto e pieno di buoni propositi, riassunti nel suo programma elettorale che si propone la riqualifica etica ed estetica del territorio.
La vittoria dell’uscente Patané sembra scontata, eppure, a sorpresa, vince Natoli.
Sarà che nel paese si è diffusa un’improvvisa voglia di legalità, sarà che il vecchio sindaco ne ha combinata una particolarmente grossa, fatto sta che finalmente sembra soffiare aria pulita. ...continua a leggere

 

30 Oct

Intervista a Nadia Kibout, a cura di Fred Kuwornu

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Nadia Kibout, attrice francese di nascita ma in Italia da anni e con origini algerine e mauritane, formatasi in teatro ma con diverse esperienze significative anche in produzioni per il piccolo e il grande schermo. “Ali velate”, che ha partecipato a qualche festival internazionale e ricevuto una nomination per i David di Donatello, segna il suo debutto anche come regista.
 
Nadia, quando hai deciso di intraprendere il percorso di regista?
Ho deciso di intraprendere il discorso di filmmaker perché in Italia non mi sento abbastanza rappresentata nei cinema e nei teatri, nel mondo dell’arte in generale. Avevo bisogno di esprimere delle cose e dare il mio punto di vista sulla società multietnica. I registi italiani non si rendono conto di ...continua a leggere

 

30 Oct

Incontro con Erico Menczer. Un cinematografaro di altri tempi, a cura di Antonio C. Vitti

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Vitti: Come hai incominciato a lavorare nel mondo del cinema?
Menczer: Ho cominciato come fotografo. Usavo la macchina fotografica di mio padre, anche lui era un appassionato di cinema, una bellissima Rolleiflex che a quei tempi era il massimo. Mio padre mi insegnò a sviluppare e a stampare. Imparai in poco tempo. Avevo 12 o 13 anni e già facevo delle belle fotografie. Inoltre, in quel periodo, al tempo della guerra, andavo spesso al cinema. Ci andavo da solo perché mia madre aveva altre cose da fare, e guardavo film tedeschi. I film americani non si potevano guardare per via del regime Fascista. I film tedeschi comunque mi piacevano molto, soprattutto quando arrivò il colore. C’erano anche film italiani come “La corona di ferro” e tutta quella serie di film con gli attori di allora: Giachetti, Nazzari, Mariella Lotti, Clara Calamai. Per farla breve, la passione per il cinema e la fotografia è cresciuta sempre più dentro di me. Ci fu poi un episodio in particolare che mi mise definitivamente sulla strada del cinema: un amico più grande di me era venuto a Roma ed era andato a visitare Cinecittà. Mi disse: ...continua a leggere

 

30 Oct

Dalla provincia al sogno dell’America tra nostalgia e cinismo. Il cinema di Pupi Avati negli anni Zero, di Enrico Zucchi

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Pupi Avati è uno dei registi italiani più prolifici del terzo millennio: dal 2000 al 2010, periodo di riferimento del presente studio, ha diretto ben undici film, a partire da I cavalieri che fecero l’impresa (2001), fino a Una sconfinata giovinezza (2010). Non v’è dubbio che egli sia stato protagonista sulla scena cinematografica italiana di questo millennio, e non soltanto in qualità di regista, ma anche di sceneggiatore, talent scout e produttore attraverso prima la A.M.A. Film, poi la DUEA Film, creando un’autentica “factory” (Nepoti 201) gestita nel tempo con la preziosa collaborazione del fratello Antonio.
La produzione avatiana degli anni Zero non è peraltro minimamente trascurabile all’interno di un discorso che vorrebbe tentare di inquadrare in senso lato la figura del nostro regista; è forse proprio con film di questi anni che egli entra di diritto a far parte di quel ...continua a leggere

 

30 Oct

Memoria e segreto nel cinema di Roberto Andò, di Marco Olivieri

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Una costante attenzione alla musica segreta del vivere caratterizza il cinema di Roberto Andò. Un cinema restituito alla sua natura di termometro artistico della contraddittorietà umana, nel tentativo di afferrare il silenzio e le note spesso impercettibili. In questo viaggio interiore, memoria e segreto risultano due componenti essenziali.
Già assistente alla regia di Francesco Rosi (Cristo si è fermato a Eboli, 1979), uno dei suoi due maestri (l’altro è Leonardo Sciascia), e di Federico Fellini (E la nave va, 1983), Michael Cimino (Il siciliano, 1987) e Francis Ford Coppola (Il padrino – Parte III, 1990), dal 1986 Andò alterna direzioni teatrali, cinematografiche e di opere liriche.
Lo sguardo poetico su una città di fantasmi, che caratterizza Diario senza date (1995), il suo esordio, in equilibrio tra documentario ed elementi di finzione, si può collegare alla fuga di immagini in dissolvenza che ritrae ...continua a leggere

 

30 Oct

Verdone’s construction of humor in the three protagonists of Bianco, Rosso e Verdone, di Caroline Travalia

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Introduction
In the early 1980’s Carlo Verdone picks up where Commedia all’Italiana directors like Monicelli and Risi left off, continuing the tradition of satirizing the struggles faced by Italians and the vices they share that turn them into their own worst enemies. Verdone departs from his predecessors by focusing more on the characters, who become larger-than-life exaggerations of themselves, with the storyline dropping to the background. In his first films he pays homage to his spiritual father, Alberto Sordi, through his Roman characters whose language and idiosyncrasies are the basis of the films’ absurd, self-deprecating humor. This paper focuses on Verdone’s second film, Bianco, Rosso e Verdone (1981), analyzing the reasons why the three characters interpreted by Verdone are ...continua a leggere

 

30 Oct

Flaiano sceneggiatore ai tempi del “Diario notturno”, di Fabrizio Natalini

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I testi contenuti nel Diario notturno vanno dal 1943 al 1956, anno della pubblicazione. È un periodo molto importante della vita dello scrittore che va dalla morte del padre Cetteo alla ricerca delle sue radici, quando – nel 1955 – si reca a Brescia per ritrovare la famiglia che lo aveva ospitato a dieci anni.
Ma è anche un periodo decisamente interessante per Flaiano uomo di cinema e assai poco studiato. Nell’ambito cinematografico si è scritto di lui, fondamentalmente a partire dal suo rapporto con Fellini, mentre il momento in oggetto è praticamente quasi ignorato. Certo in quegli anni ci sono eventi di grande rilievo, come l’esperienza de «Il Mondo» di Pannunzio, la pubblicazione di Tempo di uccidere da parte di Longanesi, la prima della commedia La guerra spiegata ai poveri al “Teatro Arlecchino” di Roma. Ma sono anche gli anni in cui il poco più che trentenne Flaiano si avvicina al cinema.
Dal 1943 al 1956 Flaiano partecipa alla scrittura di quasi ...continua a leggere

 

30 Oct

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 1 – Anno V

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Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
ho il piacere di presentarvi il nuovo numero primavera 2017 della nostra rivista in cui potrete trovare vari articoli e recensioni e interviste. Nella prima parte dedicata ai grandi maestri di cinema potrete leggere un ampio studio su Diario Notturno di Ennio Flaiano di Fabrizio Natalini, ricerca dedicata a uno dei più importanti sceneggiatori del cinema italiano che va dal 1943 al 1959, un periodo importantissimo ma poco studiato. In Verdone’s Construction of Humor in the Three Protagonists of Bianco, rosso e Verdone, Caroline Travalia analizza accuratamente in che modo Verdone sviluppa il comico nel film in questione paragonandolo ai classici della commedia all’italiana. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

18 May

Women in Italian Cinema A Conversation with Diana Parisi, by Alec Messino

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At the VII International Symposium on Contemporary and New Trends on Italian Cinema held at Indiana University, I had the great privilege of interviewing Diana Parisi. Diana is an assistant director in Italian Cinema who been working on short films, such as the TV Short documentary 1960 I ribelli (2010). To fill you in briefly on what the film 1960 I ribelli is, it is the story of the 1960 strikes and demonstrations in Italy against the Tambroni government, supported by a post-fascist party. Diana had the opportunity to work alongside director Mimmo Calopresti and actors Giuliano Montaldo, Paolo Pietrangeli, Fernando Tambroni.
When I sat down with Diana and asked for her ...continua a leggere

 

18 May

Belluscone, una storia siciliana, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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Nel 2014 esce il film di Franco Maresco, Belluscone, una storia siciliana, accolto con grande entusiasmo dal pubblico del Festival del Cinema di Venezia. Un film interessante ma di qualche difficoltà di etichettatura in quanto mentre la natura del film è di certo politica, (Maresco ritraccia lo sviluppo del legame tra Silvio Berlusconi e la mafia), la strutturazione di esso rivela invece un’affascinante inusualità.
Già dall’inizio, il film viene etichettato “non finito”, “irrealizzato” immagine alimentata anche dal dileguarsi del regista stesso. “Fermati con il materiale di ricerca e non mi cercare mi farò vivo io” comanda Maresco al suo amico e collaboratore Tatti Sanguineti, dando cosi il via a quello che io chiamo inusità filmica e che dà a questo lavoro marescano un marchio assolutamente pirandelliano. Come era stato per Pirandello che aveva negato la creazione dei Sei personaggi in cerca d’autore, cosi Maresco nega al film appena realizzato ...continua a leggere

 

18 May

Alessandro Marini: Bertolucci. Il Cinema, La Letteratura. Il Caso “Prima della Rivoluzione”. Edizioni Falsopiano, Alessandria. 2012, di Silvia Boero

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Essenziale all’analisi dei rapporti tra cinema e letteratura, ma anche ad una profonda comprensione della fenomenologia bertolucciana, il testo di Alessandro Marini offre un ottimo strumento di approccio critico, storico e metodologico, applicabile all’opera non solo di Bertolucci ma anche di altri nostri maestri.
Già dal titolo sappiamo di trovarci dinanzi ad una situazione eccentrica, inaspettata, solo appena mascherata di consuetudine. Sono anche troppi gli adattamenti cinematici di opere letterarie, soprattutto nel periodo coevo a quello del film preso in esame; e qui, infatti, non si parla semplicemente di un adattamento, seppure magistrale. Siamo davanti ad un caso, etimologicamente inteso come qualcosa che ci cade di fronte, inatteso, imprevedibile. Lucida analisi di costume, storia politica, culturale, sociale ed ...continua a leggere

 

18 May

Incontro con Hedy Krissane, a cura di Fred Kuwornu

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Incontro Hedy Krissane prima di partire per New York per parlare dei suoi nuovi progetti ma per confrontarci anche su  questa nuova generazione di registi come lui con un background multietnico. Prima di affrontare con lui qualche domanda che cis ta a cuore in questa rubrica in cui parleremo con registi che hanno un’origine straniera o che sono arrivati nel nostro Paese da piccoli credo sia interessante raccontare il percorso di Hedy Rissane.
Hedy Krissane è nato a Tataouine, un paesino del sud della Tunisia, scelto da George Lucas, per le sue immense pianure di rocce e sabbia, come location in Guerre Stellari per il pianeta natale della famiglia Skywalker (Tatooine).
Nel 1992 si trasferisce in Italia, nella ...continua a leggere

 

18 May

Intervista a Carlo Lizzani, a cura di Antonio Vitti

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A.V.: La ringrazio di avermi concesso questa intervista. Lei oltre ad aver vissuto il neorealismo, è stato uno degli autori, ma ha anche scritto molto e riflettuto su questo discusso fenomeno. Potrebbe brevemente riassumere in che modo la sua ricerca critica si differenzia da quella degli altri critici italiani?
Lizzani: Il neorealismo è stato un movimento complesso che noi stessi italiani abbiamo negato l’esistenza, abbiamo detto che i veri film neorealisti non sono esistiti, che il fenomeno non è esistito nel senso che gli studiosi hanno poi attribuito la legittimità di neorealismo ad alcuni registi, per esempio a Visconti, oppure soltanto a Rossellini. Credo di essere stato tra i pochi ad aver mantenuto ...continua a leggere

 

18 May

Il Permesso, (oppure: Il volto oltre le sbarre – il rischio ci appartiene), soggetto cinematografico di Giuseppe De Santis e Franco Reggiani, a cura di Antonio Vitti

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Premessa
L’antivigilia di Natale del 1986, dieci detenute condannate a gravissime pene per fatti di terrorismo, sono uscite per quattro ore dal carcere di Torino, grazie alla nuova legge penitenziaria Gozzini. Del gruppo facevano parte la famosa Susana Ronconi, condannata all’ergastolo ed altre nove ex-terroriste di Prima Linea e delle Brigate Rosse.
Il permesso era stato accordato per consentire alle detenute di assistere allo spettacolo teatrale “Il volto oltre le sbarre,” alla cui preparazione esse stesse avevano partecipato in carcere, insieme con attori ed animatori della Cooperativa “Teatro Z” ed in quanto si tratta di ex-terroriste appartenenti alla cosiddetta “area omogenea” che raduna i dissociati dalla lotta armata.
La proposta che presentiamo (s’intende tutta da discutere e sviluppare), è quella di ricostruire, in base alle ...continua a leggere

 

18 May

Problemi di produzione e di distribuzione in sala del cinema indipendente in Italia, di Rean Mazzone

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Il 2015 viene definito dai media “una stagione memorabile per il cinema”. Secondo la società di consulenza Rentrak, il 2015 è stato l’anno in cui il cinema ha fatturato di più, con un giro d’affari di 38 miliardi di dollari in soli biglietti staccati: il dato deriva da un’analisi compiuta su 125mila schermi e 25mila cinema in 64 nazioni. In un periodo storico che vede tante alternative alla “vecchia” sala cinematografica. Questa è, in ogni caso, anche secondo i media, un’ottima notizia per il settore. Ma prima di lanciarsi in questo smodato ottimismo è bene approfondire, anche se brevemente, la cognizione di questi dati incrociandoli con altri a livello locale.
Secondo i dati ANICA (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali) nel 2015 il cinema ha incassato, nelle sale italiane, 637 milioni di euro (575 milioni del 2014). Su 473 film usciti in sala nel 2015, 187 sono italiani, inclusi quelli realizzati in coproduzione minoritaria, contro i 170 del 2014. ...continua a leggere

 

18 May

Napoli 1799 – Napoli 1943: perché una rivoluzione fallisce e un ‘gioco da scugnizzi’ riesce, di Elisa Marani

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Perché la Rivoluzione Napoletana del 1799 è fallita? E perché invece le «Quattro giornate» di Napoli del 1943 riuscirono? I due episodi azionano nella memoria collettiva una associazione di idee quasi automatica: il primo viene ricordato come il tentativo fallimentare di trapiantare in Italia l’esperienza rivoluzionaria francese dell’ ’89, mentre l’altro resta impresso come momento glorioso nella storia nazionale nella lotta contro il nazismo.
Ma è proprio cosi? Il corso della storia e il ‘destino’ dei popoli non si possono spiegare soltanto attraverso categorie storiografiche. Come nella vita dei singoli, così pure nella vita di ogni Paese, non c’è nulla di causale nel fallimento e nel successo di un accadimento, ci sono sempre delle ragioni, più o meno evidenti, che concorrono a tracciare un percorso in una direzione o nell’altra. ...continua a leggere

 

17 May

Novecento tra poesia e politica: Bertolucci e il teatro popolare dei burattini, di Federico Pacchioni

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Siamo nel parmense, durante lo sciopero generale agrario del 1908. I figli degli scioperanti vengono mandati a Genova dove il “Soccorso Rosso” si prenderà cura di loro. Aspettando la partenza del treno, genitori e bambini assistono a uno spettacolo di burattini in piazza. Lo spettacolo pur offrendo un ultimo momento di distrazione e di risata prima della separazione diviene anche voce del rancore collettivo verso i padroni e le autorità. Il dialogo tra Fagiolino (o Fasolino) e Sandrone, i due protagonisti in scena, sottolinea lo svolgersi dello sciopero e i motivi della partenza, e provoca il riso con gli strafalcioni di Sandrone rintuzzati dall’arguzia di Fagiolino. I burattini iniziano presto a incitare allo sciopero generale e alla rivoluzione, al che sopraggiungono due burattini carabinieri, che Fagiolino e Sandrone accolgono con sonanti bastonate. La scena attira l’attenzione di due veri carabinieri a cavallo i quali si scagliano contro il teatrino prendendolo a sciabolate, facendo esplodere il pubblico sdegnato in una sassaiola contro i militari. ...continua a leggere

 

17 May

Dov’è la libertà? Roberto Rossellini e il fantasma della Shoah, di Vincenza Iadevaia

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Per molti anni, il silenzio intorno alla questione ebraica, diventa per il cinema italiano assordante e insormontabile. In relazione all’Olocausto, sarebbe doveroso chiedersi in che posizione si colloca la produzione cinematografica di Roberto Rossellini. L’assenza di un dibattito intorno alla tragedia degli ebrei, alla loro deportazione, e allo sterminio di massa, fa da sfondo, infatti, non solo alla società italiana degli anni post-guerra, ma anche al mondo del cinema. Nell’analizzare la cinematografia del regista romano, pur emergendo da essa una profonda e lucida attenzione agli eventi, alla storia e alle tragedie, qualcosa sfugge, o perché non tutto è possibile raccontare o perché anche quel cinema che può raccontare il reale, in realtà ha i suoi limiti. Il silenzio che avvolge la questione ebraica, colpisce, infatti, lo stesso Rossellini che sembra non voler entrare nell’argomento. Nell’episodio del film Paisà - Il Protestante e il Cristiano - la figura dell’ebreo è solo accennata, dal momento che si vuole sottolineare l’effetto esagerato delle reazioni dei monaci cristiani italiani pronti a salvarne le anime invocando la conversione. ...continua a leggere

 

17 May

A Woman, A History, A Movie: Ida Dalser’s Tragic Resistance From History To Film, di Marianna De Tollis

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In 2009, the Italian movie director, actor, and screenwriter, Marco Bellocchio, decides to bring to life, on the big screen, an historical yet political movie entitled Vincere; the only Italian movie that would be presented for an Award at the festival of Cannes in the spring of the same year. Bellocchio decides to present an atypical historical/political account in which he focuses not on the life-story of the fascist leader, Benito Mussolini (Filippo Timi), but rather on that of a mysterious/forgotten woman, Ida Irene Dalser (Giovanna Mezzogiorno), who claimed, “again and again,” to be the first wife of the Duce. This woman is, according to Natalia Aspesi, “quella Ida Dalser che [Mussolini] avrebbe poi sposato (forse) con matrimonio religioso in 1914” – “that Ida Dalser whom [Mussolini] will eventually marry (perhaps) with a religious ceremony in 1914” (La Repubblica). ...continua a leggere

 

17 May

Roma come Vienna: L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento, di Carlo Coen

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Le migliori opere di Dario Argento dominano il decennio 1970-1980 e non è certamente casuale che la maggioranza dei contributi a lui dedicati si incentrino sul suo primo decennio di produzione; la letteratura critica, che si è spesso accompagnata a numerosi libri-intervista, lo ha classificato molto di frequente come auteur nel senso proprio del termine: i film di Argento sono ampiamente riconoscibili e l’impronta del regista, che esercita un profondo e totale controllo su di essi, pervade l’intera sua opera.
Che si possa o no parlare in modo convenzionale di “Autore”, dunque, quello di Argento è di certo un mondo coerente, riconoscibile al primo sguardo, popolato com’è di gesti rituali ricorrenti, di ossessioni reiterate, di costanti riconoscibili che a volte “confondono” i film del Nostro in un grande magma compatto (Zagarrio 19). ...continua a leggere

 

17 May

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 1 – Anno IV

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Care lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
con il numero primavera 2016 dedicato ai Grandi Film e a Cinema e Storia si offrono saggi che spaziano su argomenti diversi e su questioni inedite. Nel primo saggio:
Roma come Vienna: L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento di Carlo Coen
Il saggio affronta la “autorialità” di Argento sotto molteplici punti di vista attraverso un’attenta analisi del primo film del regista che pur conservando la struttura narrativa del giallo mostra la sua autorialità.

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Antonio C. Vitti

 
 

07 May

Mosaici. Snaphot of Contemporary Italian Life, di Roberto Borfecchia

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MOSAICI. Snapshots of contemporary italian life, è un manuale pensato per gli studenti di Italiano come L2 di livello intermedio-avanzato. Si basa su principi metodologici moderni e innovativi, grazie ai quali lo studente è in grado di comunicare subito con facilità e sicurezza nelle situazioni reali. Particolare rilievo viene dato allo sviluppo delle capacità comunicative, stimolate attraverso attività coinvolgenti e motivanti perché basate sull’autenticità, sull’attualità e sulla varietà delle situazioni. Senza trascurare la riflessione grammaticale, Mosaici è inoltre ricco di informazioni sulla vita e sulla cultura italiana odierna.
Struttura ...continua a leggere

 

07 May

Non ci è stato regalato niente (2014), di Eric Esser, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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Il docufilm Non ci è stato regalato niente è una documentazione preziosa non solo sulla partecipazione delle donne alla guerra di resistenza al nazifascismo ma anche sulla lotta di giovani donne per l’emancipazione femminile in un’Italia fascista fortemente maschilista.
“Laila” (Anita Malavasi) aveva solamente ventidue anni quando nel 1943 i Tedeschi occuparono l’Italia. Davanti alla prepotenza delle truppe naziste che un giorno cercarono di impedire alla giovane donna di tornare a casa, Anita fa la sua scelta: unirsi ai tanti giovani che hanno preso le armi contro il nemico. Neanche lei come tanti altri non se la sentiva di restare passiva davanti all’arroganza ed ingiustizia delle forze occupatrici. Anita prende il nome partigiano di “Laila” e segue la via della ...continua a leggere

 

07 May

Bella addormentata (2012), di Marco Bellocchio, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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Il film è stato presentato in concorso alla 65a Mostra Internazionale d’arte e al Toronto Film Festival. In una delle tante interviste che gli sono state concesse, Bellocchio afferma: “Non è un’opera pro o contro l’eutanasia […] Sono contrario all’idea che qualcuno decida della vita altrui.” Il film difatti non si schiera né a favore né contro “la dolce morte’, piuttosto riscatta il diritto dell’uomo alla scelta di decidere la propria fine.
Bella addormentata è un film drammatico che racconta le storie di alcuni personaggi che sono coinvolti direttamente o indirettamente nello spigoloso tema dell’eutanasia. Sullo sfondo ...continua a leggere

 

07 May

Anime Nere (2014), di Francesco Munzi, di Claudio Mazzola

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Su Anime Nere, il film di Francesco Munzi, ispirato all’omonimo libro di Gioacchino Criaco aleggia un tema caro al cinema di Mafia: la vendetta familiare. Ambientato ad Africo, piccolo paese dell’entroterra dell’Aspromonte reggino in odor di N’drangheda, il film narra la storia di tre fratelli che vivono in modo molto diverso il legame con la loro terra. Luigi e Rocco hanno lasciato Africo, trasferendosi a Milano quando la N’drangheda è uscita dagli angusti spazi delle lotte famigliari e dei sequestri di piccoli possidenti per diventare un importante pedina della criminalità organizzata mondiale. Luigi, che ora si interessa al traffico internazionale di droga, non si è però lasciato corrompere dagli effimeri comfort del benessere del nord. Luigi mette in mostra con arroganza la sua rozzezza quasi volesse sottolineare il suo approfittare ma non l’appartenere al nord ricco e ...continua a leggere

 

07 May

San Miniato 1944: Attila e le belle contrade, di Luca Baiada

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Il 22 luglio 1944, sangue nel duomo di San Miniato, suggestiva cittadina del Valdarno pisano. Si ricordano 55 morti, compresi i bambini, ma la cifra vera potrebbe essere più alta, e ci potrebbero essere sorprese. In guerra in altri casi si muore in chiesa, ma qui è una carneficina. E in guerra ci sono preti che cadono insieme ai fedeli, ma dei 55 a San Miniato nessuno è un chierico.
Il fronte è vicinissimo. Al mattino i tedeschi hanno concentrato in piazza molti civili. Con la collaborazione del vescovo Ugo Giubbi, li hanno fatti entrare in chiesa. Il vescovo esorta a fare la comunione, dà una benedizione (qualcuno ricorda una vera e propria assoluzione e la dispensa dal digiuno eucaristico). Poi distribuisce immaginette, e se ne va poco dopo le nove. Alle dieci c’è la strage ...continua a leggere