Tag Archives: Anno_III

16 Apr

Un racconto, di Mavie Parisi

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- Pronto, chi parla?
- Buongiorno, siamo della xxxproduction, con sede a XXX.
- Buongiorno, mi dica, in cosa posso esservi utile?
- Telefoniamo perché uno dei nostri addetti stampa ha ricevuto una chiamata da yyy, il famoso regista, che si è innamorato della storia narrata nel suo ultimo romanzo e ci ha proposto di farne un film. Le telefonavamo per discutere dell’acquisto dei diritti…

Sogni, sogni, sogni.
Non credo che ci sia scrittore al mondo che non covi il desiderio di ricevere una simile telefonata, specialmente quando rileggendo il proprio romanzo ne immagina le scene proiettate sul grande schermo e addirittura comincia a fantasticare su quali attori o attrici possano interpretare i vari ruoli.
Io non l’ho mai ricevuta (non ancora, almeno), ma conosco una persona che questa situazione l’ha vissuta per ben due volte.
Si tratta del mio amico nonché eccellente scrittore Francesco Costa.
Ma lasciamo che sia lui stesso a raccontare.

Il primo e il secondo dei miei sette romanzi, “La volpe a tre  zampe” e “L’imbroglio nel lenzuolo”, sono stati trasposti sul grande schermo. ...continua a leggere

 

16 Apr

A Very Seductive Body Politic, Nicoletta Marini Maio, Mimesis International, 2015 , di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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A very Seductive Body Politic is an interesting study according to thematic, stylistic and generic lines of the relationship between the world of cinema and Silvio Berlusconi. In the introductory chapter, the author proposes to “map {…} the representations of Berlusconi in cinema as a meaningful way to navigate Berlusconismo” that is from the time of Berlusconi’s entrance in politics to 2011, to that of his resignation.
The book is divided in five chapters an Epilogue and an Appendix. The Final Appendix contains a brief summary of Berlusconi’s political life, his entrance into the political arena in 1994, announced with the well-known discesa in campo (entering the field – terminology used in the world of soccer), broadcasted on his private TV networks. The author continues the narration of the creation of Berlusconi’s first political party Forza Italia in 1994, which later in 2008, with its fusion with the other right wing party, became Il Popolo della Libertà. ...continua a leggere

 

16 Apr

Mia madre (2015) di Nanni Moretti, di Mavie Parisi

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Moretti torna a parlare del dolore e della perdita, in quello che è stato definito il suo miglior film dopo La stanza del figlio. E’ una storia sull’elaborazione del lutto e sul senso di inadeguatezza nonché una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione, tra cinema e mondo reale.
Intensamente autobiografico, anche, ma non solo, perché nella realtà la madre del regista muore mentre lui è impegnato nel montaggio di Habemus Papam, narra la storia di una regista alle prese con un nuovo e complicato film sull’occupazione da parte degli operai di una fabbrica che è stata venduta a una multinazionale il cui manager intende rimettere in sesto operando dei licenziamenti.
La regista, interpretata da una Margherita Buy che ha vinto il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attrice, non riesce a concentrarsi come dovrebbe sul suo ...continua a leggere

 

16 Apr

Recensione di 1893. L’inchiesta di Nella Condorelli, di Lisa Dolasinski

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“Che cosa si doveva fare? La mia domanda era questa.” 1893. L’inchiesta, il film documentario di Nella Condorelli, si apre con questa domanda retorica del giornalista veneto Adolfo Rossi. Tramite la raccolta di corrispondenze e articoli di Rossi e l’intervento di testimoni storici dell’epoca, il film rievoca un momento storico dimenticato dalla Storia italiana: le lotte per i diritti del lavoro dei Fasci Siciliani dei Lavoratori.
Il 1893, l’anno da cui il film trae il suo nome , segnala il periodo più importante del movimento contadino siciliano (1891-1894) del diciannovesimo secolo. Nell’ottobre di quell’anno scoppiò lo sciopero italiano più lungo e sanguinoso dell’epoca. Ricordato come “la prima grande rivolta popolare antimafia dell’Italia moderna e contemporanea,” questo sciopero è notevole per due motivi principali: fu compiuto da un numero impressionante di contadini, braccianti e operai delle miniere siciliane (più di 300.000), e inoltre , i manifestanti riuscirono a resistere a ogni oppressione per ...continua a leggere

 

16 Apr

Sul finale di “La dolce vita”, di Fabrizio Natalini

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La sequenza finale di La dolce vita, Marcello e Paolina sulla spiaggia di Fregene
Nel mio libro Un amore a Roma dal romanzo al film, Roma, Artemide, 2010, affrontavo la genesi del film che, nel 1960, Dino Risi aveva diretto basandosi su una sceneggiatura che Ennio Flaiano aveva tratto dall’omonimo romanzo di Ercole Patti. Nell’analisi evidenziavo come alcune soluzioni narrative dello scrittore catanese fossero confluite ne La dolce vita di Federico Fellini. Diverse analogie e similitudini - a partire dal nome del protagonista - e, in particolare, il finale che in entrambi i casi vede l’incontro fra un uomo e una ragazza sulla spiaggia di Fregene, località marina poco distante dalla Capitale.
Nella mia ricostruzione ipotizzavo quella che a mio avviso è una evenienza plausibile, e cioè che Flaiano, nell’estate del 1958, proprio a Fregene, nello scrivere nella casa di Fellini la sceneggiatura di La dolce vita, con il regista e Tullio Pinelli, si fosse ricordato della chiusa del libro di Patti, pubblicato due anni prima, in cui il protagonista aveva un simbolico incontro, una rivelazione finale (epifania finale), con una giovinetta su ...continua a leggere

 

16 Apr

“Comizi d’amore”, frammenti di un discorso politico, di Mauro Mangano

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Il film è Comizi d’amore, l’artista geniale è Pier Paolo Pasolini. L’anno il 1963. Recente il lavoro su Accattone, Mamma Roma, La Ricotta, in corso quello sul Vangelo secondo Matteo. Eppure Pasolini dedica alcuni mesi ad un’opera del tutto differente dalle altre, un film costruito montando delle interviste raccolte da Pasolini stesso in un percorso di ricerca breve ma intenso svolto per tutta la penisola italiana, ponendo domande sul sesso e l’amore sia a personaggi celebri, da Peppino di Capri ai calciatori del Bologna, da Giuseppe Ungaretti ad Oriana Fallaci, sia a persone comuni, di ogni estrazione sociale ed età, contadini, studenti, impiegati. Il risultato è una sorta di film documentario, o film verità, come lo definirà Alberto Moravia in una scena in cui conversa con Pasolini e Cesare Musatti, montata quasi all’inizio della pellicola. Il termine film verità, però, può essere legittimo per la tecnica della presa diretta, e per l’indubbia immediatezza dei dialoghi, che sono reali interviste e non seguono certo un copione sceneggiato, ma rischia di trarre in inganno, perché i Comizi d’amore sono un’opera attentamente ...continua a leggere

 

16 Apr

The Creationary Assemblage in Antonioni’s Red Desert and Zabriskie Point Antonioni, Deleuze, and the Creationary Assemblage, di Andrew Korn

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Italian director Michelangelo Antonioni’s color films Deserto rosso (Red Desert, 1964) and Zabriskie Point (1970) register a great shift in the filmmaker’s attitude toward the developments of Western society in the second half of the twentieth century. Red Desert tells the story of Giuliana (Monica Vitti), a young middleclass woman who struggles to survive a case of neurosis in her rapidly industrializing city of Ravenna, Italy. In a number of interviews taken around the making of the film in mid-1960s Italy, Antonioni maintains a general acceptance of the capitalist development of Italian society occurring at this time, expressing his fascination with the ways modernity transforms individuals and their environment:
The lines and curves of factories and their chimneys can be more beautiful than the outline of trees, which we are already too accustomed to seeing. It is a rich world, alive and serviceable. I have to say that the neurosis I sought to describe in Red Desert is above all a matter of adjusting. ...continua a leggere

 

16 Apr

L’epico-religioso e il comico-popolare, di Roberto De Gaetano

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Auerbach in Mimesis pone un punto di cesura importante, nella sua analisi del realismo nella let- teratura occidentale, tra il realismo antico e quello delle scritture evangeliche:
L’antica norma stilistica per cui l’imitazione del reale, la descrizione del quotidiano qualunque non poteva essere che comica (o tutt’al più idilliaca) è dunque inconciliabile con la rappresentazione di forze storiche, non appena questa cerchi di dar figura concreta alle cose, poiché allora è costretta a discendere nelle profondità quotidiane e ordinarie della vita popolare e deve prendere sul serio ciò che vi incontra1. (Auerbach 52)
L’esempio scelto da Auerbach è la scena della rinnegazione di Pietro nel Nuovo Testamento: “è troppo seria per la commedia, troppo d’ogni giorno e attuale per la tragedia, politicamente troppo irrilevante per la storiografia, ed ha assunto una forma di immedia- tezza che non si dà nelle letterature antiche” (53).
Ciò che le Sacre Scritture mettono radicalmente in questione è la “separazione degli stili,” per cui “tutto quello che è quotidiano, deve essere ...continua a leggere

 

16 Apr

Pier Paolo Pasolini a New York, di Dario Luigi Maria Celli

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Accompagnare un italiano che per la prima volta mette il piede negli Stati Uniti è sempre una esperienza interessante. Perché in quel modo si può “vedere” l’America attraverso gli occhi “vergini” di chi, dell’America, avrà sentito migliaia di giudizi, così come ne avrà letto su centinaia di libri. Ma se l’“esploratore” del Nuovo Mondo si chiama Pier Paolo Pasolini è facile capire che il suo punto di vista diventa eccezionale.
Siamo alla fine dell’estate del 1966.
Le Torri Gemelle erano ancora in fase di completamento: c’era già la Torre Nord (iniziata due anni prima); ma lo skyline di New York non comprendeva ancora la Torre Sud, la cui costruzione sarebbe iniziata due anni dopo.
Pier Paolo Pasolini è nel continente americano per la presentazione, a Montreal, in Canada, dei suoi film “Accattone” e “Uccellacci e Uccellini”. Una volta terminati i suoi impegni canadesi, Pasolini, editorialista del Corriere della Sera, aveva previsto di incontrare a New York Oriana Fallaci, che da tempo risiedeva nella Grande Mela dove era corrispondente del settimanale Europeo e del Gruppo Rizzoli, del quale faceva parte, allora, il Corriere. I due non si erano mai conosciuti di persona, e fra loro avevano intrattenuto soltanto un ricco contatto epistolare.
Non era mai stato a Nuova York, Pasolini.
E immagino che da comunista - seppur “scomodo” qual era - si avvicinò alla città e all’America con ...continua a leggere

 

16 Apr

Cinema come magia collettiva, come compagno di giochi creativi nell’opera di Parise, di Gian Piero Brunetta

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Queste poche righe che Andrea Zanzotto dedica, nell’Introduzione ai due volumi dei Meridiani Mondadori del 1987, alla presenza di Parise nel cinema italiano del dopoguerra, e questa sua overevaluation del suo contributo cinematografico hanno brillato da subito come fosfeni, nella galassia di citazioni per me importanti in quegli anni sia per il lavoro sul cinema italiano, che per quello relativo alla storia dello spettatore nel buio della sala - o dell’icononauta, come mi è piaciuto chiamarlo - e delle sue emozioni.
Grazie alla suggestione delle parole di Zanzotto mi era piaciuto già allora cominciare a pensare al Parise cinematografico come al rappresentante italiano più significativo e fecondante, anche se inconsapevole, di quel genere letterario spagnolo grottesco e insensato di critica alla società, inaugurato da Ramón Maria del Valle-Inclán che va sotto il nome di esperpento. E in questa direzione credo si possa ancora lavorare prendendo in considerazione sia i suoi soggetti originali che le rielaborazioni di romanzi altrui. ...continua a leggere

 

16 Apr

Uccellacci e Uccellini: Il “Miracolo a Roma” di Pasolini, di Enrico Bernard

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I due principali protagonisti – le due “P” maiuscole dall’iniziale del nome - della letteratura italiana del Novecento, Pirandello e Pasolini, sfuggono ad analisi settoriali. Le loro opere sono infatti il frutto di sinergie di teatro e cinema, narrativa e poesia, saggistica e giornalismo, ove le arti visive concorrono tutte insieme nell’attività creativa. Senza contare che sia Pirandello che Pasolini non si sono esiliati in una “torre d’avorio” intellettuale, ma sono scesi in campo, con modalità diverse relativamente ai tempi, prendendo posizioni politiche, come il fascismo “critico” del primo e il marxismo altrettanto critico del secondo, aggiungendo così una ulteriore “P,” la “Politica,” alla loro biografia. Tuttavia non sempre la critica ha trovato gli strumenti e i criteri adatti ad affrontare a 360 gradi autori cosí complessi e poliedrici.
L’esigenza di un nuovo atteggiamento e organizzazione della ricerca delle cosiddette scienze umanistiche è sostenuta da Mario Praz che affronta la questione dal punto di vista metodologico: ...continua a leggere

 

16 Apr

Fellini segreto, di Fabrizio Natalini

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Nell’inverno del 2011 è avvenuto un evento a dir poco singolare: la ricomparsa, dalle nebbie della memoria, di un “tesoretto” dimenticato: un raccoglitore colmo d’inediti felliniani, sceneggiature e appunti considerati perduti. A definire “tesoretto” e “scrigno” questo faldone è stata Alessandra Mammì, sulle pagine de «L’Espresso» del 10 marzo 2011. Come racconta la giornalista, inviata della sezione Cultura del settimanale romano, la scoperta era stata della regista Cecilia Mangini, una «ottantenne infaticabile e piena di energia» che nella sua lunga carriera ha diretto opere come Stendalì (1960) e La canta delle marane (1962), scritte da Pier Paolo Pasolini, e All’armi siam fascisti (1962), codiretto con il marito Lino Del Fra e con Lino Miccichè.
Ma dire questo di lei è quasi pleonastico. Chiunque si occupi di cultura italiana la conosce come un’autentica protagonista del nostro cinema degli anni ...continua a leggere

 

16 Apr

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 4 – Anno III

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Care lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
con il numero inverno-primavera 2015-2016 dedicato ai Grandi Film e ai Maestri del cinema italiano si offrono saggi che spaziano su argomenti diversi e su questioni inedite.
Nel primo saggio: Uccellacci e Uccellini: Il “Miracolo a Roma” di Pasolini, il critico e drammaturgo Enrico Bernard non contento dei recenti interventi su Pasolini a quarant’anni dalla tragica morte e deluso dalle poche novità, e dal tono eccessivamente celebrativo, alla domanda su cosa si sarebbe dovuto fare in concreto per ricordare un “mostro sacro” del Novecento? Per dare una risposta alla domanda ha scelto Uccellacci uccellini, per dimostrare che il film rappresenta il risultato di sinergie e collegamenti che implicano la necessità di rapidi spostamenti su diversi piani sia della multimedialità che storico-letterari e ideologici.

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Antonio C. Vitti

 
 

28 Dec

Simona Bondavalli, Fictions of Youth. Pier Paolo Pasolini, Adolescence, Fascisms., di Edward Bowen

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Toronto: University of Toronto Press, 2015. 288 pages.

Bondavalli’s book offers a thorough examination of Pasolini’s conceptualizations of youth in his poems, novels, films, and articles spanning his career from the early 1940s until the mid-1970s. Pasolini’s reflections on the ideal qualities of youth and his thoughts on the actions of young Italians played a central role in shaping his literary and cinematic works. Bondavalli asserts that “the discourse of youth was the arena in which the author negotiated, with readers, viewers, institutions, and other intellectuals, his assessment of the substantial changes taking place in the country”. Bondavalli structures her book chronologically, and each of the six chapters focuses on ...continua a leggere

 

28 Dec

L’itinerario cinematografico di Pier Paolo Pasolini, di Antonio C. Vitti

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Cinema come primo amore
Nel panorama culturale italiano degli anni Sessanta quando Pasolini debutta nel mondo del cinema, la sua figura di intellettuale rappresenta per la moltiplicità di interessi una novità, ampliata anche dal fatto che le sue opere raggiungono clamorosi successi in diversi campi. Il debutto cinematografico di Pasolini è stato mitizzato da Bernardo Bertolucci che aveva anche colto la capacità del neoregista fin dal primo film di potere fare diventare il cinema un suo strumento: “Accattone fu un’esperienza intossicante e drammatica. Dalla mia prima volta sul set vero di un film mi aspettavo di tutto, ma non di assistere alla nascita del cinema. Come si sa, Pasolini veniva dalla letteratura, dalla poesia, dalla critica, dalla filologia, dalla storia dell’arte. I suoi incontri con il cinema erano stati soprattutto da scrittore, qualche bella sceneggiatura l’aveva firmata, ma era un rapporto ...continua a leggere

 

28 Dec

Captatio cadaveris: Pier Paolo Pasolini from Desperate Vitality to Disparate Reality, di Pasquale Verdicchio

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In a 1967 piece entitled “Osservazioni sul piano sequenza” (Observations on the Long Take), that became part of the important collection Empirismo eretico (Heretical Empiricism, 1977), Pier Paolo Pasolini put forth the notion that montage works in film the same process that death does in our lives. “Observations” takes as its point of departure the “16mm film of Kennedy’s death. Recorded by a spectator in the crowd, [the sequence] is a long take, the most typical sequence imaginable.” Pasolini uses the famous footage that has come to be known as the Zapruder film in order to make his point on the function and meaning of the long-take, montage, sequencing and the reliability of cinema in the representation of “reality.” In order to make his point, Pasolini asks us to imagine that we have at our disposal an infinite number of ...continua a leggere

 

28 Dec

Cinema come arma: Pasolini e il caso di 12 dicembre, di Christian Uva

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La tragica data del 12 dicembre 1969, giorno della strage di piazza Fontana a Milano, rappresenta un punto di svolta essenziale nella storia italiana, ovvero, secondo una famosa definizione la cui paternità viene rivendicata dai fondatori di Lotta Continua, il momento della «perdita dell’innocenza» di un intero paese.
Come segnalato da molteplici storici e osservatori, è all’indomani dell’eccidio alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che cominciano ufficialmente gli anni ’70 e quindi una nuova stagione storica, politica e culturale segnalata anzitutto da un momento di pausa e ripensamento per tutta la sinistra extraparlamentare se è vero che ...continua a leggere

 

28 Dec

Comizi d’amore: Ignorance, Intolerance and Conformism among the Bourgeoisie Compared to the Subproletariat, di Caroline Travalia

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I. Introduction
Of Pasolini’s more than twenty contributions to Italian cinema, including full-length features, documentaries and episodes in collective works, his 1964 production
Comizi d’amore (‘Love Meetings’) is not among the most well-known. The ninety-eight minute film inchiesta, whose working title was Cento paia di buoi (‘A hundred pairs of oxen’), offers an invaluable glimpse into the attitudes held by Italians towards sex, still considered a taboo during the economic boom of the 1960s.
Over the years, most authors have celebrated Pasolini’s subtle yet insistent approach as interviewer in Comizi, as ...continua a leggere

 

28 Dec

La notte quando è morto Pasolini, di Roberta Torre

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Nel mese di giugno 2008 incontro in un bar di Piazza Bologna a Roma Pino Pelosi. Penso che quello è l’uomo che ha visto per ultimo Pierpaolo Pasolini vivo.
Lo pedino per un mese aiutata da un amico comune e finiamo nella cantina di casa sua a Pietralata a fare questa intervista. Ci vediamo per quattro, cinque giorni dopo quell’incontro e io cerco di “ rapire” dalle sue parole un’emozione, un ricordo, una visione che mi aiutasse a “ sentire” quello che era successo in quella tragica notte.
[...] 
Roberta Torre: allora Pino partiamo da quando tu arrivi alla macchina con Pasolini e lui è stato ... ha aperto lo sportello e è stato preso e scaraventato fuori raccontami dei dettagli di questa situazione.
Pino Pelosi: questi ricordi mi fanno un po’ ancora terrore perché avevo diciassette anni ... ho subito un trauma... niente stavo in macchina ... stavamo parlando e a un certo punto è stato aperto ‘sto sportello è stato preso Pasolini violentemente e tirato fuori... da più individui e...è stato buttato per terra è stato malmenato ... lui urlava ... se è una rapina prendetevi i soldi...sono sotto al tappetino della macchina...questi.. .no, sporco frocio comunista di merda... ...continua a leggere

 

28 Dec

Essere cattivi e irredenti: da Pasolini a Caligari, di Stefano Socci

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L’idea della stessa esistenza arcaica, indifferentemente pre o postindustriale, caratterizza Accattone (1961) di Pasolini e Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari, due film piuttosto lontani nel tempo che, quindi, dovrebbero mostrare società diverse, separate dallo spartiacque degli anni Novanta del secolo scorso. Invece scaturiscono da un contesto e da una tensione quasi identici, nonostante Caligari (Amore tossico, 1983; L’odore della notte, 1998) abbia dichiarato di voler rappresentare la fine di una certa generazione pasoliniana mediante l’avvento delle droghe sintetiche. ...continua a leggere

 

28 Dec

Pasolini: poesia e profezia del reale, di Daniela Privitera

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Molto si è detto su Pasolini e il cinema, su quel rapporto ambiguo, originale e personale che legava lo scrittore alla settima arte.
Non è certamente questa la sede per affrontare un discorso complesso qual è quello che lega il poeta-regista al mondo della cinematografia. Certamente, la sua fu una cifra stilistica, originale e peculiare nel senso che, per lui, il cinema era un contenitore in cui esprimere le contraddizioni del suo essere, la necessità di andare oltre rispetto a tutto quello che altri avevano detto o fatto. Insomma, l’arte della cinematografia si tradusse per Pasolini nell’esigenza di reiventare un linguaggio innovativo in cui le immagini sapessero parlare anche di letteratura, di poesia, di arte, di ...continua a leggere

 

28 Dec

Pasolini a passo di danza: cortocircuiti est(etici) intorno alla figura di Fellini, di Federico Pacchioni

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“Egli danza.” Queste le parole con cui il regista interpretato da Orson Welles in La ricotta (Pasolini, 1963) risponde a un insistente giornalista il quale gli chiede un’opinione sul “grande regista Federico Fellini”. Esaminando la sceneggiatura de La ricotta troviamo che originariamente la domanda di questo dialogo differiva in modo significativo: “qual è la sua opinione... sul regista-scrittore P. P. Pasolini?” (Pasolini, “La ricotta” 336). L’affermazione enigmatica contenuta in La ricotta, che mescola distacco critico e riverenza, esprime in nuce la contraddittorietà dell’influsso di Fellini sulla poetica di Pasolini, ma può essere compresa a fondo soltanto calandola nel contesto più ampio del rapporto tra ...continua a leggere

 

28 Dec

Salò o le 120 giornate di Sodoma ovvero l’insostenibile perversione della società moderna, di Sebastiano Lucci

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Salò o le 120 giornate di Sodoma si presenta come un’opera particolarmente significativa nel corpus poetico di Pasolini. Un film che è allo stesso tempo allegoria del potere e della condizione umana e allo stesso tempo la rappresentazione di un’alienazione e di una disillusione di un’età contemporanea che mostra la sopraffazione dell’uomo da parte del potere, inteso sempre come elemento di opprimente manipolazione.
Pasolini compie una riflessione allegorica, ma allo stesso tempo realisticamente brutale e angosciante, della società moderna. Il passato, il regime fascista, la Repubblica di Salò rappresentano solo i punti di partenza di una critica severa, nei confronti di ...continua a leggere

 

28 Dec

Fare o non fare i nomi? Il dilemma dell’impegno e il Pasolini di Saviano, di Margherita Ganeri

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Qualsiasi riflessione sul lascito intellettuale di Pasolini finisce con l’incrociarsi con la questione dell’impegno: indubbiamente la sua figura si è imposta, forse anche in vita, ma soprattutto post mortem, come un’icona dell’engagement, come l’icona forse più rappresentativa della presunta stagione d’oro della militanza politico-culturale, identificata con gli anni Cinquanta-Settanta.
In realtà, la figura pubblica di Pasolini, soprattutto nei decenni successivi al suo omicidio, è stata più mitizzata che compresa: è stata più spesso trasfigurata nell’aura tragico-sacrificale del personaggio che non indagata nel concreto delle specifiche posizioni politico-culturali di volta in volta assunte. A un’analisi ravvicinata, ...continua a leggere

 

28 Dec

Insegnare Pasolini? Narrating, Remembering, and Forgetting Forever-Young Pasolini, di Simona Bondavalli

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Pasolini would be 93 years old in 2015, and while it is unlikely that he would still be alive even if he had not been killed forty years ago, the temptation to speculate on what he would be like, or what he would say, persists. Journalists, politicians, opinionisti reference him on a regular basis, whether to echo one of his far-sighted statements or to imagine his indictment of the current state of affairs. The belief that we ought to seek guidance in his forty-year-old social analyses, not only as individuals but as a society, also perseveres. Anniversaries offer further opportunities to lament his loss and invoke his clear vision. In January 2015, Italian Minister of Culture Dario Franceschini stated the necessity to ...continua a leggere

 

28 Dec

Lettera dall’editore, di Antonio Vitti – Numero 3 – Anno III

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Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
mi fa molto piacere presentarvi il terzo numero del 2015 della nostra rivista dedicata a Pier Paolo Pasolini. Nella prima parte troverete due saggi su come utilizzare il cinema nei corsi di lingua.

Insegnare Pasolini? Narrating, Remembering, and Forgetting Forever-Young Pasolini by Simona Bondavalli
In this essay Bondavalli addresses the important questions on Pasolini’s legacy today. The transmission of knowledge and of critical tools to younger generations was a key concern for Pasolini, who started his professional career as a teacher and believed throughout his life in the emancipatory value of (high) culture, however, already in the 1960s his attempts to speak to and for youth, following eighteenth- and nineteenth-century literary models, had to consider young people’s claims to a voice of their own.

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Antonio C. Vitti

 
 

07 Oct

Piccola Patria (2013), di Alessandro Rossetto, di Claudio Mazzola

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Piccola Patria è uno di quei film che ridanno fiducia alla forza comunicativa ed espressiva del cinema. E’ un film che evita qualsiasi compromesso e mette a nudo con estremo coraggio le ipocrisie e le incongruenze di quel Nord-Est troppo spesso incastrato tra triti stereotipi positivi (la locomotiva economica d’Italia) e negativi (il razzismo rampante della Liga Veneta). Alessandro Rossetto, regista al suo esordio nel cinema di finzione ma con alle spalle esperienze importanti nel documentario, racconta una realtà a lui molto familiare eppure lo fa con occhio distaccato senza mai peccare di presunzione o di paternalismo nei confronti di personaggi che, in ultima analisi, risultano tanto vivi da sembrare appena usciti da un documentario. ...continua a leggere

 

07 Oct

Il viaggio in Italia di un giovane favoloso, di Carlo Coen

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Approfitto della presentazione de Il giovane favoloso a Toronto, grazie all’Italian Contemporary Film Festival, per aggiungere delle considerazioni alla recensione di Gino Tellini apparsa nel numero 4 dell’Anno II. Il film non ha avuto la diffusione che meritava, qui in Canada: è stato presentato al TIFF nel settembre 2014, ma non ha avuto particolare seguito, soprattutto se lo paragoniamo ad altre opere italiane. Tanto più appare meritoria, quindi, la decisione del Festival di ripresentarlo. ...continua a leggere

 

07 Oct

Incontro con Francesco Rosi: Il mio modo di fare cinema, di Antonio C. Vitti

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Sono nato a Napoli nel 1922, l’anno in cui Mussolini e i fascisti hanno cominciato a governare l’Italia. Ho vissuto i primi venti anni della mia vita in una grande città di antica storia e di forti contraddizioni. Napoli è la capitale del Sud, terra tormentata dall’arretratezza e lacerata dalla presenza secolare di criminalità organizzate molto potenti e radicate in tutto il territorio per ragioni culturali e politiche. Ho fatto studi classici e di giurisprudenza. Come molti giovani intellettuali della mia generazione sono cresciuto maturando sentimenti di avversione verso il fascismo. Le mie origini e le mie esperienze di vita quotidiana e intellettuale possono dare una spiegazione dell’impegno sociale e politico che si riscontra nella maggioranza dei miei film ...continua a leggere