Sommario Numero4 AnnoIV

Numero 4 - Anno IV

Inverno 2016
ISSN 2372-7500

 

numero4annoIV

Lettera dall'editore

Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
Con molto piacere presento il Numero ​4​ - Anno IV (2016) della nostra rivista dedicato interamente a Giuseppe De Santis in occasione del centenario della sua nascita. Nell’ultima parte troverete l’angolo degli studenti italiani delle scuole superiori, i cui interventi sono considerati parte di un nostro progetto realizzato insieme ai docenti italiani per promuovere la conoscenza del cinema italiano tra i giovani e per portare il cinema in tutte le scuole.
Grazie per l’attenzione e buona lettura. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

Saggi


Bernari e De Santis, così uniti così divisi, di Enrico Bernard

L’amicizia e la collaborazione tra Carlo Bernari e Giuseppe De Santis possono essere sintetizzate con l’attributo „amaro“. Amaro è infatti il “riso“ del film capolavoro del neorealismo del 1949, come altrettanto “amaro“ è l’amore del romanzo breve di Bernari scritto nel 1954 e pubblicato da Vallecchi nel 1958. Il contrasto tra una visione positiva della vita e l’amarezza della condizione umana è senz’altro il minimo comun denominatore delle opere dei due artisti. Il riso di De Santis è ovviamente quello delle risaie e del duro lavoro delle mondine; ma vuoi perché il “riso“ rappresenta un alimento indispensabile e fonte ...continua a leggere

 

Modernità nel cinema neoralista. Alcune idee su Riso amaro (1949), Un marito per Anna Zaccheo (1953) e Giorni d’amore (1954) di Giuseppe De Santis, di Leonardo Cabrini

Introduzione
Questo elaborato si propone di analizzare le occasioni di classicità e modernità all’interno di quel cinema del dopoguerra che storici, critici, teorici e cineasti chiamano neorealismo. Nel fare ciò prenderò, come caso di studio, esempi dalla filmografia di uno dei più importanti registi del periodo sopraccitato: Giuseppe De Santis.
Nella prima parte del saggio traccerò alcune coordinate teoriche che interessano il movimento neorealista e alcuni prodotti culturali coevi. Proverò a individuare la spinta del cinema italiano verso la modernità, che si riflette nella coesistenza di una dimensione etica e di una dimensione estetica attraverso ...continua a leggere

 

La rivoluzione neorealista di Giuseppe De Santis, di Marco Grossi

1. «Ci vedono…»
Quando i titoli di testa lasciano spazio all’immagine a tutto schermo di un bacio appassionato, e l’inquadratura si allarga ad includere due corpi, quei corpi in un talamo di sacchi a circoscrivere il cassone aperto di un camion in movimento, quel camion lambire un corso d’acqua e percorrere la banchina di uno scalo fluviale – un ramo del delta del Po – per poi deviare su una strada ferrata e oltrepassarla proprio mentre il sibilo e lo sbuffo di una locomotiva a vapore annunciano stentorei la presenza di un treno merci in arrivo, e infine in campo lungo un brulichio di biciclette e persone solca e progressivamente riempie lo spazio – il tutto raccontato con un movimento di gru in piano-sequenza –, siamo di fronte non solo all’incipit di un film ma a una vera e propria dichiarazione di poetica da parte dell’autore. ...continua a leggere

 

Due esiliati: Giuseppe De Santis racconta Ovidio, di Francesco Samarini

Questo contributo si occupa di Ovidio, l’arte di amare, un soggetto cinematografico realizzato da Sergio Amidei e Giuseppe De Santis nel 1966. Proposto a diversi produttori, il film non viene realizzato; tuttavia, il progetto mostra notevoli motivi di interesse, soprattutto se contestualizzato all’interno del percorso artistico del cineasta ciociaro, contraddistinto da una forte coerenza stilistica e ideologica, pur nella varietà dei generi affrontati.
Giuseppe De Santis (1917-1997) è senza dubbio uno dei registi più importanti del cinema postbellico in Italia. La sua carriera ha un inizio folgorante appena dopo la fine del secondo conflitto mondiale: già nel 1945 lo troviamo dietro la macchina da presa assieme a Luchino Visconti e Marcello Pagliero per realizzare il documentario Giorni di gloria, che racconta ...continua a leggere

 

Dalla coralità all’individualismo. Le protagoniste del cinema di Giuseppe De Santis, di Carlotta Vacchelli

1. Introduzione
Considerando il Neorealismo (o i Neorealismi, come è forse più appropriato, per riferirsi a un certo tipo di espressione cinematografica del periodo postbellico italiano) come la prima e più importante tappa della tematizzazione del vero nella storia del cinema, la produzione di Giuseppe De Santis si profila nell’orizzonte dell’immediato dopoguerra come il più alto punto di convergenza tra individuo e collettività:
Nel cinema del periodo fascista, la massa è sempre un coro colorito e passivo intorno a questo o a quel protagonista. In quasi tutti i film italiani neorealisti la gente ha veri e propri momenti di protagonismo. La coralità non è più, insomma, decorativa, scenografica, gerarchicamente ordinata, ma ...continua a leggere

 

Peppe De Santis: un maestro oltre il cinema, di Andrea D’Ambrosio

A 18 anni decisi di lasciare il mio paese in provincia di Salerno per andare a Roma e cercare di capire un linguaggio, quello del cinema. Lessi che stava per aprire una scuola di cinema. La dirigevano Peppe e Pasqualino De Santis. Ricordo l’incontro alla sala del Nazareno, dove io ragazzo di provincia con mille dubbi e mille speranze incontrai questo signore minuto, con una vistosa giacca rossa e con i capelli bianchi. Mi affascinò subito. Avevo visto di sfuggita i suoi film. Riso amaro su tutti. Decisi che quella doveva essere la mia strada. Di li a poco Pasqualino morì durante le riprese del film La tregua di Rosi. Ma Peppe decise comunque di continuare. Parlare di lui per me è fare un percorso a ritroso nella mia vita, nella mia formazione etica e professionale. Le lezioni si tenevano ...continua a leggere

 

Interviste


Incontro con Giuseppe De Santis, a cura di Antonio C. Vitti

Giuseppe De Santis, Fondi, 11 febbraio 1917- Roma 16 maggio 1997
Chiamato da tutti quelli che lo conoscevano Peppe è uno dei maestri storici del cinema italiano. Da Fondi contadina che tra gli anni 30 e 40 vide la crescita sincronica di un manipolo di intellettuali destinati ad incidere, variamente, nella cultura italiana, inizia la sua crescita culturale. Accanto al poeta Libero De Libero, questo gruppetto d’intellettuali iniziò il viaggio nell’arte e nella cultura, assieme a De Santis c’erano Dante Di Sarra, Pietro Ingrao e Domenico Purificato. Quando De Santis cominciò a frequentare l’ambiente artistico romano, il poeta De Libero già dirigeva la galleria La Cometa che avrebbe dato vita a quella Scuola romana destinata a diventare uno dei centri della vita artistica della capitale. De Santis pensava di ...continua a leggere

 

Angolo risevato agli studenti


Gli interventi degli allievi dell’Istituto Superiore “Mario Rapisardi” di Paternò, a cura di Daniela Privitera

Presentazione
I lavori presenti in questa sezione nascono da una proficua collaborazione con la direzione di Luci e ombre nella figura del suo ideatore e direttore, Prof. Antonio Vitti .
In occasione della celebrazione del centenario della nascita di uno dei registi più rappresentativi e discussi della cultura italiana e del Neorealismo, gli interventi degli allievi dell’Istituto Superiore “Mario Rapisardi” di Paternò, hanno contributo ad aprire una finestra sul rapporto sempre più significativo tra cinema e didattica, a sostegno dell’idea precipua che, in un mondo complesso, caratterizzato dalla velocità e dal cambiamento, la grammatica delle immagini in movimento, funzioni come dispositivo didattico vicino ai nuovi linguaggi più di quanto possa fare la didattica tradizionale. ...continua a leggere

 

A futura memoria... Lettera aperta su Riso Amaro, di Chiara Luggisi

Ottobre 1949
«Nei giovani si è diffusa una mentalità americana.
Col denaro si fa tutto, si è liberi; non importa la sua provenienza.
La fiacchezza morale, l’avidità, la ricerca di facili guadagni portano larghi strati di giovani, non solo del ceto medio e borghese, a pensare che la soluzione della nostra situazione e dei nostri problemi non dipende da noi e dalla nostra lotta ma dagli altri (apatia, politica, servilismo) dalla fortuna (totipismo) o da Dio (miracolismo).
Oggi la vita è difficile e molto dura; per mancanza di lavoro e per l’insicurezza del domani, i giovani non hanno la possibilità di aiutare i genitori e di formarsi una famiglia. Per ciò, i giovani, dovrebbero essere i più accesi rivoluzionari e invece, specie nelle grandi città, lo sport come professione, i fumetti, il cinema americano, (a colori e non), la stampa borghese, la religione ...continua a leggere

 

Dalla profezia di De Santis alla società liquida di Z. Bauman, di Luca Cipriano

In Riso amaro, film manifesto della poetica neorealista Giuseppe De Santis, cineasta impegnato e vicino ai problemi sociali del dopoguerra, sensibile ai temi del lavoro e delle ingiustizie, fa emergere l’esperienza formativa del lavoro nella risaia, ritraendo l’operatività, il modo di stare insieme, la combattività verso le cose della vita, il modo di affrontare le ingiustizie e l’impegno per gli altri.
Il film, tuttavia, rivela, accanto ad una tematica così poco trattata all’epoca (come quella dell’ambiente lavorativo che De Santis, appunto, inaugura come filone cinematografico) anche la rappresentazione di elementi derivati dal coevo cinema americano di genere (come appunto nel celeberrimo Riso amaro). ...continua a leggere

 

Riso Amaro: dal consumismo sognato all’agorà perduta, di Mara Salamone

Quando nel 1949 esce il film Riso Amaro di Giuseppe De Santis, l’Italia attraversa il periodo storico del secondo dopoguerra nel momento in cui l’influenza dei modelli culturali americani comincia a farsi percepire proprio quando gli italiani iniziano a fantasticare (è l’era del boogie-woogie, dei fotoromanzi e del chewing-gum) su improbabili cambiamenti si credeva potessero attuarsi solo con l’imitazione della moda americana.
Riso Amaro si apre con il furto di una collana da parte della ladra Francesca, (l’attrice Doris Dowling) che, sottomessa all’amante e malvivente Walter, pare condannata a subire le ...continua a leggere

 

Silvana, Francesca e la maschera della personalità, di Edoardo Castiglione

Non avevo mai visto Riso Amaro e non conoscevo Giuseppe De Santis.
La visione del film mi è sembrata subito strana e comunque molto distante dai film pieni di effetti speciali a cui noi giovani siamo abituati e che spesso attirano la nostra attenzione.
Dopo averlo visto, ne sono rimasto colpito e impressionato.
Il film è coinvolgente, con interessanti colpi di scena, ma soprattutto reale.
Ripensavo alla trama, ai personaggi e non riuscivo a spiegarmi il radicale cambiamento nella psicologia delle due donne protagoniste: Silvana e Francesca.
Ho riflettuto, lo confesso, anche sulla scelta del titolo che De Santis volle dare al suo capolavoro. ...continua a leggere

 

Omaggio fotografico


Omaggio fotografico, a cura di Antonio C. Vitti

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