Sommario Numero3 AnnoIV

Numero 3 - Anno IV

Autunno 2016
ISSN 2372-7500

 

numero3annoIV

Lettera dall'editore

Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
con molto piacere presento il numero autunnale del 2016  della nostra rivista dedicata a vari autori e film. Nell’ultima parte troverete l’angolo degli studenti. Oltre a quello dedicato agli studenti post laureati abbiamo creato uno spazio anche per gli studenti italiani delle scuole superiori per promuovere la conoscenza del cinema italiano tra i giovani e per portare il cinema in tutte le scuole.
Grazie per l’attenzione e buona lettura
 
Ne “Il documentario italiano degli anni Cinquanta e Sessanta come «oggetto di discorso storico» e «fonte storica». Il caso Basilicata,” Angela Brindisi, analizza la nascita del documentario italiano in seguito alla legge Andreotti del 1947 voluta per la conquista del consenso popolare. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

Saggi


Il documentario italiano degli anni cinquanta e sessanta come «oggetto di discorso storico» e «fonte storica». “Il caso basilicata”, di Angela Brindisi

1. Il documentario italiano come «oggetto di discorso storico» e «fonte storica»: gli anni Cinquanta e Sessanta
Data la storicità del documento filmico e «la sua profonda relazione con il contesto sociale e culturale che lo [sorregge]», il cinema può essere considerato, come sostiene Peppino Ortoleva, un «oggetto di discorso storico» e, allo stesso tempo e modo, una «fonte storica».
L’approccio analitico-interpretativo che lo storico deve riservare ad un testo cinematografico, perciò, non può che essere duplice: dopo aver collocato storicamente il film, ...continua a leggere

 

Divine Bodies: A Lesson from Caravaggio and His Chiaroscuro Technique, by Patrizia Comello Perry

In an article in Segnocinema, Flavio De Bernardinis discusses the importance of teaching Italian cinema and quotes Elio Petri: “Italian cinema is a persistent sign of malaise” (De Bernardinis 15, my translation); the word is malessere in the original Italian version. Malessere is certainly present where film portrays the new reality of Italy as an immigration land. Over the past twenty-five years, film and immigration law have followed with extreme precision the changes and issues connected to this new reality ...continua a leggere

 

Roma e la sua campagna nelle prime rappresentazioni cinematografiche, di Fabrizio Natalini

Nel volume Il paesaggio nel cinema italiano, Sandro Bernardi scrive: «Il paesaggio è un’esperienza, non un oggetto autonomo, e studiarlo significa studiare una cultura, il suo modo di costruirsi lo spazio, di rapportarsi a se stessa, quel rapporto fra il noto e l’ignoto che abitualmente chiamiamo “mondo”».
Considerando che il «paesaggio» a cui fa riferimento Bernardi è il fondale di scena, lo sfondo su cui si dipana la narrazione cinematografica, questo concetto assume ulteriori sviluppi se dal «paesaggio» si passa ad analizzare, in concreto, non uno sfondo qualsiasi, ma un luogo fortemente connotato come Roma ...continua a leggere

 

Manhattan città aperta: The New World of Italian Cinema in Postwar America, by Anthony Burke Smith

Reviewing Roma città aperta upon its Philadelphia premier in 1946 for one of the city’s major news dailies, the Philadelphia Sunday Record, Lee Morris identified the film’s story of the Italian resistance with Americans’ own historic struggles for freedom. In his piece entitled, “ ‘Open City’ Has Spirit that Makes a Movie—and a People—Great,” Morris commented on the moral conflict between the partisans and the Nazis, “The story is one of the oldest in the world, the battle of weakness and moral fervor refusing to surrender to cynical power…It is the story of St. George and the dragon, of David and Goliath, of the American minute men against the Redcoats ...continua a leggere

 

Interviste


Francesco sempre attuale, anzi “inattuale”, a cura di Gaetana Marrone

Nata a Carpi, in provincia di Modena, Liliana Cavani si laurea in Lettere Antiche all’università a Bologna. La sua passione per un cinema la porta ad iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma agli inizi degli anni Sessanta. Vince ben presto un concorso per programmisti Rai, ma opta di collaborare come freelance con il nascente secondo canale. Alla Rai Cavani firma documentari, inchieste, e servizi che affrontano l’attualità della vita sociale e politica del Paese. Il suo primo lungometraggio, Francesco di Assisi (1966), è inconcepibile senza la meticolosa ricostruzione della realtà sperimentata durante gli anni dell’apprendistato documentaristico ...continua a leggere

 

Viaggio nel Meridione di Biutiful Cauntri del regista Andrea D’Ambrosio, a cura di Vincenza Iadevaia

Chi è Andrea D’Ambrosio e come nasce la passione per il cinema?
Andrea D’Ambrosio, nasce nella provincia profonda, al di là dell’Appennino Campano-Lucano, in quella terra arida che Manlio Rossi Doria ha definito “Terra dell’Osso”. Ad un certo punto decide di scoprire il mondo con gli occhi di un bambino. Prende la sua valigia di cartone e approda a Roma, dove incontra mostri sacri del cinema italiano, da Giuseppe De Santis a Carlo Lizzani, che gli trasmettono l’amore profondo per questo linguaggio ...continua a leggere

 

Colors of Italy


Intervista a Martin P. Ndong Eyebe, a cura di Fred Kuwornu

Dal Camerun al festival di Cannes Martin Eyebe è un 45enne filmmaker che vive a San Marino che si è costruito una competenza alla macchina da presa ma anche al montaggio producendosi autonomamente i suoi film. Dal 2008 firma su commissione diversi documentari per le emittenti televisive mentre nel 2009 mette mano a “Il Risveglio” il suo primo cortometraggio. Come molti autori d’origine africana che vivono in Italia è attratto da storie che chiamano in causa i problemi profondi della società, in questo caso società dell’accoglienza. Nel cortometraggio “Il primo che passa” mette a nudo le ...continua a leggere

 

Recensioni di film


Pastorale americana (2016). Regia di Ewan McGregor, di Mavie Parisi

Durata 126'
Adoro le sceneggiature originali perché trovare in un film la magia del libro da cui è tratto, è, a mio avviso, quasi impossibile.
Se poi questo libro si chiama Pastorale Americana, è stato scritto da Philip Roth e ha vinto il Pulitzer, l’impresa è proprio disperata.
Nonostante questo, a dispetto di questo, i 126 minuti di film mi hanno appassionato.
La storia inizia durante un ritrovo di ex alunni in cui Nathan Zuckerman (alter ego di Roth in diversi suoi romanzi) incontra l’amico Jerry Levov ...continua a leggere

 

Fiore del deserto (2009). Regia di Sherry Hormann, di Mavie Parisi

Durata 120'
Capita qui in Sicilia che le lunghe sere d’agosto siano calde e umide e l’aria tanto soffocante da rendere poco agevole il respiro.
Capita, dicevo, e non si ha voglia di restare a casa.
Per fortuna esistono i cinema all’aperto in cui, armeggiando con i semi di zucca tostati e salati (la semenza) mentre sorseggi una gazzosa ghiacciata, puoi gustare i film persi durante l’inverno.
Il biglietto è davvero economico e così non si va troppo per il sottile, anzi la calura ti fa desiderare storie leggere, storie romantiche o che ti strappino un sorriso.
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Café Society (2016). Regia di Woody Allen, di Mavie Parisi

Durata 96'
Bobby è un giovane ebreo di New York.
Ennesima declinazione di Woody? Può darsi, dato che ama anche il cinema, la bellezza femminile e il jazz.
Attirato da Hollywood, Bobby decide di trasferirsi a Los Angeles.
Il suo obiettivo è di diventare un agente cinematografico e per questo cerca l’aiuto di suo zio che c’è riuscito, e con successo.
La strada è lunga e le delusioni sono molte, prima fra tutte la scoperta che la ragazza di cui si è perdutamente innamorato, è l’amante proprio dello zio.
A questo punto è meglio fermarsi per non svelare altro agli aspiranti spettatori. ...continua a leggere

 

Angolo risevato agli studenti


Neorealismi a confronto: Caccia tragica, Non c’è pace tra gli ulivi, La terra trema, Giorni di gloria, di Carlotta Vacchelli

La scelta di assemblare le mie riflessioni in un pezzo unico mi permette di tracciare più agilmente parallelismi e confronti tra quattro film che ho visto per la prima volta a distanza molto ravvicinata tra loro, individuandovi direttrici e linee conduttrici. A questo fine è anzitutto utile chiarire un presupposto: Caccia tragica (G. De Santis, 1947), Non c’è pace tra gli ulivi (G. De Santis, 1950) e La terra trema (L. Visconti, 1948), sotto le trame (d’avventura, d’amore) rivelano un significato ideologico forte, che il documentario Giorni di gloria (L. Visconti, G. De Santis, M. Pagliero, 1945) approfondisce e sigilla ...continua a leggere

 

Un mondo migliore. Recensione del docu-film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, di Giuseppe Spathis Fabio Prestipino

La porta d’Europa che si affaccia sul mare dell’isola di Lampedusa – la misura delle imbarcazioni che trasportano i profughi che cercano ma son spesso anche la loro tomba – resite alle intemperie perché fatta di ceramica refrattaria le intemperie che scuotono quel lembo di terra – prima sponda – ultima spiaggia e tomba – posta a memoria dei tanti scomparsi mai arrivati a destinazione - in fuga dalle atrocità del mondo moderno.
L’isola oggi riesce ancora ad avere una sua normalità - la nave e il progetto Aquarius – operazione congiunta sponsorizzata dalla Germania – Francia e Italia ...continua a leggere