Sommario Numero3 AnnoIII

Numero 3 - Anno III
Luglio - Settembre 2015

ISSN 2372-7500

 

numero3_annoIII

Lettera dall'editore

Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
mi fa molto piacere presentarvi il terzo numero del 2015 della nostra rivista dedicata a Pier Paolo Pasolini. Nella prima parte troverete due saggi su come utilizzare il cinema nei corsi di lingua.

Insegnare Pasolini? Narrating, Remembering, and Forgetting Forever-Young Pasolini by Simona Bondavalli
In this essay Bondavalli addresses the important questions on Pasolini’s legacy today. The transmission of knowledge and of critical tools to younger generations was a key concern for Pasolini, who started his professional career as a teacher and believed throughout his life in the emancipatory value of (high) culture, however, already in the 1960s his attempts to speak to and for youth, following eighteenth- and nineteenth-century literary models, had to consider young people’s claims to a voice of their own.

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Antonio C. Vitti

SPECIALE DEDICATO A
Pier Paolo Pasolini


Insegnare Pasolini? Narrating, Remembering, and Forgetting Forever-Young Pasolini, di Simona Bondavalli

Pasolini would be 93 years old in 2015, and while it is unlikely that he would still be alive even if he had not been killed forty years ago, the temptation to speculate on what he would be like, or what he would say, persists. Journalists, politicians, opinionisti reference him on a regular basis, whether to echo one of his far-sighted statements or to imagine his indictment of the current state of affairs. The belief that we ought to seek guidance in his forty-year-old social analyses, not only as individuals but as a society, also perseveres. Anniversaries offer further opportunities to lament his loss and invoke his clear vision. In January 2015, Italian Minister of Culture Dario Franceschini stated the necessity to ...continua a leggere

 

Fare o non fare i nomi? Il dilemma dell’impegno e il Pasolini di Saviano, di Margherita Ganeri

Qualsiasi riflessione sul lascito intellettuale di Pasolini finisce con l’incrociarsi con la questione dell’impegno: indubbiamente la sua figura si è imposta, forse anche in vita, ma soprattutto post mortem, come un’icona dell’engagement, come l’icona forse più rappresentativa della presunta stagione d’oro della militanza politico-culturale, identificata con gli anni Cinquanta-Settanta.
In realtà, la figura pubblica di Pasolini, soprattutto nei decenni successivi al suo omicidio, è stata più mitizzata che compresa: è stata più spesso trasfigurata nell’aura tragico-sacrificale del personaggio che non indagata nel concreto delle specifiche posizioni politico-culturali di volta in volta assunte. A un’analisi ravvicinata, ...continua a leggere

 

Salò o le 120 giornate di Sodoma ovvero l’insostenibile perversione della società moderna, di Sebastiano Lucci

Salò o le 120 giornate di Sodoma si presenta come un’opera particolarmente significativa nel corpus poetico di Pasolini. Un film che è allo stesso tempo allegoria del potere e della condizione umana e allo stesso tempo la rappresentazione di un’alienazione e di una disillusione di un’età contemporanea che mostra la sopraffazione dell’uomo da parte del potere, inteso sempre come elemento di opprimente manipolazione.
Pasolini compie una riflessione allegorica, ma allo stesso tempo realisticamente brutale e angosciante, della società moderna. Il passato, il regime fascista, la Repubblica di Salò rappresentano solo i punti di partenza di una critica severa, nei confronti di ...continua a leggere

 

Pasolini a passo di danza: cortocircuiti est(etici) intorno alla figura di Fellini, di Federico Pacchioni

“Egli danza.” Queste le parole con cui il regista interpretato da Orson Welles in La ricotta (Pasolini, 1963) risponde a un insistente giornalista il quale gli chiede un’opinione sul “grande regista Federico Fellini”. Esaminando la sceneggiatura de La ricotta troviamo che originariamente la domanda di questo dialogo differiva in modo significativo: “qual è la sua opinione... sul regista-scrittore P. P. Pasolini?” (Pasolini, “La ricotta” 336). L’affermazione enigmatica contenuta in La ricotta, che mescola distacco critico e riverenza, esprime in nuce la contraddittorietà dell’influsso di Fellini sulla poetica di Pasolini, ma può essere compresa a fondo soltanto calandola nel contesto più ampio del rapporto tra ...continua a leggere

 

Pasolini: poesia e profezia del reale, di Daniela Privitera

Molto si è detto su Pasolini e il cinema, su quel rapporto ambiguo, originale e personale che legava lo scrittore alla settima arte.
Non è certamente questa la sede per affrontare un discorso complesso qual è quello che lega il poeta-regista al mondo della cinematografia. Certamente, la sua fu una cifra stilistica, originale e peculiare nel senso che, per lui, il cinema era un contenitore in cui esprimere le contraddizioni del suo essere, la necessità di andare oltre rispetto a tutto quello che altri avevano detto o fatto. Insomma, l’arte della cinematografia si tradusse per Pasolini nell’esigenza di reiventare un linguaggio innovativo in cui le immagini sapessero parlare anche di letteratura, di poesia, di arte, di ...continua a leggere

 

Essere cattivi e irredenti: da Pasolini a Caligari, di Stefano Socci

L’idea della stessa esistenza arcaica, indifferentemente pre o postindustriale, caratterizza Accattone (1961) di Pasolini e Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari, due film piuttosto lontani nel tempo che, quindi, dovrebbero mostrare società diverse, separate dallo spartiacque degli anni Novanta del secolo scorso. Invece scaturiscono da un contesto e da una tensione quasi identici, nonostante Caligari (Amore tossico, 1983; L’odore della notte, 1998) abbia dichiarato di voler rappresentare la fine di una certa generazione pasoliniana mediante l’avvento delle droghe sintetiche. ...continua a leggere

 

La notte quando è morto Pasolini, di Roberta Torre

Nel mese di giugno 2008 incontro in un bar di Piazza Bologna a Roma Pino Pelosi. Penso che quello è l’uomo che ha visto per ultimo Pierpaolo Pasolini vivo.
Lo pedino per un mese aiutata da un amico comune e finiamo nella cantina di casa sua a Pietralata a fare questa intervista. Ci vediamo per quattro, cinque giorni dopo quell’incontro e io cerco di “ rapire” dalle sue parole un’emozione, un ricordo, una visione che mi aiutasse a “ sentire” quello che era successo in quella tragica notte.
[...] 
Roberta Torre: allora Pino partiamo da quando tu arrivi alla macchina con Pasolini e lui è stato ... ha aperto lo sportello e è stato preso e scaraventato fuori raccontami dei dettagli di questa situazione.
Pino Pelosi: questi ricordi mi fanno un po’ ancora terrore perché avevo diciassette anni ... ho subito un trauma... niente stavo in macchina ... stavamo parlando e a un certo punto è stato aperto ‘sto sportello è stato preso Pasolini violentemente e tirato fuori... da più individui e...è stato buttato per terra è stato malmenato ... lui urlava ... se è una rapina prendetevi i soldi...sono sotto al tappetino della macchina...questi.. .no, sporco frocio comunista di merda... ...continua a leggere

 

Comizi d’amore: Ignorance, Intolerance and Conformism among the Bourgeoisie Compared to the Subproletariat, di Caroline Travalia

I. Introduction
Of Pasolini’s more than twenty contributions to Italian cinema, including full-length features, documentaries and episodes in collective works, his 1964 production
Comizi d’amore (‘Love Meetings’) is not among the most well-known. The ninety-eight minute film inchiesta, whose working title was Cento paia di buoi (‘A hundred pairs of oxen’), offers an invaluable glimpse into the attitudes held by Italians towards sex, still considered a taboo during the economic boom of the 1960s.
Over the years, most authors have celebrated Pasolini’s subtle yet insistent approach as interviewer in Comizi, as ...continua a leggere

 

Cinema come arma: Pasolini e il caso di 12 dicembre, di Christian Uva

La tragica data del 12 dicembre 1969, giorno della strage di piazza Fontana a Milano, rappresenta un punto di svolta essenziale nella storia italiana, ovvero, secondo una famosa definizione la cui paternità viene rivendicata dai fondatori di Lotta Continua, il momento della «perdita dell’innocenza» di un intero paese.
Come segnalato da molteplici storici e osservatori, è all’indomani dell’eccidio alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che cominciano ufficialmente gli anni ’70 e quindi una nuova stagione storica, politica e culturale segnalata anzitutto da un momento di pausa e ripensamento per tutta la sinistra extraparlamentare se è vero che ...continua a leggere

 

Captatio cadaveris: Pier Paolo Pasolini from Desperate Vitality to Disparate Reality, di Pasquale Verdicchio

In a 1967 piece entitled “Osservazioni sul piano sequenza” (Observations on the Long Take), that became part of the important collection Empirismo eretico (Heretical Empiricism, 1977), Pier Paolo Pasolini put forth the notion that montage works in film the same process that death does in our lives. “Observations” takes as its point of departure the “16mm film of Kennedy’s death. Recorded by a spectator in the crowd, [the sequence] is a long take, the most typical sequence imaginable.” Pasolini uses the famous footage that has come to be known as the Zapruder film in order to make his point on the function and meaning of the long-take, montage, sequencing and the reliability of cinema in the representation of “reality.” In order to make his point, Pasolini asks us to imagine that we have at our disposal an infinite number of ...continua a leggere

 

L’itinerario cinematografico di Pier Paolo Pasolini, di Antonio C. Vitti

Cinema come primo amore
Nel panorama culturale italiano degli anni Sessanta quando Pasolini debutta nel mondo del cinema, la sua figura di intellettuale rappresenta per la moltiplicità di interessi una novità, ampliata anche dal fatto che le sue opere raggiungono clamorosi successi in diversi campi. Il debutto cinematografico di Pasolini è stato mitizzato da Bernardo Bertolucci che aveva anche colto la capacità del neoregista fin dal primo film di potere fare diventare il cinema un suo strumento: “Accattone fu un’esperienza intossicante e drammatica. Dalla mia prima volta sul set vero di un film mi aspettavo di tutto, ma non di assistere alla nascita del cinema. Come si sa, Pasolini veniva dalla letteratura, dalla poesia, dalla critica, dalla filologia, dalla storia dell’arte. I suoi incontri con il cinema erano stati soprattutto da scrittore, qualche bella sceneggiatura l’aveva firmata, ma era un rapporto ...continua a leggere

 

Recensioni di libri


Simona Bondavalli, Fictions of Youth. Pier Paolo Pasolini, Adolescence, Fascisms., di Edward Bowen

Toronto: University of Toronto Press, 2015. 288 pages.

Bondavalli’s book offers a thorough examination of Pasolini’s conceptualizations of youth in his poems, novels, films, and articles spanning his career from the early 1940s until the mid-1970s. Pasolini’s reflections on the ideal qualities of youth and his thoughts on the actions of young Italians played a central role in shaping his literary and cinematic works. Bondavalli asserts that “the discourse of youth was the arena in which the author negotiated, with readers, viewers, institutions, and other intellectuals, his assessment of the substantial changes taking place in the country”. Bondavalli structures her book chronologically, and each of the six chapters focuses on ...continua a leggere