Sommario Numero2 AnnoIV

Numero 2 - Anno IV

Estate 2016
ISSN 2372-7500

 

numero2_annoIV

Lettera dall'editore

Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
con molto piacere presento il numero estivo del 2016 della nostra rivista dedicata a vari autori e film. Nell’ultima parte troverete l’angolo degli studenti.
 
Grazie per l’attenzione e buona lettura.
 
Grandi film, cinema e storia

“Roma ore 11” di Giuseppe De Santis: una sinfonia architettonica di Sebastiano Lucci
Il saggio su Roma ore 11 di Sebastiano Lucci oltre a inserire il film di De Santis nelle condizioni e contraddizioni di un paese ferito e martoriato, fa rivivere la sincerità dei personaggi nella loro complessa umanità, e attraverso il loro desiderio di andare oltre, per guadagnarsi un futuro migliore. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

Grandi film e cinema e storia


Roma ore 11 di Giuseppe De Santis: una sinfonia architettonica, di di Sebastiano Lucci

Con Roma ore 11 De Santis raffigura l’Italia del primo dopoguerra e le sue più drammatiche realtà attraverso la rappresentazione di un mondo sostanzialmente al femminile. Le loro storie, sovrapponendosi, costituiscono il nucleo del film che prende spunto da un drammatico fatto di cronaca: il crollo delle scale avvenuto lunedì 15 gennaio 1951 in Via Savoia 31, dove erano accorse numerose donne per un unico posto di lavoro come dattilografa. Nell’incidente molte di loro rimangono ferite e una di loro – Anna Maria Baraldi - perde la vita. ...continua a leggere

 

Tutti a casa, di Fabrizio Natalini

Alla fine di agosto 2006 è stata distribuita in Italia un’edizione in dvd di Tutti a casa di Luigi Comencini della durata di circa 117 minuti, che riporta sulla copertina la formula: “Video e audio restaurati da negativo originale”. Nessuna enfasi è stata data a questa iniziativa, che non ha avuto, d’altronde, alcun rilievo sulla stampa. Questa versione di 117 minuti sembra essere, approssimativamente, quella di 120 minuti, l’originale durata di proiezione del film, se si considera che la scheda Anica dall’Archivio del cinema italiano, dedotta dal visto di censura, riportava per Tutti a casa la lunghezza di ...continua a leggere

 

Contemporary Italian Science Fiction Film: The Future of Italy, by Rob Rushing

In a recent article, I argued that Italian science fiction films have historically been distinguished by two particular features. The first is a reluctance to imagine a serious Italian future (that is, the existence or even traces of the Italian nation state, but also italianità as an available ethnic identity). Recent films that do imagine an Italian future have been either parodic (Fascisti su Marte, InvaXön) or do so only in order to imagine the end of Italy and the rest of the world (L’arrivo di Wang, L’ultimo extraterrestre). In “Fortuna e politica” (“Chance and Politics”), the Italian philosopher Roberto Esposito has suggested that this hesitation in the face of the future is provoked by a profoundly Italian understanding of history as radically contingent, an understanding he traces to foundational figures like Giordano Bruno and Machiavelli. ...continua a leggere

 

From Sicily to Galveston: The Story of the Lost Actors of La Terra Trema and their Famous Film, by Circe Sturm

In this essay, I tell a story of Sicilian actors, lost and found, and of the famous film they helped bring to life. The frame is the little known history of the Sicilian fishermen and their families who moved from Aci Trezza, Sicily to Galveston, Texas in the post WWII period. In their youth, when they were still living in Sicily, many of the elderly members of this community played key roles in Visconti’s 1948 neorealist masterpiece, La Terra Trema. Though this docudrama garnered critical acclaim, in large part due to the nuanced performances of these non-professional actors, most of them never saw the film that made Visconti famous until the mid 1980s. Drawing from archival research and ethnographic interviews, I recount the reactions that these “lost” actors had to the film when it was finally screened for them in Galveston, Texas, and explore what these responses might teach us about the ongoing significance of class and creative labor in Italian American experience. ...continua a leggere

 

La mafia senza gloria in Placido Rizzotto, di Veronica Vegna

Nel cinema italiano, la mafia siciliana è stata oggetto privilegiato della macchina da presa, contribuendo alla creazione di un’aura di mistero ed esercitando una sorta di fascinazione sul pubblico. In film come In nome della legge (1949) di Pietro Germi, ad esempio, al tema della lotta contro Cosa Nostra da parte del giovane pretore Guido Schiavi, si affianca anche quello della “vecchia mafia”, retta dall’onore e pronta a fare giustizia arrogandosi i compiti di uno Stato assente. I mafiosi siciliani, osservava il critico Vittorio Albano, «sono apparsi nel cinema italiano come fuorilegge, ma anche come giustizieri, con un proprio codice d’onore, e con un rigoroso rispetto degli avversari che sanno combattere lealmente». Nel caso de In nome della legge, la mitizzazione del fenomeno mafioso si innesta in una visione complessiva da parte del regista di una Sicilia avvolta nel mistero che, come spiega la voce fuoricampo all’inizio del film, «il forestiero non comprende». ...continua a leggere

 

Interviste


Incontro con Marco Amenta, di Antonio Carlo Vitti

Che significa per te fare cinema?
Io non ho cominciato facendo cinema, ma facendo foto-giornalismo. Ero spinto dalla voglia di andare in giro per raccogliere delle storie che mi permettessero di conoscere l’essere umano per poi raccontarlo. Il mio era quindi un doppio interesse: volevo scoprire e studiare l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, nella sua psicologia e nella sua psiche, e poi volevo raccontarlo. Ho fatto foto-giornalismo prima con il Giornale di Sicilia, poi in Francia con l’Agenzia Gamma e con Libération, per i quali ho realizzato una serie di reportage, fra i quali ricordo quelli sulla la guerra in Jugoslavia e sulla mafia. ...continua a leggere

 

Intervista a Carlo Verdone, di Magda Novelli Pearson
Luglio 2011, Roma.

Io: Ho letto nel suo nuovo website che il prossimo anno a Stresa ci sarà il primo Commedy Film Festival dal 1 al 3 Luglio 2012 di cui lei sarà il direttore artistico. Può parlarmi di questo progetto?
Carlo Verdone: Questo progetto nasce dall’esigenza di recuperare una memoria storica sulla grande commedia italiana magari puntando anche l’attenzione su attori minori che provengono dal teatro e su grandi caratteristi che hanno fatto grande la commedia durante gli anni ’40, ’50 e ‘60 e certamente non possiamo non omaggiare i nostri grandi maestri tenendo presente però che la commedia è un genere che, non si sa per quale motivo, finisce sempre in panchina in qualche modo perché la grande squadra che gioca è sempre quella autoriale, è sempre quella drammatica. Bisogna anche tener presente però che la commedia è la locomotiva del cinema italiano, quella che per tradizione nostra al ...continua a leggere

 

Aprile 2013. Indiana University, Bloomington.

Io: Buonasera e grazie per aver trovato del tempo per fare questa intervista. Dopo Bloomington farà un’altra tappa negli Stati Uniti o torna in Italia?
Verdone: No, tornerò in Italia e andrò a Lecce dove c’è un Festival del Cinema Europeo all’interno del quale c’è un premio dedicato a mio padre, alla figura di Mario Verdone, che è stato un grande professore universitario e critico. Noi due figli abbiamo istituito un premio che si chiama “Premio Mario Verdone” che viene dato alle migliori opere prime di produzione indipendente e lo diamo all’interno di questo Festival. Quindi io arriverò a Roma e partirò subito per Lecce dove consegnerò questo premio al vincitore. ...continua a leggere

 

Colors of Italy


Intervista allo sceneggiatore ed editore Brhan Tesfay, a cura di Fred Kuwornu

1) Cosa significa essere scrittori ed editori Afroitaliani in Italia?
Significa lavorare duro, senza sosta perché il sistema esistente non prevede, come un dato ovvio, un afroitaliano come scrittore e ancora meno come editore. Se considero che il mio primo libro (l’ombra del poeta) è uscito nel 1997 e l’ultimo (‘Specchi sbagliati’) nel 2013, posso solo constatare che sono più di venti anni che lavoro per dare voce ai miei personaggi, e dopo due anni di studio mi sono convinto che era necessario creare uno spazio alternativo per dare voce e presenza in modo particolare a tutte quelle voce che non trovavano spazio. Come editore, insieme al mio socio, ci siamo dati una precisa missione: dare spazio alla narrazione senza patria, questo non significa non avere radici o ignorare le differenze ecc, ma significa riconoscere la persona prima di tutto come un essere umano, come potenziale amica, vicina di casa, come futura moglie (marito) dei propri figli, come il proprio avvocato o muratore o politico. ...continua a leggere

 

Recensioni di film


La Pazza Gioia e il suo capitale umano, di Mavie Parisi

Che “ il capitale umano “ non fosse solo uno spaccato della borghesia brianzola e contenesse qualcosa più di quello che narrava era evidente.
Adesso che abbiamo visto “La Pazza Gioia” è ancora più chiaro perché ne riconosciamo il germe e le radici nel precedente film di Virzì.
Robusto è ad esempio il filo che lega Clara Bernaschi, insoddisfatta moglie di un ricco industriale nel Capitale Umano, alla vulcanica e logorroica Beatrice, ospite di una struttura terapeutica che si occupa di disturbo mentale, ne La Pazza Gioia.
Non è soltanto l’essere interpretate dalla stessa attrice (la bravissima Valeria Bruni Tedeschi), che rende Clara e Beatrice sorelle, ma è la sensazione che siano in sintonia, una la continuazione dell’altra, una quello che l’altra avrebbe potuto essere o diventare. ...continua a leggere

 

Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

Indubbiamente con questo riuscito film Paolo Genovese si è ritagliato uno spazio nella commedia italiana, o meglio ancora Commedia all’Italiana per quel finale che lascia il pubblico più attento a porsi delle domande: perché è cosi difficile uscire da una certa chiusura mentale, perché si continua a sottostare a specifiche tradizioni che ci vogliono bigotti e bugiardi, perché tanta paura a qualsiasi cambiamento.? Forse perché cambiare significa altre responsabilità, fare il conto con se stessi?
Perfetti sconosciuti è il miglior film di Paolo Genovese finora come dimostrato dal David di Donatello, dal grande successo di critica e dalla larga attenzione di pubblico. ...continua a leggere

 

Angolo risevato agli studenti undergraduate


Estraniamento e marginalizzazione nei film di Gianni Amelio, di Luisa Garrido Baez

Con questo mio lavoro vorrei cercare di capire il motivo che spinge Gianni Amelio a interessarsi al tema dell’estraniamento e della marginalizzazione e a collegarlo con altri temi a lui cari, come il viaggio e la famiglia.
Dalla letteratura al cinema, sempre più spesso si sente parlare dei termini estraniamento, alienazione, marginalizzazione. Secondo il dizionario della lingua italiana Garzanti la parola “alienazione” deriva dal latino “alienus” e dal greco “allos” entrambi dello stesso significato: altro. Il termine fa riferimento a colui o a ciò che è altro, straniero, non appartenente alla nostra comunità, in pratica che “non è dei nostri” e che, quindi, ci è estraneo. L’alienazione, nel suo verbo “alienare”, fa anche riferimento all’atto dell’allontanare o dell’estraniare da sé e, quindi, all’atto di ...continua a leggere