Sommario Numero2 AnnoIII

Numero 2 - Anno III
Aprile - Giugno 2015

ISSN 2372-7500

 

numero2_annoIII

Lettera dall'editore

I saggi raccolti in questo numero speciale


 
dedicato al Maestro Francesco Rosi, nato a Napoli nel 1922 e scomparso inaspettatamente nel 2015, offrono un ampio panorama del cinema del regista napoletano e della sua importanza. Lo scopo di questo numero è di far conoscere ai giovani lettori un regista che ha avuto un ruolo importante e unico nel panorama del cinema nazionale italiano. Innanzitutto, perché ha creato un cinema di denuncia sociale che ancora oggi ha una straordinaria vitalità per chiunque voglia ancorare al presente il travagliato passato storico italiano.

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Antonio C. Vitti

Saggi


«L’orgoglio di essere napoletano». Napoli nell’opera di Francesco Rosi, di Jean A. Gili

Nato a Napoli nel 1922, essendo cresciuto e avendo studiato a Napoli, Francesco Rosi non ha mai veramente lasciato la sua città natale, malgrado il suo trasferimento a Roma e se i suoi spostamenti in Italia e all’estero, per le necessità delle sue riprese, l’abbiano apparentemente condotto sotto altri cieli. Essere napoletano è essere condannato a fuggire per non morire, ma è anche – secondo il titolo del romanzo di Raffaele La Capria – essere «ferito a morte» da questa città antropofaga. È così che ...continua a leggere

 

Bernari e la sceneggiatura di “Cristo si è fermato a Eboli, di Enrico Bernard

Un corposo faldone dell’archivio di Carlo Bernari, consultabile presso l’Archivio del ‘900 alla Sapienza di Roma, contiene i numerosi soggetti, sceneggiature, articoli e progetti cinematografici dell’autore di Tre operai. Tra gli scritti sul cinema dei primi anni Cinquanta spiccano alcuni interventi che testimoniano l’interesse dello scrittore napoletano per gli scambi sinergici tra settima arte e narrativa - fin qui siamo nello spirito di una stagione culturale in cui il cinema cerca contenuti nella letteratura del proprio tempo, così come la letteratura cerca nuove forme espressive nella cosiddetta “scrittura cinematografica”. Altri contributi risalenti alla fine degli anni Trenta aggiungono ...continua a leggere

 

Dalla Russia con un giallo: dall’ENI alla TOTAL, da Mattei a de Margerie. Il caso “riaperto” di Enrico Mattei e la profezia coraggiosa di Francesco Rosi, di Barbara Ottaviani-Jones

Il 21 Ottobre 2014 è accaduto il dubbio incidente di “Christophe de Margerie, 63 anni, amico di Putin, deceduto sulla pista dell’aeroporto moscovita di Vnukovo. Il suo jet si è schiantato contro uno spazzaneve guidato da un ubriaco. Il governo ha dichiarato: ‘Negligenza criminale. ’” (WSI). E così il numero uno della TOTAL, una delle più grandi compagnie petrolifere mondiali, uomo chiave dei rapporti energetici tra la Russia e l’Europa, è morto proprio durante i più grandi scontri politici e diplomatici mai conosciuti dalla fine della Guerra Fredda. La cosa più sorprendente è stata che, dopo la dichiarazione ufficiale di un “incidente” dovuto alla negligenza del solito povero capro espiatorio, il fatto è stato accantonato senza ulteriori ...continua a leggere

 

(E) / (im) migrazioni. Flussi di coscienza nel cinema di Rosi, di Sebastiano Lucci

Francesco Rosi ha mostrato nei suoi film, il lato oscuro della Storia. Una storia che, di volta in volta, e secondo modalità e tempistiche differenti, travolge, schiaccia e domina i suoi personaggi, testimoni di un tragico mondo che li intrappola con i suoi tentacoli. Le loro storie personali si intrecciano con quelle della Storia ufficiale. Le loro testimonianze sono l’emblema di ingiustizie sociali, e mostrano le contraddizioni, le profonde spaccature sociali che hanno investito (e che tutt’ora investono) l’Italia, un paese da scoprire. Come lo stesso Rosi afferma infatti, “i miei film rappresentano l’Italia della mia esistenza, del mio crescere e del mio maturare come uomo, come cittadino e come narratore. ...continua a leggere

 

Salvatore Giuliano. L’eredità di un film nel tempo presente, di Pasqua (Nella) Condorelli

Piana degli Albanesi, luglio 2015 - Francesco Petrotta oggi ha cinquantanove anni. Vive a Piana degli Albanesi, comune dell’entroterra palermitano, a valle delle cime aguzze che sovrastano il passo di Portella Della Ginestra, tra i monti Palavet e Kumeta. Quando nel 1961 Francesco Rosi arrivò qui con la troupe del film Salvatore Giuliano per girare la scena della strage dei contadini nel giorno della festa del lavoro, il 1 maggio del 1947, suo padre, Giorgio, era il segretario della locale Federterra, l’organizzazione dei braccianti alla Camera del Lavoro e a lui si rivolse la produzione per le comparse. ...continua a leggere

 

Dal “nulla pieno di morte” di Levi al “pieno di vita” nella trascrizione cinematografica di Rosi, di Maria Rosaria Vitti-Alexander

Nel 1997 esce il film di Francesco Rosi, La tregua, tratto dal romanzo omonimo di Primo Levi del 1963. Il libro di Levi, una vera e propria Odissea, racconta il lungo e tortuoso viaggio di rimpatrio di un gruppo di sopravvissuti ai lager nazisti dal campo di concentramento di Auschwitz attraverso la Russia Bianca, l’Ucraina, la Romania, l’Ungheria, e l’Austria. Un viaggio che seguendo i binari ferroviari ancora percorribili dura il tempo necessario per una rinascita dell’uomo, un tempo di “tregua” dalla demolizione dell’essere umano, per ritrovare un senso di umanità per se stessi e per gli altri e riapprendere a essere vivi. ...continua a leggere

 

Alcuni esempi del lungo viaggio cinematografico di Francesco Rosi nell’esplorare il caso Italia e il Meridione, di Antonio C. Vitti

Francesco Rosi, vincitore di premi in tutti i maggiori festival internazionali, è stato in grado di fare cinema inventando uno stile e un metodo, non si è fermato all’apparenza dei fatti e alle dichiarazioni ufficiali, ma ha esplorato e ricostruito il contesto retrostante. Il regista napoletano ha sempre affermato che i suoi film sono lo specchio della realtà e che lui attribuisce al cinema una funzione di testimonianza. Il suo è un metodo diverso dal neorealismo che secondo C. Lizzani ha portato nuovi personaggi sullo schermo; ...continua a leggere

 

L’oratoria di Rosi e la parodia di Sciascia: Il contesto e Cadaveri eccellenti, di Carlo Coen

Le citazioni di Rosi e Pasolini, apparentemente antitetiche, segnano piuttosto due maniere, dubitativa e aperta l’una, provocatoriamente denunciatoria l’altra, di rapportarsi agli eventi del presente. Che ci siano poi delle affinità tra il Pasolini degli Scritti corsari e della “Abiura dalla Trilogia della vita” e l’atteggiamento di Sciascia verso il proprio tempo, è affermazione scontata; tuttavia, tali affinità mettono in luce in modo ancora più evidente come anche Francesco Rosi, con la sua opera da La sfida a Cadaveri eccellenti, appartenga in qualche modo allo stesso modo di sentire. Tutti e tre sono “immersi” nei grandi temi della politica italiana del tempo, pur con le ovvie e riconoscibilissime differenze, e anzi sono lucidamente in grado di precorrerli. ...continua a leggere

 

Cristo si è fermato a Eboli: film in distici elegiaci, di Bernardo Piciché

«Vetula et infirma»: le parole di Don Trajella epitomano il borgo di Agliano, in Cristo si è fermato a Eboli. Una realtà lucana vecchia e malata che Carlo Levi narra veritieramente - come provato da successivi studi - ma non disappassionatamente. La charitas del confinato torinese verso queste terre, «rapporto di amore che solo ne rende possibile la conoscenza», viene còlta simbioticamente dalla resa filmica di Franco Rosi. Vecchia è la terra dei Lucani, stirpe pre-classica, legata a culti e rituali che apparivano ancestrali già ai vicini della Magna Grecia e ai Romani conquistatori. Ma terra malata (almeno all’epoca di Levi, nella metà degli anni ‘30. E, agli occhi di Rosi, ancora alla fine degli anni ’70) ...continua a leggere

 

SPECIALE
Maestri del cinema a cura di Antonio Vitti


Incontro con Francesco Rosi: Il mio modo di fare cinema, di Antonio C. Vitti

Sono nato a Napoli nel 1922, l’anno in cui Mussolini e i fascisti hanno cominciato a governare l’Italia. Ho vissuto i primi venti anni della mia vita in una grande città di antica storia e di forti contraddizioni. Napoli è la capitale del Sud, terra tormentata dall’arretratezza e lacerata dalla presenza secolare di criminalità organizzate molto potenti e radicate in tutto il territorio per ragioni culturali e politiche. Ho fatto studi classici e di giurisprudenza. Come molti giovani intellettuali della mia generazione sono cresciuto maturando sentimenti di avversione verso il fascismo. Le mie origini e le mie esperienze di vita quotidiana e intellettuale possono dare una spiegazione dell’impegno sociale e politico che si riscontra nella maggioranza dei miei film ...continua a leggere

 

Archivio fotografico


Ricordi e memorie: Rosi, i suoi attori e i suoi amici, a cura Antonio C. Vitti

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Recensioni di film


Il viaggio in Italia di un giovane favoloso, di Carlo Coen

Approfitto della presentazione de Il giovane favoloso a Toronto, grazie all’Italian Contemporary Film Festival, per aggiungere delle considerazioni alla recensione di Gino Tellini apparsa nel numero 4 dell’Anno II. Il film non ha avuto la diffusione che meritava, qui in Canada: è stato presentato al TIFF nel settembre 2014, ma non ha avuto particolare seguito, soprattutto se lo paragoniamo ad altre opere italiane. Tanto più appare meritoria, quindi, la decisione del Festival di ripresentarlo. ...continua a leggere

 

Piccola Patria (2013), di Alessandro Rossetto, di Claudio Mazzola

Piccola Patria è uno di quei film che ridanno fiducia alla forza comunicativa ed espressiva del cinema. E’ un film che evita qualsiasi compromesso e mette a nudo con estremo coraggio le ipocrisie e le incongruenze di quel Nord-Est troppo spesso incastrato tra triti stereotipi positivi (la locomotiva economica d’Italia) e negativi (il razzismo rampante della Liga Veneta). Alessandro Rossetto, regista al suo esordio nel cinema di finzione ma con alle spalle esperienze importanti nel documentario, racconta una realtà a lui molto familiare eppure lo fa con occhio distaccato senza mai peccare di presunzione o di paternalismo nei confronti di personaggi che, in ultima analisi, risultano tanto vivi da sembrare appena usciti da un documentario. ...continua a leggere