Sommario Numero1 AnnoV

Numero 1 - Anno V

Primavera 2017
ISSN 2372-7500

 

numero1annoV

Lettera dall'editore

Cari lettrici e lettori di Luci e Ombre


 
ho il piacere di presentarvi il nuovo numero primavera 2017 della nostra rivista in cui potrete trovare vari articoli e recensioni e interviste. Nella prima parte dedicata ai grandi maestri di cinema potrete leggere un ampio studio su Diario Notturno di Ennio Flaiano di Fabrizio Natalini, ricerca dedicata a uno dei più importanti sceneggiatori del cinema italiano che va dal 1943 al 1959, un periodo importantissimo ma poco studiato. In Verdone’s Construction of Humor in the Three Protagonists of Bianco, rosso e Verdone, Caroline Travalia analizza accuratamente in che modo Verdone sviluppa il comico nel film in questione paragonandolo ai classici della commedia all’italiana. ...continua a leggere

Antonio C. Vitti

 
 

Grandi maestri di cinema


Flaiano sceneggiatore ai tempi del “Diario notturno”, di Fabrizio Natalini

I testi contenuti nel Diario notturno vanno dal 1943 al 1956, anno della pubblicazione. È un periodo molto importante della vita dello scrittore che va dalla morte del padre Cetteo alla ricerca delle sue radici, quando – nel 1955 – si reca a Brescia per ritrovare la famiglia che lo aveva ospitato a dieci anni.
Ma è anche un periodo decisamente interessante per Flaiano uomo di cinema e assai poco studiato. Nell’ambito cinematografico si è scritto di lui, fondamentalmente a partire dal suo rapporto con Fellini, mentre il momento in oggetto è praticamente quasi ignorato. Certo in quegli anni ci sono eventi di grande rilievo, come l’esperienza de «Il Mondo» di Pannunzio, la pubblicazione di Tempo di uccidere da parte di Longanesi, la prima della commedia La guerra spiegata ai poveri al “Teatro Arlecchino” di Roma. Ma sono anche gli anni in cui il poco più che trentenne Flaiano si avvicina al cinema.
Dal 1943 al 1956 Flaiano partecipa alla scrittura di quasi ...continua a leggere

 

Verdone’s construction of humor in the three protagonists of Bianco, Rosso e Verdone, di Caroline Travalia

Introduction
In the early 1980’s Carlo Verdone picks up where Commedia all’Italiana directors like Monicelli and Risi left off, continuing the tradition of satirizing the struggles faced by Italians and the vices they share that turn them into their own worst enemies. Verdone departs from his predecessors by focusing more on the characters, who become larger-than-life exaggerations of themselves, with the storyline dropping to the background. In his first films he pays homage to his spiritual father, Alberto Sordi, through his Roman characters whose language and idiosyncrasies are the basis of the films’ absurd, self-deprecating humor. This paper focuses on Verdone’s second film, Bianco, Rosso e Verdone (1981), analyzing the reasons why the three characters interpreted by Verdone are ...continua a leggere

 

Memoria e segreto nel cinema di Roberto Andò, di Marco Olivieri

Una costante attenzione alla musica segreta del vivere caratterizza il cinema di Roberto Andò. Un cinema restituito alla sua natura di termometro artistico della contraddittorietà umana, nel tentativo di afferrare il silenzio e le note spesso impercettibili. In questo viaggio interiore, memoria e segreto risultano due componenti essenziali.
Già assistente alla regia di Francesco Rosi (Cristo si è fermato a Eboli, 1979), uno dei suoi due maestri (l’altro è Leonardo Sciascia), e di Federico Fellini (E la nave va, 1983), Michael Cimino (Il siciliano, 1987) e Francis Ford Coppola (Il padrino – Parte III, 1990), dal 1986 Andò alterna direzioni teatrali, cinematografiche e di opere liriche.
Lo sguardo poetico su una città di fantasmi, che caratterizza Diario senza date (1995), il suo esordio, in equilibrio tra documentario ed elementi di finzione, si può collegare alla fuga di immagini in dissolvenza che ritrae ...continua a leggere

 

Dalla provincia al sogno dell’America tra nostalgia e cinismo. Il cinema di Pupi Avati negli anni Zero, di Enrico Zucchi

Pupi Avati è uno dei registi italiani più prolifici del terzo millennio: dal 2000 al 2010, periodo di riferimento del presente studio, ha diretto ben undici film, a partire da I cavalieri che fecero l’impresa (2001), fino a Una sconfinata giovinezza (2010). Non v’è dubbio che egli sia stato protagonista sulla scena cinematografica italiana di questo millennio, e non soltanto in qualità di regista, ma anche di sceneggiatore, talent scout e produttore attraverso prima la A.M.A. Film, poi la DUEA Film, creando un’autentica “factory” (Nepoti 201) gestita nel tempo con la preziosa collaborazione del fratello Antonio.
La produzione avatiana degli anni Zero non è peraltro minimamente trascurabile all’interno di un discorso che vorrebbe tentare di inquadrare in senso lato la figura del nostro regista; è forse proprio con film di questi anni che egli entra di diritto a far parte di quel ...continua a leggere

 

Interviste
Speciale: Maestri del cinema a cura di Antonio Vitti


Incontro con Erico Menczer. Un cinematografaro di altri tempi, a cura di Antonio C. Vitti

Vitti: Come hai incominciato a lavorare nel mondo del cinema?
Menczer: Ho cominciato come fotografo. Usavo la macchina fotografica di mio padre, anche lui era un appassionato di cinema, una bellissima Rolleiflex che a quei tempi era il massimo. Mio padre mi insegnò a sviluppare e a stampare. Imparai in poco tempo. Avevo 12 o 13 anni e già facevo delle belle fotografie. Inoltre, in quel periodo, al tempo della guerra, andavo spesso al cinema. Ci andavo da solo perché mia madre aveva altre cose da fare, e guardavo film tedeschi. I film americani non si potevano guardare per via del regime Fascista. I film tedeschi comunque mi piacevano molto, soprattutto quando arrivò il colore. C’erano anche film italiani come “La corona di ferro” e tutta quella serie di film con gli attori di allora: Giachetti, Nazzari, Mariella Lotti, Clara Calamai. Per farla breve, la passione per il cinema e la fotografia è cresciuta sempre più dentro di me. Ci fu poi un episodio in particolare che mi mise definitivamente sulla strada del cinema: un amico più grande di me era venuto a Roma ed era andato a visitare Cinecittà. Mi disse: ...continua a leggere

 

Omaggio fotografico

Omaggio fotografico a Erico Menczer, a cura di Antonio C. Vitti

...guarda le foto!

 

Colors of Italy


Intervista a Nadia Kibout, a cura di Fred Kuwornu

Nadia Kibout, attrice francese di nascita ma in Italia da anni e con origini algerine e mauritane, formatasi in teatro ma con diverse esperienze significative anche in produzioni per il piccolo e il grande schermo. “Ali velate”, che ha partecipato a qualche festival internazionale e ricevuto una nomination per i David di Donatello, segna il suo debutto anche come regista.
 
Nadia, quando hai deciso di intraprendere il percorso di regista?
Ho deciso di intraprendere il discorso di filmmaker perché in Italia non mi sento abbastanza rappresentata nei cinema e nei teatri, nel mondo dell’arte in generale. Avevo bisogno di esprimere delle cose e dare il mio punto di vista sulla società multietnica. I registi italiani non si rendono conto di ...continua a leggere

 

Recensioni di film


L’ora legale. Regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, a cura di Mavie Parisi

In un paesino di fantasia della costa nord della Sicilia, è in corso la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco.
Due i contendenti, il sindaco uscente, Patanè, uomo corrotto, visibilmente dedito al malaffare, per il quale ogni occasione è buona per favorire traffici e affari di amici e parenti e il Professor Natoli, un insegnante di liceo onesto e pieno di buoni propositi, riassunti nel suo programma elettorale che si propone la riqualifica etica ed estetica del territorio.
La vittoria dell’uscente Patané sembra scontata, eppure, a sorpresa, vince Natoli.
Sarà che nel paese si è diffusa un’improvvisa voglia di legalità, sarà che il vecchio sindaco ne ha combinata una particolarmente grossa, fatto sta che finalmente sembra soffiare aria pulita. ...continua a leggere

 

Sully. Regia di Clint Eastwood, a cura di Mavie Parisi

Se siete aero fobici (io lo sono) e andate a vedere Sully nel tentativo di tranquillizzarvi (come ho fatto io), dimenticatelo.
E’ vero che parla di un disastro evitato, è vero che dimostra come un aereo possa planare e tentare di atterrare anche con entrambi i motori in avaria, ma il paio di minuti intercorsi tra la presa di coscienza del problema da parte del comandante e la sua successiva decisione di atterrare sull’Hudson sembrano davvero troppo pochi per guardarli con occhio sereno, sebbene nell’occasione specifica la loro leggerezza sia comunque riuscita a tenere il peso della vita di più di centocinquanta persone.
A ingigantire il senso di smarrimento contribuisce la consapevolezza che si parla di una storia vera, tratta dall’autobiografia ...continua a leggere

 

Fuori campo – storie di Rom nell’Italia di oggi. Un documentario di Sergio Panariello, a cura di Angela Brindisi

Il cinema nasce documentario. La grande novità rappresentata dal cinematografo dei fratelli Lumière, alle soglie del Novecento (novità che ne decreta l’immediato successo e la capillare diffusione in tutto il mondo), non può essere attribuita unicamente alla sua capacità di registrare e riprodurre la realtà così come l’uomo la esperisce e percepisce, ovvero “in movimento”; ma anche all’opportunità, fornita agli spettatori, di conoscere paesi, popoli e paesaggi sconosciuti.
Da Niagara, prodotto dagli stessi Lumière, a Un viaggio al Chaco di Roberto Omegna, da Cirenaica di Luca Comerio a Nanuk l’eschimese di Robert Flaherty, il documentario dei primi anni della storia del cinema contribuisce in maniera decisiva allo svelamento di territori “altri” e culture inedite, che, anche nella loro semplicità, risultano sorprendenti. ...continua a leggere

 

Io sto con la sposa. Arriva il momento in cui devi decidere da che parte stare. Un documentario di Antonio Augugliaro, Gabriele del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, a cura di Angela Brindisi

Secondo la celebre definizione di Edgar Morin, il «cinéma vérité» è un modo di fare cinema che supera «l’opposizione fra cinema romanzesco e cinema documentaristico […]; un cinema di autenticità totale, vero come un documentario ma col contenuto di un film romanzesco, cioè col contenuto della vita soggettiva».
Dopo aver visto Io sto con la sposa, non puoi fare a meno di pensare al sociologo francese e al suo concetto di «cinéma vérité». Il film di Antonio Augugliaro, Gabriele del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, è, infatti, un documentario tout court che racconta la vicenda di cinque rifugiati siriani e palestinesi, scampati alla morte in mare, che sognano di raggiungere la Svezia, e, nello stesso tempo, un road movie contemporaneo, che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima inquadratura. ...continua a leggere