Articoli Sezione: Maestri di cinema

07 Oct

Incontro con Francesco Rosi: Il mio modo di fare cinema, di Antonio C. Vitti

copertina_numero2_annoIII_180

Sono nato a Napoli nel 1922, l’anno in cui Mussolini e i fascisti hanno cominciato a governare l’Italia. Ho vissuto i primi venti anni della mia vita in una grande città di antica storia e di forti contraddizioni. Napoli è la capitale del Sud, terra tormentata dall’arretratezza e lacerata dalla presenza secolare di criminalità organizzate molto potenti e radicate in tutto il territorio per ragioni culturali e politiche. Ho fatto studi classici e di giurisprudenza. Come molti giovani intellettuali della mia generazione sono cresciuto maturando sentimenti di avversione verso il fascismo. Le mie origini e le mie esperienze di vita quotidiana e intellettuale possono dare una spiegazione dell’impegno sociale e politico che si riscontra nella maggioranza dei miei film ...continua a leggere

 

07 May

San Miniato 1944: Attila e le belle contrade, di Luca Baiada

copertina_numero1_annoIII_160

Il 22 luglio 1944, sangue nel duomo di San Miniato, suggestiva cittadina del Valdarno pisano. Si ricordano 55 morti, compresi i bambini, ma la cifra vera potrebbe essere più alta, e ci potrebbero essere sorprese. In guerra in altri casi si muore in chiesa, ma qui è una carneficina. E in guerra ci sono preti che cadono insieme ai fedeli, ma dei 55 a San Miniato nessuno è un chierico.
Il fronte è vicinissimo. Al mattino i tedeschi hanno concentrato in piazza molti civili. Con la collaborazione del vescovo Ugo Giubbi, li hanno fatti entrare in chiesa. Il vescovo esorta a fare la comunione, dà una benedizione (qualcuno ricorda una vera e propria assoluzione e la dispensa dal digiuno eucaristico). Poi distribuisce immaginette, e se ne va poco dopo le nove. Alle dieci c’è la strage ...continua a leggere

 

07 May

Intervista a Giuseppe Tornatore, di Antonio C. Vitti

copertina_numero1_annoIII_160

Tornatore: Fare cinema per me significa più cose, da un lato è la realizzazione di un mio sogno antico, quello di fare film e, in particolar modo,il regista di film che mi sarebbe piaciuto vedere da spettatore. Fare cinema, però, significa soprattutto esprimere attraverso il linguaggio cinematografico quei sentimenti, quei pensieri che non riesco a esprimere in altri linguaggi. E’ il modo più impegnativo, più personale, più interiore di comunicare con gli altri.
Vitti: Come hai imparato a fare cinema?
Tornatore: Non ho imparato a fare cinema con lo studio, con la scuola, che forse poi è il modo più corretto, ma ho imparato a fare cinema cominciando da ...continua a leggere

 

16 Sep

Una visione del mondo e del documentario: incontro con Giovanna Taviani, di Antonio C. Vitti

copertina_numero3_annoII_160

Vitti: Che significa per te fare cinema?
Giovanna Taviani: il cinema per me è una finestra aperta sul mondo non un esercizio di stile. Film come Paisà, Germania anno zero, La terra trema hanno raccontato al mondo le macerie del nostro paese mentre inventavano un modo nuovo di fare cinema. Voglio dire che per me fare cinema è prima di tutto fare politica culturale. Per questo quando gli studenti mi chiedono come si fa il cinema, io rispondo che un film non si fa senza ...continua a leggere

 

24 Apr

Incontro con Francesco Rosi, di Antonio C. Vitti

copertina_numero2_annoII_160

Vitti: Volevo brevemente soffermarmi su quelli che ritengo gli aspetti più importanti del film La tregua e non tanto del testo di Primo Levi.
Penso che sia molto difficile per un regista tradurre un’opera come quella di Levi in film, perché l’argomento trattato, rappresenta uno dei momenti più dolorosi della storia umana: l’Olocausto. Rileggendo ...continua a leggere

 
 

22 Feb

Incontro con Peter Lilienthal, di Antonio Vitti

copertina_numero1_annoII_160

Vitti: So che a lei non piace parlare del suo passato, e so che non le piace essere nostalgico, ma potrebbe dirci qualcosa sulla sua formazione in Germania e di quando si è trasferito in Uruguay?
Lilienthal: Non ho avuto una vera e propria formazione in Germania, perché era troppo difficile per un bambino. ...continua a leggere

 
 
 

22 Feb

Incontro con Carlo Lizzani, a cura di Antonio Vitti

copertina_numero4_annoI_160

In questa carrellata sulla mia vita, che mi fa apparire un po’ come un personaggio alla “Zelig”, c’è ancora da aggiungere che io sono anche Major of the United States Army. Ho anche il tesserino. Vi starete chiedendo come io, un italiano, possa essere un graduato dell’esercito degli Stati Uniti. Era il 1971, io ero un appassionato di documentari e avevo una gran voglia di scoprire il Mondo attraverso il cinema. In quegli anni ...continua a leggere

 

22 Feb

Lezione sul Neorealismo: intervento di Vittorio Taviani, a cura di Antonio Vitti

copertina_numero4_annoI_160

Paolo ha ottant’anni ed io ne ho ottantatré, ai tempi del Neorealismo, quindi, eravamo dei ragazzini.
Nel 1947-48 l’Europa si era appena liberata dal nazismo e dal fascismo. La guerra era terminata da poco ed era passata dalla nostra bella cittadina toscana, San Miniato, lasciandosi dietro morti e macerie. La nostra casa è stata la prima ad esser distrutta, perché mio padre era uno dei pochissimi anti-fascisti ...continua a leggere