Articoli Sezione: Grandi maestri e grandi film

16 Apr

Un racconto, di Mavie Parisi

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- Pronto, chi parla?
- Buongiorno, siamo della xxxproduction, con sede a XXX.
- Buongiorno, mi dica, in cosa posso esservi utile?
- Telefoniamo perché uno dei nostri addetti stampa ha ricevuto una chiamata da yyy, il famoso regista, che si è innamorato della storia narrata nel suo ultimo romanzo e ci ha proposto di farne un film. Le telefonavamo per discutere dell’acquisto dei diritti…

Sogni, sogni, sogni.
Non credo che ci sia scrittore al mondo che non covi il desiderio di ricevere una simile telefonata, specialmente quando rileggendo il proprio romanzo ne immagina le scene proiettate sul grande schermo e addirittura comincia a fantasticare su quali attori o attrici possano interpretare i vari ruoli.
Io non l’ho mai ricevuta (non ancora, almeno), ma conosco una persona che questa situazione l’ha vissuta per ben due volte.
Si tratta del mio amico nonché eccellente scrittore Francesco Costa.
Ma lasciamo che sia lui stesso a raccontare.

Il primo e il secondo dei miei sette romanzi, “La volpe a tre  zampe” e “L’imbroglio nel lenzuolo”, sono stati trasposti sul grande schermo. ...continua a leggere

 

16 Apr

A Very Seductive Body Politic, Nicoletta Marini Maio, Mimesis International, 2015 , di Maria Rosaria Vitti-Alexander

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A very Seductive Body Politic is an interesting study according to thematic, stylistic and generic lines of the relationship between the world of cinema and Silvio Berlusconi. In the introductory chapter, the author proposes to “map {…} the representations of Berlusconi in cinema as a meaningful way to navigate Berlusconismo” that is from the time of Berlusconi’s entrance in politics to 2011, to that of his resignation.
The book is divided in five chapters an Epilogue and an Appendix. The Final Appendix contains a brief summary of Berlusconi’s political life, his entrance into the political arena in 1994, announced with the well-known discesa in campo (entering the field – terminology used in the world of soccer), broadcasted on his private TV networks. The author continues the narration of the creation of Berlusconi’s first political party Forza Italia in 1994, which later in 2008, with its fusion with the other right wing party, became Il Popolo della Libertà. ...continua a leggere

 

16 Apr

Mia madre (2015) di Nanni Moretti, di Mavie Parisi

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Moretti torna a parlare del dolore e della perdita, in quello che è stato definito il suo miglior film dopo La stanza del figlio. E’ una storia sull’elaborazione del lutto e sul senso di inadeguatezza nonché una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione, tra cinema e mondo reale.
Intensamente autobiografico, anche, ma non solo, perché nella realtà la madre del regista muore mentre lui è impegnato nel montaggio di Habemus Papam, narra la storia di una regista alle prese con un nuovo e complicato film sull’occupazione da parte degli operai di una fabbrica che è stata venduta a una multinazionale il cui manager intende rimettere in sesto operando dei licenziamenti.
La regista, interpretata da una Margherita Buy che ha vinto il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attrice, non riesce a concentrarsi come dovrebbe sul suo ...continua a leggere

 

16 Apr

Recensione di 1893. L’inchiesta di Nella Condorelli, di Lisa Dolasinski

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“Che cosa si doveva fare? La mia domanda era questa.” 1893. L’inchiesta, il film documentario di Nella Condorelli, si apre con questa domanda retorica del giornalista veneto Adolfo Rossi. Tramite la raccolta di corrispondenze e articoli di Rossi e l’intervento di testimoni storici dell’epoca, il film rievoca un momento storico dimenticato dalla Storia italiana: le lotte per i diritti del lavoro dei Fasci Siciliani dei Lavoratori.
Il 1893, l’anno da cui il film trae il suo nome , segnala il periodo più importante del movimento contadino siciliano (1891-1894) del diciannovesimo secolo. Nell’ottobre di quell’anno scoppiò lo sciopero italiano più lungo e sanguinoso dell’epoca. Ricordato come “la prima grande rivolta popolare antimafia dell’Italia moderna e contemporanea,” questo sciopero è notevole per due motivi principali: fu compiuto da un numero impressionante di contadini, braccianti e operai delle miniere siciliane (più di 300.000), e inoltre , i manifestanti riuscirono a resistere a ogni oppressione per ...continua a leggere

 

16 Apr

Sul finale di “La dolce vita”, di Fabrizio Natalini

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La sequenza finale di La dolce vita, Marcello e Paolina sulla spiaggia di Fregene
Nel mio libro Un amore a Roma dal romanzo al film, Roma, Artemide, 2010, affrontavo la genesi del film che, nel 1960, Dino Risi aveva diretto basandosi su una sceneggiatura che Ennio Flaiano aveva tratto dall’omonimo romanzo di Ercole Patti. Nell’analisi evidenziavo come alcune soluzioni narrative dello scrittore catanese fossero confluite ne La dolce vita di Federico Fellini. Diverse analogie e similitudini - a partire dal nome del protagonista - e, in particolare, il finale che in entrambi i casi vede l’incontro fra un uomo e una ragazza sulla spiaggia di Fregene, località marina poco distante dalla Capitale.
Nella mia ricostruzione ipotizzavo quella che a mio avviso è una evenienza plausibile, e cioè che Flaiano, nell’estate del 1958, proprio a Fregene, nello scrivere nella casa di Fellini la sceneggiatura di La dolce vita, con il regista e Tullio Pinelli, si fosse ricordato della chiusa del libro di Patti, pubblicato due anni prima, in cui il protagonista aveva un simbolico incontro, una rivelazione finale (epifania finale), con una giovinetta su ...continua a leggere

 

16 Apr

“Comizi d’amore”, frammenti di un discorso politico, di Mauro Mangano

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Il film è Comizi d’amore, l’artista geniale è Pier Paolo Pasolini. L’anno il 1963. Recente il lavoro su Accattone, Mamma Roma, La Ricotta, in corso quello sul Vangelo secondo Matteo. Eppure Pasolini dedica alcuni mesi ad un’opera del tutto differente dalle altre, un film costruito montando delle interviste raccolte da Pasolini stesso in un percorso di ricerca breve ma intenso svolto per tutta la penisola italiana, ponendo domande sul sesso e l’amore sia a personaggi celebri, da Peppino di Capri ai calciatori del Bologna, da Giuseppe Ungaretti ad Oriana Fallaci, sia a persone comuni, di ogni estrazione sociale ed età, contadini, studenti, impiegati. Il risultato è una sorta di film documentario, o film verità, come lo definirà Alberto Moravia in una scena in cui conversa con Pasolini e Cesare Musatti, montata quasi all’inizio della pellicola. Il termine film verità, però, può essere legittimo per la tecnica della presa diretta, e per l’indubbia immediatezza dei dialoghi, che sono reali interviste e non seguono certo un copione sceneggiato, ma rischia di trarre in inganno, perché i Comizi d’amore sono un’opera attentamente ...continua a leggere

 

16 Apr

The Creationary Assemblage in Antonioni’s Red Desert and Zabriskie Point Antonioni, Deleuze, and the Creationary Assemblage, di Andrew Korn

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Italian director Michelangelo Antonioni’s color films Deserto rosso (Red Desert, 1964) and Zabriskie Point (1970) register a great shift in the filmmaker’s attitude toward the developments of Western society in the second half of the twentieth century. Red Desert tells the story of Giuliana (Monica Vitti), a young middleclass woman who struggles to survive a case of neurosis in her rapidly industrializing city of Ravenna, Italy. In a number of interviews taken around the making of the film in mid-1960s Italy, Antonioni maintains a general acceptance of the capitalist development of Italian society occurring at this time, expressing his fascination with the ways modernity transforms individuals and their environment:
The lines and curves of factories and their chimneys can be more beautiful than the outline of trees, which we are already too accustomed to seeing. It is a rich world, alive and serviceable. I have to say that the neurosis I sought to describe in Red Desert is above all a matter of adjusting. ...continua a leggere

 

16 Apr

L’epico-religioso e il comico-popolare, di Roberto De Gaetano

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Auerbach in Mimesis pone un punto di cesura importante, nella sua analisi del realismo nella let- teratura occidentale, tra il realismo antico e quello delle scritture evangeliche:
L’antica norma stilistica per cui l’imitazione del reale, la descrizione del quotidiano qualunque non poteva essere che comica (o tutt’al più idilliaca) è dunque inconciliabile con la rappresentazione di forze storiche, non appena questa cerchi di dar figura concreta alle cose, poiché allora è costretta a discendere nelle profondità quotidiane e ordinarie della vita popolare e deve prendere sul serio ciò che vi incontra1. (Auerbach 52)
L’esempio scelto da Auerbach è la scena della rinnegazione di Pietro nel Nuovo Testamento: “è troppo seria per la commedia, troppo d’ogni giorno e attuale per la tragedia, politicamente troppo irrilevante per la storiografia, ed ha assunto una forma di immedia- tezza che non si dà nelle letterature antiche” (53).
Ciò che le Sacre Scritture mettono radicalmente in questione è la “separazione degli stili,” per cui “tutto quello che è quotidiano, deve essere ...continua a leggere

 

16 Apr

Pier Paolo Pasolini a New York, di Dario Luigi Maria Celli

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Accompagnare un italiano che per la prima volta mette il piede negli Stati Uniti è sempre una esperienza interessante. Perché in quel modo si può “vedere” l’America attraverso gli occhi “vergini” di chi, dell’America, avrà sentito migliaia di giudizi, così come ne avrà letto su centinaia di libri. Ma se l’“esploratore” del Nuovo Mondo si chiama Pier Paolo Pasolini è facile capire che il suo punto di vista diventa eccezionale.
Siamo alla fine dell’estate del 1966.
Le Torri Gemelle erano ancora in fase di completamento: c’era già la Torre Nord (iniziata due anni prima); ma lo skyline di New York non comprendeva ancora la Torre Sud, la cui costruzione sarebbe iniziata due anni dopo.
Pier Paolo Pasolini è nel continente americano per la presentazione, a Montreal, in Canada, dei suoi film “Accattone” e “Uccellacci e Uccellini”. Una volta terminati i suoi impegni canadesi, Pasolini, editorialista del Corriere della Sera, aveva previsto di incontrare a New York Oriana Fallaci, che da tempo risiedeva nella Grande Mela dove era corrispondente del settimanale Europeo e del Gruppo Rizzoli, del quale faceva parte, allora, il Corriere. I due non si erano mai conosciuti di persona, e fra loro avevano intrattenuto soltanto un ricco contatto epistolare.
Non era mai stato a Nuova York, Pasolini.
E immagino che da comunista - seppur “scomodo” qual era - si avvicinò alla città e all’America con ...continua a leggere

 

16 Apr

Cinema come magia collettiva, come compagno di giochi creativi nell’opera di Parise, di Gian Piero Brunetta

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Queste poche righe che Andrea Zanzotto dedica, nell’Introduzione ai due volumi dei Meridiani Mondadori del 1987, alla presenza di Parise nel cinema italiano del dopoguerra, e questa sua overevaluation del suo contributo cinematografico hanno brillato da subito come fosfeni, nella galassia di citazioni per me importanti in quegli anni sia per il lavoro sul cinema italiano, che per quello relativo alla storia dello spettatore nel buio della sala - o dell’icononauta, come mi è piaciuto chiamarlo - e delle sue emozioni.
Grazie alla suggestione delle parole di Zanzotto mi era piaciuto già allora cominciare a pensare al Parise cinematografico come al rappresentante italiano più significativo e fecondante, anche se inconsapevole, di quel genere letterario spagnolo grottesco e insensato di critica alla società, inaugurato da Ramón Maria del Valle-Inclán che va sotto il nome di esperpento. E in questa direzione credo si possa ancora lavorare prendendo in considerazione sia i suoi soggetti originali che le rielaborazioni di romanzi altrui. ...continua a leggere

 

16 Apr

Uccellacci e Uccellini: Il “Miracolo a Roma” di Pasolini, di Enrico Bernard

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I due principali protagonisti – le due “P” maiuscole dall’iniziale del nome - della letteratura italiana del Novecento, Pirandello e Pasolini, sfuggono ad analisi settoriali. Le loro opere sono infatti il frutto di sinergie di teatro e cinema, narrativa e poesia, saggistica e giornalismo, ove le arti visive concorrono tutte insieme nell’attività creativa. Senza contare che sia Pirandello che Pasolini non si sono esiliati in una “torre d’avorio” intellettuale, ma sono scesi in campo, con modalità diverse relativamente ai tempi, prendendo posizioni politiche, come il fascismo “critico” del primo e il marxismo altrettanto critico del secondo, aggiungendo così una ulteriore “P,” la “Politica,” alla loro biografia. Tuttavia non sempre la critica ha trovato gli strumenti e i criteri adatti ad affrontare a 360 gradi autori cosí complessi e poliedrici.
L’esigenza di un nuovo atteggiamento e organizzazione della ricerca delle cosiddette scienze umanistiche è sostenuta da Mario Praz che affronta la questione dal punto di vista metodologico: ...continua a leggere

 

16 Apr

Fellini segreto, di Fabrizio Natalini

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Nell’inverno del 2011 è avvenuto un evento a dir poco singolare: la ricomparsa, dalle nebbie della memoria, di un “tesoretto” dimenticato: un raccoglitore colmo d’inediti felliniani, sceneggiature e appunti considerati perduti. A definire “tesoretto” e “scrigno” questo faldone è stata Alessandra Mammì, sulle pagine de «L’Espresso» del 10 marzo 2011. Come racconta la giornalista, inviata della sezione Cultura del settimanale romano, la scoperta era stata della regista Cecilia Mangini, una «ottantenne infaticabile e piena di energia» che nella sua lunga carriera ha diretto opere come Stendalì (1960) e La canta delle marane (1962), scritte da Pier Paolo Pasolini, e All’armi siam fascisti (1962), codiretto con il marito Lino Del Fra e con Lino Miccichè.
Ma dire questo di lei è quasi pleonastico. Chiunque si occupi di cultura italiana la conosce come un’autentica protagonista del nostro cinema degli anni ...continua a leggere