Articoli Sezione: Grandi film e cinema e storia

08 Oct

La mafia senza gloria in Placido Rizzotto, di Veronica Vegna

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Nel cinema italiano, la mafia siciliana è stata oggetto privilegiato della macchina da presa, contribuendo alla creazione di un’aura di mistero ed esercitando una sorta di fascinazione sul pubblico. In film come In nome della legge (1949) di Pietro Germi, ad esempio, al tema della lotta contro Cosa Nostra da parte del giovane pretore Guido Schiavi, si affianca anche quello della “vecchia mafia”, retta dall’onore e pronta a fare giustizia arrogandosi i compiti di uno Stato assente. I mafiosi siciliani, osservava il critico Vittorio Albano, «sono apparsi nel cinema italiano come fuorilegge, ma anche come giustizieri, con un proprio codice d’onore, e con un rigoroso rispetto degli avversari che sanno combattere lealmente». Nel caso de In nome della legge, la mitizzazione del fenomeno mafioso si innesta in una visione complessiva da parte del regista di una Sicilia avvolta nel mistero che, come spiega la voce fuoricampo all’inizio del film, «il forestiero non comprende». ...continua a leggere

 

08 Oct

From Sicily to Galveston: The Story of the Lost Actors of La Terra Trema and their Famous Film, by Circe Sturm

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In this essay, I tell a story of Sicilian actors, lost and found, and of the famous film they helped bring to life. The frame is the little known history of the Sicilian fishermen and their families who moved from Aci Trezza, Sicily to Galveston, Texas in the post WWII period. In their youth, when they were still living in Sicily, many of the elderly members of this community played key roles in Visconti’s 1948 neorealist masterpiece, La Terra Trema. Though this docudrama garnered critical acclaim, in large part due to the nuanced performances of these non-professional actors, most of them never saw the film that made Visconti famous until the mid 1980s. Drawing from archival research and ethnographic interviews, I recount the reactions that these “lost” actors had to the film when it was finally screened for them in Galveston, Texas, and explore what these responses might teach us about the ongoing significance of class and creative labor in Italian American experience. ...continua a leggere

 

08 Oct

Contemporary Italian Science Fiction Film: The Future of Italy, by Rob Rushing

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In a recent article, I argued that Italian science fiction films have historically been distinguished by two particular features. The first is a reluctance to imagine a serious Italian future (that is, the existence or even traces of the Italian nation state, but also italianità as an available ethnic identity). Recent films that do imagine an Italian future have been either parodic (Fascisti su Marte, InvaXön) or do so only in order to imagine the end of Italy and the rest of the world (L’arrivo di Wang, L’ultimo extraterrestre). In “Fortuna e politica” (“Chance and Politics”), the Italian philosopher Roberto Esposito has suggested that this hesitation in the face of the future is provoked by a profoundly Italian understanding of history as radically contingent, an understanding he traces to foundational figures like Giordano Bruno and Machiavelli. ...continua a leggere

 

08 Oct

Tutti a casa, di Fabrizio Natalini

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Alla fine di agosto 2006 è stata distribuita in Italia un’edizione in dvd di Tutti a casa di Luigi Comencini della durata di circa 117 minuti, che riporta sulla copertina la formula: “Video e audio restaurati da negativo originale”. Nessuna enfasi è stata data a questa iniziativa, che non ha avuto, d’altronde, alcun rilievo sulla stampa. Questa versione di 117 minuti sembra essere, approssimativamente, quella di 120 minuti, l’originale durata di proiezione del film, se si considera che la scheda Anica dall’Archivio del cinema italiano, dedotta dal visto di censura, riportava per Tutti a casa la lunghezza di ...continua a leggere

 

08 Oct

Roma ore 11 di Giuseppe De Santis: una sinfonia architettonica, di Sebastiano Lucci

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Con Roma ore 11 De Santis raffigura l’Italia del primo dopoguerra e le sue più drammatiche realtà attraverso la rappresentazione di un mondo sostanzialmente al femminile.
Le loro storie, sovrapponendosi, costituiscono il nucleo del film che prende spunto da un drammatico fatto di cronaca: il crollo delle scale avvenuto lunedì 15 gennaio 1951 in Via Savoia 31, dove erano accorse numerose donne per un unico posto di lavoro come dattilografa. Nell’incidente molte di loro rimangono ferite e una di loro – Anna Maria Baraldi - perde la vita. ...continua a leggere

 

18 May

Napoli 1799 – Napoli 1943: perché una rivoluzione fallisce e un ‘gioco da scugnizzi’ riesce, di Elisa Marani

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Perché la Rivoluzione Napoletana del 1799 è fallita? E perché invece le «Quattro giornate» di Napoli del 1943 riuscirono? I due episodi azionano nella memoria collettiva una associazione di idee quasi automatica: il primo viene ricordato come il tentativo fallimentare di trapiantare in Italia l’esperienza rivoluzionaria francese dell’ ’89, mentre l’altro resta impresso come momento glorioso nella storia nazionale nella lotta contro il nazismo.
Ma è proprio cosi? Il corso della storia e il ‘destino’ dei popoli non si possono spiegare soltanto attraverso categorie storiografiche. Come nella vita dei singoli, così pure nella vita di ogni Paese, non c’è nulla di causale nel fallimento e nel successo di un accadimento, ci sono sempre delle ragioni, più o meno evidenti, che concorrono a tracciare un percorso in una direzione o nell’altra. ...continua a leggere

 

17 May

Novecento tra poesia e politica: Bertolucci e il teatro popolare dei burattini, di Federico Pacchioni

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Siamo nel parmense, durante lo sciopero generale agrario del 1908. I figli degli scioperanti vengono mandati a Genova dove il “Soccorso Rosso” si prenderà cura di loro. Aspettando la partenza del treno, genitori e bambini assistono a uno spettacolo di burattini in piazza. Lo spettacolo pur offrendo un ultimo momento di distrazione e di risata prima della separazione diviene anche voce del rancore collettivo verso i padroni e le autorità. Il dialogo tra Fagiolino (o Fasolino) e Sandrone, i due protagonisti in scena, sottolinea lo svolgersi dello sciopero e i motivi della partenza, e provoca il riso con gli strafalcioni di Sandrone rintuzzati dall’arguzia di Fagiolino. I burattini iniziano presto a incitare allo sciopero generale e alla rivoluzione, al che sopraggiungono due burattini carabinieri, che Fagiolino e Sandrone accolgono con sonanti bastonate. La scena attira l’attenzione di due veri carabinieri a cavallo i quali si scagliano contro il teatrino prendendolo a sciabolate, facendo esplodere il pubblico sdegnato in una sassaiola contro i militari. ...continua a leggere

 

17 May

Dov’è la libertà? Roberto Rossellini e il fantasma della Shoah, di Vincenza Iadevaia

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Per molti anni, il silenzio intorno alla questione ebraica, diventa per il cinema italiano assordante e insormontabile. In relazione all’Olocausto, sarebbe doveroso chiedersi in che posizione si colloca la produzione cinematografica di Roberto Rossellini. L’assenza di un dibattito intorno alla tragedia degli ebrei, alla loro deportazione, e allo sterminio di massa, fa da sfondo, infatti, non solo alla società italiana degli anni post-guerra, ma anche al mondo del cinema. Nell’analizzare la cinematografia del regista romano, pur emergendo da essa una profonda e lucida attenzione agli eventi, alla storia e alle tragedie, qualcosa sfugge, o perché non tutto è possibile raccontare o perché anche quel cinema che può raccontare il reale, in realtà ha i suoi limiti. Il silenzio che avvolge la questione ebraica, colpisce, infatti, lo stesso Rossellini che sembra non voler entrare nell’argomento. Nell’episodio del film Paisà - Il Protestante e il Cristiano - la figura dell’ebreo è solo accennata, dal momento che si vuole sottolineare l’effetto esagerato delle reazioni dei monaci cristiani italiani pronti a salvarne le anime invocando la conversione. ...continua a leggere

 

17 May

A Woman, A History, A Movie: Ida Dalser’s Tragic Resistance From History To Film, di Marianna De Tollis

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In 2009, the Italian movie director, actor, and screenwriter, Marco Bellocchio, decides to bring to life, on the big screen, an historical yet political movie entitled Vincere; the only Italian movie that would be presented for an Award at the festival of Cannes in the spring of the same year. Bellocchio decides to present an atypical historical/political account in which he focuses not on the life-story of the fascist leader, Benito Mussolini (Filippo Timi), but rather on that of a mysterious/forgotten woman, Ida Irene Dalser (Giovanna Mezzogiorno), who claimed, “again and again,” to be the first wife of the Duce. This woman is, according to Natalia Aspesi, “quella Ida Dalser che [Mussolini] avrebbe poi sposato (forse) con matrimonio religioso in 1914” – “that Ida Dalser whom [Mussolini] will eventually marry (perhaps) with a religious ceremony in 1914” (La Repubblica). ...continua a leggere

 

17 May

Roma come Vienna: L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento, di Carlo Coen

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Le migliori opere di Dario Argento dominano il decennio 1970-1980 e non è certamente casuale che la maggioranza dei contributi a lui dedicati si incentrino sul suo primo decennio di produzione; la letteratura critica, che si è spesso accompagnata a numerosi libri-intervista, lo ha classificato molto di frequente come auteur nel senso proprio del termine: i film di Argento sono ampiamente riconoscibili e l’impronta del regista, che esercita un profondo e totale controllo su di essi, pervade l’intera sua opera.
Che si possa o no parlare in modo convenzionale di “Autore”, dunque, quello di Argento è di certo un mondo coerente, riconoscibile al primo sguardo, popolato com’è di gesti rituali ricorrenti, di ossessioni reiterate, di costanti riconoscibili che a volte “confondono” i film del Nostro in un grande magma compatto (Zagarrio 19). ...continua a leggere