Articoli Sezione: Cinema italiano contemporaneo

10 Dec

Appearances and Disapperances: Berlusconi’s Dictating Images, di Pasquale Verdicchio

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The end of the first decade of this 21st century left a definitive mark of the times on the Italian political landscape. On November 13, 2011, President Giorgio Napolitano appointed Mario Monti to guide an appointed technocratic government to replace Berlusconi’s videocracy, in what turned out to be a series of unelected, patchwork governments. The “apparent” resignation of a prime minister who preferred to be called “president” might suggest that the depths of appearances have yet to be plumbed in this series of events. Berlusconi’s much touted end was not the first but simply another disappearance to be followed by another re-appearance. The shift from democracy to videocracy was ...continua a leggere

 

10 Dec

Listening to the Invisible: Re-establishing Personhood in Migrant Documentary Film, di Cara Takakjian

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On December 13, 2011, two Senegalese street vendors were shot and killed by a far-right extremist in the Piazza Dalmazia market in Florence. The attacker then shot and wounded three more Senegalese traders in the San Lorenzo market, before killing himself as police closed in. The shootings added to a growing list of race-related attacks in Europe over the past ten years, including notable incidents in Sweden, Belgium, Norway and the UK. On December 14, 2011, an Italian sociologist living in Senegal, Chiara Barison, sat in the central market in Sandaga, Dakar and distributed a letter to the Senegalese community, asking forgiveness for the atrocious act: “A tutti i miei fratelli e sorelle senegalesi chiedo scusa. Vi prego di perdonare. Di ...continua a leggere

 

10 Dec

Tornatore: l’immagine dominante in Nuovo Cinema Paradiso, Malèna e La migliore offerta, di Stefano Socci

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Un destino antico
Tornato a Giancaldo, in Sicilia, per partecipare al funerale di Alfredo (Philippe Noiret), il maturo Salvatore Di Vita, detto Totò (Jacques Perrin), firma un autografo in un bar (è un noto regista cinematografico), poi guarda verso l’esterno e, per l’emozione, il bicchiere gli sfugge: la caduta viene rallentata, marcando una sospensione che ci conduce a un’immagine di trent’anni prima. Fuori dal bar, Elena (Agnese Nano), la ragazza che ha molto amato, gli appare identica – bella, bionda, giovane e sorridente – mentre, per lui, il tempo non è trascorso invano. Questa breve scena di Nuovo Cinema Paradiso (1988) è il prologo di una singolare investigazione che culmina nell’incontro fra ...continua a leggere

 

10 Dec

Declinazioni provinciali e globali di Livorno nel cinema di Paolo Virzì , di Meris Nicoletto

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Introduzione
Quando Paolo Virzì debutta alla regia con La bella vita (1994) siamo quasi nel pieno degli anni Novanta, in cui da un lato si sono prodotte commedie con budget limitati, ma con velleità autoriali anche legittime: Turné (1990) di Gabriele Salvatores, Chiedi la luna (1991) di Giuseppe Piccioni, Vito e gli altri (1991) di Antonio Capuano, Il ladro di bambini (1991) di Gianni Amelio, Verso Sud (1992) di Pasquale Pozzessere, Il grande cocomero (1993) di Francesca Archibugi, Bonus malus (1993), di Vito Zagarrio, Senza pelle (1994) di Alessandro D’Alatri, L’amore molesto (1995) di Mario Martone, La seconda volta (1995) di Mimmo Calopresti, Vesna va veloce (1996) di Carlo Mazzacurati, Mery per sempre (1988), Ragazzi fuori (1990) di Marco Risi e Ultrà (1991) di Ricky Tognazzi ...continua a leggere

 

10 Dec

Cinema e diplomazia universale, di Gian Piero Brunetta

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Ringrazio gli organizzatori di questo incontro, che mi auguro possa essere il trampolino per futuri studi e lavori dedicati al cinema come agente di diplomazia culturale - magari promossi ancora dall’ISPI - terreno in cui cui finora si è fatto ben poco.
Anche se su questo tema si comincia a riflettere fin dalla metà degli anni venti.
Mi servo subito, a questo proposito, delle parole di Charles Pathe nel 1926 alla vigilia della creazione in Italia dell’Istituto della cinematografia educativa, organo della Società delle Nazioni e, a mio parere, primo tentativo d’uso diplomatico del cinema da parte di un organismo internazionale: ...continua a leggere

 

24 Apr

La grande bellezza e la decadenza italiana, di Alessandro Tarsia

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In Italia si va avanti a ventenni: vent’anni di fascismo, vent’anni di berlusconismo. Erano quasi vent’anni che un film italiano non vinceva un Oscar: il film di Sorrentino, fra le altre cose, spiega bene perché. La grande bellezza è un film sulla decadenza dell’Italia: un tracollo economico, culturale e, soprattutto, umano. Il regista è stato giustamente paragonato a Fellini: oltre che dalle ...continua a leggere

 

24 Apr

Causarum cognitio: La grande bellezza di Sorrentino, di Stefano Socci

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1. Bellezza, tempo, viaggio
Jep Gambardella (Toni Servillo), sessantacinquenne elegante, giornalista e scrittore in cronica latenza d’ispirazione, segue l’amico Stefano per visitare un palazzo romano (in cui tre anziane principesse stanno giocando un’emblematica partita a carte) e il suo magico giardino segreto dove, per un attimo, s’incanta nella contemplazione dei pini sotto la luna. Un discorso su La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino può partire anche da qui ...continua a leggere

 

24 Apr

Il trionfo tutto italiano del nichilismo di massa, di Marco Gatto

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Lo ha detto con chiarezza Ermanno Rea in un libro di qualche anno fa: l’Italia appare oggi abitata non da cittadini consapevoli, ma da sudditi deresponsabilizzati, i quali, pronti a chinare il capo di fronte al potente di turno, hanno smesso di esercitare i loro diritti, a beneficio del loro solipsistico e privato interesse di parte. E questa Italia, fatta di lobbies e di cordate, di furbetti del quartierino e di potentati occulti, rischia oggi di ...continua a leggere

 
 

24 Apr

Su La grande bellezza, di Romano Luperini

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La grande bellezza è un film indubbiamente di qualità. Non un capolavoro, ma un buon film. Ottimo attore protagonista, ottima fotografia, ottimo ritmo cinematografico che rende piacevole la visione.
Il suo argomento è la corruzione presente, la crisi morale e civile di Roma e dell’Italia d’oggi, e il rimpianto per un passato splendido e tramontato per sempre ...continua a leggere

 
 

24 Apr

Il grande dis/inganno o la dissimulazione del grottesco, di Bruno Roberti

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1. Una genealogia grottesca
Che del grottesco si possa delineare nel cinema italiano una genealogia lo si vede fin dalla tipologia commedica degli anni Trenta, laddove comincia a disegnarsi una sorta di ossessione del doppio, dello scambio di persona, del gioco di maschere nude, o del rapporto maschera/volto di matrice pirandelliana, da un lato, e di ascendenza novecentista, dall’altro ...continua a leggere

 
 

24 Apr

La grande bellezza che non c’è, di Margherita Ganeri

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Il prestigioso riconoscimento ha sollecitato un tripudiante onor di patria, un entusiastico rigoglio di orgoglio tricolore, ma non ha placato le stranezze di una ricezione nazionale controversa, che ha continuato a essere tale, se non è addirittura peggiorata, dopo la vincita dell’agognato ...continua a leggere

 
 
 
 

22 Feb

From Image to Praxis: Mapping Desire in The Night Porter, di Andrew Korn

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Revisualizing and Recreating Becomings. In her introduction to the screenplay of Il portiere di notte (The Night Porter, 1974), Liliana Cavani notes the role two of her earlier works, Storia del Terzo Reich (The History of the Third Reich, 1961-62) and La donna nella Resistenza (The Women of the Resistance, 1965) had in conceiving her sixth feature film. ...continua a leggere

 
 

22 Feb

Fra viaggio e stasi: considerazioni sul cinema italiano contemporaneo, di Andrea Ciccarelli

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Nel cominciare devo innanzi tutto spiegare il titolo di questo saggio. Non intendo puntare ad esaminare se le due tematiche del titolo siano più o meno sfruttate o presenti in momenti specifici del cinema italiano; né tantomeno proporre una verifica quantitativa che identifichi e censisca il rapporto fra i due temi e determinati registi ...continua a leggere