Articoli di Veronica Vegna

08 Oct

La mafia senza gloria in Placido Rizzotto, di Veronica Vegna

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Nel cinema italiano, la mafia siciliana è stata oggetto privilegiato della macchina da presa, contribuendo alla creazione di un’aura di mistero ed esercitando una sorta di fascinazione sul pubblico. In film come In nome della legge (1949) di Pietro Germi, ad esempio, al tema della lotta contro Cosa Nostra da parte del giovane pretore Guido Schiavi, si affianca anche quello della “vecchia mafia”, retta dall’onore e pronta a fare giustizia arrogandosi i compiti di uno Stato assente. I mafiosi siciliani, osservava il critico Vittorio Albano, «sono apparsi nel cinema italiano come fuorilegge, ma anche come giustizieri, con un proprio codice d’onore, e con un rigoroso rispetto degli avversari che sanno combattere lealmente». Nel caso de In nome della legge, la mitizzazione del fenomeno mafioso si innesta in una visione complessiva da parte del regista di una Sicilia avvolta nel mistero che, come spiega la voce fuoricampo all’inizio del film, «il forestiero non comprende». ...continua a leggere

 

10 Dec

Giovanni Calcagno: fra cinema e teatro, di Veronica Vegna

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Veronica Vegna: Perché hai deciso di fare l’attore?
Giovanni Calcagno: Non credo di aver deciso di fare l’attore, penso che la Vita me lo abbia proposto e io abbia di conseguenza fatto in modo che questa divenisse quella che si dice una “scelta di Vita”. Quando ero bambino, alle scuole elementari, durante l’anno scolastico preparavamo uno spettacolo che poi veniva rappresentato in una bella saletta con un palco, davanti a tanti spettatori. Il periodo delle prove era lungo e laborioso. Credo che quello sia stato per me un inizio che mi ha segnato profondamente ...continua a leggere

 

16 Sep

Uno sguardo sul cinema: Marcello Mazzarella, di Veronica Vegna

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Veronica Vegna: nella tua carriera cinematografica, hai lavorato con molti registi. Potresti descrivere la tua esperienza nel lavorare con alcuni di loro? Ci sono dei registi con cui ti sei trovato più in sintonia rispetto ad altri? Per quale ragione?
Marcello Mazzarella: Raoul Ruiz è stato un regista con cui ho lavorato in armonia e sintonia. Me lo porto nel cuore ed è stato per me un padre artistico ...continua a leggere

 

24 Apr

Dietro Mare chiuso: un incontro con Stefano Liberti, di Veronica Vegna

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Dopo la strage di Lampedusa dell’ottobre scorso, intervistare Stefano Liberti, giornalista del quotidiano «il manifesto» e regista con Andrea Segre del documentario Mare chiuso (2012), fa un certo effetto. Le parole di Stefano Liberti riguardo a questo film sui respingimenti degli immigrati africani da parte del governo italiano richiamano alla mente le immagini strazianti di quei tanti corpi senza vita recuperati nelle acque del Mediterraneo. ...continua a leggere

 

22 Feb

Riflessioni sul cinema: un incontro con Paolo Briguglia, di Veronica Vegna

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Nella tua carriera cinematografica, hai lavorato con tanti registi, da Marco Tullio Giordana ad Amenta, da Tornatore a Calopresti, per citarne solo alcuni. Potresti descrivere la tua esperienza nel lavorare con alcuni di loro? Ci sono dei registi con cui ti sei trovato più in sintonia rispetto ad altri? Per quale ragione? ...continua a leggere

 
 
 

22 Feb

Julia Meltzer on The Light in her eyes, di Veronica Vegna

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Shot right before the uprising in Syria, The Light in Her Eyes is a documentary film about Houda al-Habash, a conservative Muslim preacher who founded a Qur’an school for girls in Damascus, Syria. The school offers female students the opportunity to devote their time to the study of Islam during the summer. This represents a cultural shift and a form of empowerment for ...continua a leggere

 

22 Feb

Refugees in Cinecittà: intervista a Marco Bertozzi, di Veronica Vegna

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- Da dove nasce l’idea di realizzare un documentario su Cinecittà campo profughi?
- L’idea del documentario mi venne in seguito alle ricerche condotte da Noa Steimatsky, vincitrice del Rome Prize presso l’American Academy di Roma nel 2004-05. Mi sembrò subito importante realizzare un film sull’argomento, in Italia pressoché sconosciuto. Quasi nessuno, infatti, sa che Cinecittà è stato un grande campo profughi ...continua a leggere

 

21 Feb

Madri e mafia ne I cento passi e La siciliana ribelle: intervista a Lucia Sardo, di Veronica Vegna

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Felicia Bartolotta Impastato e Giovanna Cannova: due donne molto diverse, ma accomunate da circostanze simili. Entrambe siciliane, entrambe inserite in ambienti mafiosi, entrambe vittime perché soggette al dolore più intenso che una madre possa mai provare: la perdita di un figlio.
Nel caso di Felicia Bartolotta, l’affetto più caro a lei sottratto è Peppino Impastato, ucciso il ...continua a leggere