Articoli di Mavie Parisi

24 Dec

Café Society (2016). Regia di Woody Allen, di Mavie Parisi

copertina_numero3_annoiv_180

Durata 96'
Bobby è un giovane ebreo di New York.
Ennesima declinazione di Woody? Può darsi, dato che ama anche il cinema, la bellezza femminile e il jazz.
Attirato da Hollywood, Bobby decide di trasferirsi a Los Angeles.
Il suo obiettivo è di diventare un agente cinematografico e per questo cerca l’aiuto di suo zio che c’è riuscito, e con successo.
La strada è lunga e le delusioni sono molte, prima fra tutte la scoperta che la ragazza di cui si è perdutamente innamorato, è l’amante proprio dello zio.
A questo punto è meglio fermarsi per non svelare altro agli aspiranti spettatori. ...continua a leggere

 

24 Dec

Fiore del deserto (2009). Regia di Sherry Hormann, di Mavie Parisi

copertina_numero3_annoiv_180

Durata 120'
Capita qui in Sicilia che le lunghe sere d’agosto siano calde e umide e l’aria tanto soffocante da rendere poco agevole il respiro.
Capita, dicevo, e non si ha voglia di restare a casa.
Per fortuna esistono i cinema all’aperto in cui, armeggiando con i semi di zucca tostati e salati (la semenza) mentre sorseggi una gazzosa ghiacciata, puoi gustare i film persi durante l’inverno.
Il biglietto è davvero economico e così non si va troppo per il sottile, anzi la calura ti fa desiderare storie leggere, storie romantiche o che ti strappino un sorriso.
...continua a leggere

 

24 Dec

Pastorale americana (2016). Regia di Ewan McGregor, di Mavie Parisi

copertina_numero3_annoiv_180

Durata 126'
Adoro le sceneggiature originali perché trovare in un film la magia del libro da cui è tratto, è, a mio avviso, quasi impossibile.
Se poi questo libro si chiama Pastorale Americana, è stato scritto da Philip Roth e ha vinto il Pulitzer, l’impresa è proprio disperata.
Nonostante questo, a dispetto di questo, i 126 minuti di film mi hanno appassionato.
La storia inizia durante un ritrovo di ex alunni in cui Nathan Zuckerman (alter ego di Roth in diversi suoi romanzi) incontra l’amico Jerry Levov ...continua a leggere

 

08 Oct

La Pazza Gioia e il suo capitale umano, di Mavie Parisi

copertina_numero2_annoiv_180

Che “ il capitale umano “ non fosse solo uno spaccato della borghesia brianzola e contenesse qualcosa più di quello che narrava era evidente.
Adesso che abbiamo visto “La Pazza Gioia” è ancora più chiaro perché ne riconosciamo il germe e le radici nel precedente film di Virzì.
Robusto è ad esempio il filo che lega Clara Bernaschi, insoddisfatta moglie di un ricco industriale nel Capitale Umano, alla vulcanica e logorroica Beatrice, ospite di una struttura terapeutica che si occupa di disturbo mentale, ne La Pazza Gioia.
Non è soltanto l’essere interpretate dalla stessa attrice (la bravissima Valeria Bruni Tedeschi), che rende Clara e Beatrice sorelle, ma è la sensazione che siano in sintonia, una la continuazione dell’altra, una quello che l’altra avrebbe potuto essere o diventare. ...continua a leggere

 

16 Apr

Un racconto, di Mavie Parisi

copertina_numero4_annoIII_180

- Pronto, chi parla?
- Buongiorno, siamo della xxxproduction, con sede a XXX.
- Buongiorno, mi dica, in cosa posso esservi utile?
- Telefoniamo perché uno dei nostri addetti stampa ha ricevuto una chiamata da yyy, il famoso regista, che si è innamorato della storia narrata nel suo ultimo romanzo e ci ha proposto di farne un film. Le telefonavamo per discutere dell’acquisto dei diritti…

Sogni, sogni, sogni.
Non credo che ci sia scrittore al mondo che non covi il desiderio di ricevere una simile telefonata, specialmente quando rileggendo il proprio romanzo ne immagina le scene proiettate sul grande schermo e addirittura comincia a fantasticare su quali attori o attrici possano interpretare i vari ruoli.
Io non l’ho mai ricevuta (non ancora, almeno), ma conosco una persona che questa situazione l’ha vissuta per ben due volte.
Si tratta del mio amico nonché eccellente scrittore Francesco Costa.
Ma lasciamo che sia lui stesso a raccontare.

Il primo e il secondo dei miei sette romanzi, “La volpe a tre  zampe” e “L’imbroglio nel lenzuolo”, sono stati trasposti sul grande schermo. ...continua a leggere

 

16 Apr

Mia madre (2015) di Nanni Moretti, di Mavie Parisi

copertina_numero4_annoIII_180

Moretti torna a parlare del dolore e della perdita, in quello che è stato definito il suo miglior film dopo La stanza del figlio. E’ una storia sull’elaborazione del lutto e sul senso di inadeguatezza nonché una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione, tra cinema e mondo reale.
Intensamente autobiografico, anche, ma non solo, perché nella realtà la madre del regista muore mentre lui è impegnato nel montaggio di Habemus Papam, narra la storia di una regista alle prese con un nuovo e complicato film sull’occupazione da parte degli operai di una fabbrica che è stata venduta a una multinazionale il cui manager intende rimettere in sesto operando dei licenziamenti.
La regista, interpretata da una Margherita Buy che ha vinto il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attrice, non riesce a concentrarsi come dovrebbe sul suo ...continua a leggere