Articoli di Daniela Privitera

22 Dec

Le bugie del potere e il giallo infinito dell’homo oeconomicus: note in margine a Le confessioni di Roberto Andò, di Daniela Privitera

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Ci sono molte domande nell’ultimo film di Roberto Andò, alcune delle quali sono destinate a rimanere senza risposta. Il film Le confessioni (2016) sembra infatti un giallo dell’anima che, sin dal titolo, sembra evocare il mistero insondabile che la parola “confessione” richiama.
Confessare dal latino “confiteor” vuol dire “rivelare, dichiarare spontaneamente, ammettere delle colpe.” Quello rappresentato da Andò è, infatti, una sorta di movimento interiore dell’uomo che, in perenne rotta di collisione con se stesso, riesce, a tratti, a rivelarsi ma non a riconciliarsi con il mondo.
Le confessioni sembra un film antico e moderno che si interroga in punta di piedi sui valori del bene e del male, su natura e cultura, povertà e ricchezza e soprattutto sulla perdita di quella decenza quotidiana che ...continua a leggere

 

27 Mar

Gli interventi degli allievi dell’Istituto Superiore “Mario Rapisardi” di Paternò, di Daniela Privitera

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Presentazione
I lavori presenti in questa sezione nascono da una proficua collaborazione con la direzione di Luci e ombre nella figura del suo ideatore e direttore, Prof. Antonio Vitti .
In occasione della celebrazione del centenario della nascita di uno dei registi più rappresentativi e discussi della cultura italiana e del Neorealismo, gli interventi degli allievi dell’Istituto Superiore “Mario Rapisardi” di Paternò, hanno contributo ad aprire una finestra sul rapporto sempre più significativo tra cinema e didattica, a sostegno dell’idea precipua che, in un mondo complesso, caratterizzato dalla velocità e dal cambiamento, la grammatica delle immagini in movimento, funzioni come dispositivo didattico vicino ai nuovi linguaggi più di quanto possa fare la didattica tradizionale. ...continua a leggere

 

28 Dec

Pasolini: poesia e profezia del reale, di Daniela Privitera

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Molto si è detto su Pasolini e il cinema, su quel rapporto ambiguo, originale e personale che legava lo scrittore alla settima arte.
Non è certamente questa la sede per affrontare un discorso complesso qual è quello che lega il poeta-regista al mondo della cinematografia. Certamente, la sua fu una cifra stilistica, originale e peculiare nel senso che, per lui, il cinema era un contenitore in cui esprimere le contraddizioni del suo essere, la necessità di andare oltre rispetto a tutto quello che altri avevano detto o fatto. Insomma, l’arte della cinematografia si tradusse per Pasolini nell’esigenza di reiventare un linguaggio innovativo in cui le immagini sapessero parlare anche di letteratura, di poesia, di arte, di ...continua a leggere